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lunedì 27 febbraio 2012

"La domenica sportiva"... superficialità o faziosità ?

Fino ad oggi non avevo ancora dedicato spazio, nel mio blog, al gioco del calcio, prima di tutto perché non mi reputo un addetto ai lavori e poi perché considero il calcio come un gioco, o meglio un divertimento capace di svagare ed appassionare il pubblico per i novanta minuti della partita.
Per questo non mi sono mai accalorato per dibattiti e dispute “pre” e “post” partita.
Con il triplice fischio che decreta la fine di una partita ritengo che oramai i giochi siano fatti ed ogni contesa tardiva risulti sterile ed inutile.
Purtroppo, però, a differenza di quello che accade nella maggior parte dei Paesi dove il calcio è lo sport nazionale, in Italia il calcio condiziona ed occupa, senza soluzione di continuità, il pensiero e l’attenzione di appassionati, e non, per giorni, settimane, mesi.
Per molti giornalisti, poi, il gioco del calcio rappresenta il pane quotidiano ed il loro lavoro, attraverso stampa e TV, alimenta discussioni, sogni, delusioni.
È ovvio che essendo esseri umani anche i giornalisti abbiano idee, a volte non condivisibili, facciano il tifo per la loro squadra del cuore, punzecchino i tifosi delle altre squadre.
Quello che mi sembra meno comprensibile e condivisibile, invece, sono i modi di fare di quei giornalisti che, per faziosità o per insensatezza, usino i media per sobillare gli animi dei tifosi, ipotizzare complotti, evidenziare presunti comportamenti anti sportivi, etc.
Modi di fare che diventano intollerabili quando alla faziosità ed alla insensatezza si accompagna anche la malafede.
Ieri sera, durante “La domenica sportiva”, programma in onda sui canali RAI, il signor Marco Civoli ha accusato di comportamento antisportivo 5 giocatori di una squadra (squadra a lui invisa come ha già dimostrato in più di un'occasione) sostenendo che avessero sollevate le braccia per negare che la palla avesse varcata la linea di porta.
Se, con meno superficialità e boria il suddetto signore avesse esaminato il filmato, si sarebbe reso conto che uno dei cinque giocatori, che in quel momento si trovava oltre la linea di fondo campo, aveva sollevato per primo il braccio per segnalare il possibile fuorigioco del calciatore della squadra avversaria, prima ancora che questi calciasse il pallone verso la porta.
Il suo gesto fu successivamente imitato da quattro suoi compagni.
Tra l’altro trovo ragionevole domandarsi anche come mai questo “arguto” signore non sia stato neppure sfiorato dal pensiero che proprio il dubbio sullo stesso fuorigioco abbia indotto l’assistente dell’arbitro a non convalidare il goal.
Sarebbe il caso, perciò, che il signor Marco Civoli prima di propinarci ancora i suoi ipocriti e stucchevoli sermoni contro la violenza nel calcio, si faccia un esame di coscienza ed eviti, lui per primo, di esasperare gli animi con supponenti affermazioni e giudizi.

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