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martedì 17 gennaio 2012

Napolitano, Berlusconi, Monti... come la Costa Concordia
Tra gli ultimi mesi vissuti dal nostro Paese e le ultime ore della Costa Concordia mi sembra di cogliere alcune similitudini.
Ovviamente, in tutti noi c'è l'augurio che per l'Italia l'esito sia ben diverso dal drammatico naufragio in cui è incappata la nave da crociera !
Entrambe le situazioni, però, hanno in comune reiterati errori umani.
Il Comandante di Costa Concordia, consapevole di compiere un azzardo pilota la nave in bassi fondali e finge di non vedere gli allarmi dei sonar e della strumentazioni di bordo.
Il Governo Berlusconi in oltre 3 anni non si dedica alle riforme strutturali, necessarie per mettere in sicurezza il Paese, ed ignora le penalità assegnate al rating dell'Italia che, a maggio 2011, riceve l'arretramento delle "prospettive da stabili a negative" e, nel settembre 2011, è declassato da "A+" ad "A".
Il Comandante di Costa Concordia espone a rischio la vita di oltre 4000 persone per "fare l'inchino" (nel linguaggio marinaresco così è chiamato l'atto di ossequio) al suo vecchio comandante che avrebbe dovuto trovarsi sull'isola del Giglio.
Il Governo Berlusconi mette a rischio l'intero paese Italia per "fare l'inchino" alle grane giudiziarie del premier.
Il Comandante di Costa Concordia rifiuta i soccorsi offerti dalla Capitaneria di Porto negando di avere problemi a bordo.
Il Governo Berlusconi nega fino all'ultimo giorno che l'Italia sia sfiorata dalla crisi dal momento che "i ristoranti sono pieni" ma ignorando 1 miliardo di ore di cassa integrazione, le fabbriche in disarmo ed i licenziamenti a gogò.
Il Comandante di Costa Concordia aspetta che la nave si sia ormai adagiata sugli scogli con la murata di tribordo per dare con ritardo l'ordine di evacuazione.
Il Governo Berlusconi temporeggia fino a quando è oramai innegabile che l'Italia sia  sull'orlo del baratro per cedere finalmente alle esortazioni del Presidente Napolitano e rassegnare le dimissioni.
Napolitano si trova in quel momento ad essere Presidente di un Paese alla deriva.
Affida il timone a Mario Monti ma gli spiega che per condurre l'Italia fuori dalle secche deve, di volta in volta, indossare la muta da sub, coprirsi con il casco da vigile del fuoco, mettersi ai remi della scialuppa di salvataggio, ed anche scalare la montagna della diffidenza internazionale. L'obiettivo è salvare il salvabile.
E Monti sogna ad occhi aperti... "io speriamo che me la cavo" !

2 commenti:

mistral ha detto...

Eccellente similitudine, il paragone mi sembra quanto mai esauriente.

Alex di Monterosso ha detto...

Grazie Mistral per giudizio e condivisione.