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sabato 17 marzo 2012

Imprudente rallegrarsi per la riduzione dello spread


Nelle ultime settimane si è assistito alla progressiva riduzione dello spread, tra BTP e Bond tedeschi, che a fine settimana ha chiuso a 276 punti.
In 4 mesi, dal 15 novembre 2011 al 15 marzo 2012 lo spread è passato da 575 a 276 punti ed è obiettivamente difficile, per l’uomo della strada, comprendere cosa possa aver giustificato un arretramento di 300 punti.
Il debito pubblico non è diminuito.
Nel 2012, secondo il modello della SVIMEZ, il Pil dovrebbe registrare un valore negativo dell’1,5%.
Il ricorso alla cassa integrazione continua a dilatare, così come sono sempre più negativi gli indici sulla disoccupazione soprattutto giovanile.
I provvedimenti assunti in questi mesi, dal Governo Monti, al momento non hanno prodotti effetti significativi.
Da un lato, perché con il decreto “salva Italia” si è conseguito solo un diffuso aumento delle tassazioni, e dall’altro perché il decreto liberalizzazioni è risultato annacquato dagli interventi dei partiti politici.
Di provvedimenti a favore dello sviluppo non se ne sono ancora visti.
La riforma del mercato del lavoro sembra fare un passo avanti e due indietro e le dichiarazioni fiduciose di Monti non sono condivise da nessuna delle parti sociali.
Ed allora, è ragionevole che l’uomo della strada si interroghi, con preoccupazione, sul perché lo spread abbia registrati questi miglioramenti.
Se fosse fondata la sensazione che i mercati finanziari, anche quelli internazionali, abbiano voluto dare prova di un atto di fiducia personale nei confronti di Mario Monti, sarebbe davvero un bel pasticcio per l’Italia.
Infatti, l’Italia non solo non è ancora uscita dalle sabbie mobili, ma è piombata in una fase regressiva che richiederebbe interventi di contrasto incisivi e tempestivi.
Purtroppo, però,  il lavoro del Governo Monti continua ad essere condizionato dalle fibrillazioni e dai mal di pancia che agitano e contrappongono le forze politiche che sostengono l’azione del governo.
Proprio queste fibrillazioni e mal di pancia, perciò, potrebbero rappresentare la buccia di banana sulla quale far inciampare Mario Monti.
Se la politica, dunque, decidesse di staccare la spina al Governo Monti, anche al più sprovveduto cittadino non sarebbe difficile prevedere che i mercati finanziari potrebbero revocare il loro atto di fiducia con conseguenze catastrofiche per l’economia e per i conti del nostro Paese.         

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