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giovedì 26 gennaio 2012

B & B ... c'eravamo tanto amati !
Dopo anni ed anni di scambi di favore di ogni genere e di tradizionali cene ad Arcore, con o senza codazzo di serventi, il flirt tra Bossi e Berlusconi vive momenti di inquietudine per la comparsa sulla scena di due personaggi scomodi, Mario Monti e Roberto Maroni.
Il pressante susseguirsi di "aut aut" a Berlusconi, da parte di Bossi, e la reiterata minaccia di far capitolare la Giunta Regionale lombarda (già inguaiata da infortuni giudiziari) se il PdL non staccherà la spina al Governo Monti, non è semplicemente la ripicca tra vecchi conniventi ma nasconde ben altre ragioni.
Bossi sta scoprendo, giorno dopo giorno, di non essere più riconosciuto come il capo assoluto della Lega, da larga parte dei militanti, e di dover fare i conti con Maroni ed i suoi sostenitori.
Alcuni episodi che hanno scosse le certezze di Bossi facendogli comprendere che la Lega gli sta sfuggendo di mano : la bordata di fischi ricevuta in piazza del Duomo, l'aver dovuto imporre a Reguzzoni (affiliato al "cerchio magici") di cedere ad un maroniano la poltrona di capogruppo alla Camera, il ritiro della mozione di sfiducia al Ministro Passera perchè non condivisa da Maroni, la scelta del maroniano Tosi, sindaco di Verona, di presentare una lista di soli leghisti alle prossime elezioni amministrative.
La paura, così ossessiva, di perdere il controllo della Lega che tormenta Bossi è condivisa dai componenti il "cerchio magico" i quali, nel malcelato tentativo di fare la conta dei bossiani, hanno messa in atto la patetica e ridicola iniziativa di invitare i militanti a scivere una mail a Bossi.
Bossi è convinto, ormai, che la Lega non durerà così com'è fino alla scadenza elettorale del 2013, per cui vede come unica via di scampo quella di prendere in contropiede i maroniani facendo anticipare il più possibile la tornata elettorale.
Per contro, Berlusconi è avvisato dai "suoi" sondaggisti che il PdL è precipitato ai minimi storici nel consenso elettorale proprio mentre la fiducia nel Governo Monti è in ascesa; sa anche che un'alleanza con Maroni sarebbe molto difficile; è consapevole che staccare la spina, in questo momento, al Governo Monti significherebbe far piombare l'Italia nel rischio concreto di default, cosa che l'elettorato non gli perdonerebbe. Forse, sacrificare Formigoni e la sua Giunta potrebbe essere il minore dei mali.
Però, su Berlusconi e Bossi pende anche la spada di Damocle dell'eventuale riforma elettorale che toglierebbe loro la possibilità di far fuori i candidati meno remissivi.
Alla fine prevarrà l'interesse dell'Italia sui meschini interessi di bottega ? 

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