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mercoledì 7 marzo 2012

Come arriveremo al 2013 ?

Senza dubbio in Italia si è vissuto da sempre un clima permanente di contrapposizioni.
Contrapposizioni sempre meno ideologiche e sempre più originate da impulsi di ottusa tifoseria.
Sarebbe stato logico, ad esempio, attendersi che la tregua raggiunta tra le tre formazioni politiche maggiori per sostenere il Governo Monti, sicuramente sofferta e tormentata per gli uni e per gli altri, avesse indotto tutti, politica e società civile, ad abbassare i toni almeno nell’attesa che il Paese uscisse dalle sabbie mobili della crisi economica e finanziaria.
Invece, purtroppo, ogni giorno ci rendiamo conto che non è così.
Eppure è da molte settimane, ad esempio, che Berlusconi non si rivolge più ai rappresentanti del PD chiamandoli “comunisti”, e che Bersani, dal canto suo, non è più ossessionato dalla anche sola presenza sulla scena di Berlusconi.
Era impensabile, fino a qualche mese fa, che Alfano, Bersani e Casini non solo potessero incontrarsi, ma che lo facessero con frequenza, per cercare e concordare scelte e comportamenti a sostegno del governo tecnico.
Credo che tutti e tre avvertissero la necessità di rasserenare un clima politico, ormai tossico, almeno per dimostrare di non essere indifferenti ai reiterati inviti del Presidente Napolitano.
Occorreva, però, un agente catalitico che facilitasse la disintossicazione da arroganze, presunzioni, pregiudizi e diffidenze.
A fare da catalizzatore doveva essere, però, un fattore necessariamente esterno alle logiche politiche, dal momento che neppure il rischio reale di default del Paese era riuscito a far convergere la classe politica su obiettivi e scelte collegiali.
Cosa accadrà, però, fra poco più di un anno quando gli elettori saranno chiamati alle urna ? L’Italia sarà uscita definitivamente sana e salva dalle sabbie mobili della crisi ?  Riusciranno Alfano, Bersani e Casini, prima di allora, a restituire credibilità alla politica ?
Il percorso non si presenta né facile né breve.
Innanzitutto  perché proprio il nuovo clima, apparentemente più sereno del panorama politico, ha fatto venire a galla, soprattutto all’interno dei due partiti maggiori, divergenze ed asprezze fino a quel momento sopite.
Poi, perché il clima collaborativo nato nell’interesse dell’Italia, ha di fatto emarginati coloro che alla politica chiedono solo l’appagamento di abietti interessi di bottega, e che pur di salvaguardare il loro tornaconto soffiano sul fuoco del disagio sociale.
Infine, perché in questo momento quasi il 50% dell’elettorato dichiara, senza mezzi termini, la propria insofferenza ed indifferenza per la politica.
Occorrerà, perciò, che Alfano, Bersani e Casini agiscano in fretta anche con scelte che li possano rendere malvisti ai loro stessi colleghi di Casta.
Senza provvedimenti seri e severi, ad esempio, contro il malaffare, per la riduzione di costi e privilegi della Casta, per estromettere le lobbies dalle scelte economiche, per favorire il ricambio generazionale della classe politica, sarà difficile che riuscano a risalire la china della insofferenza e della indifferenza.
Se, malauguratamente, dalla tornata elettorale del 2013 dovesse uscire un Parlamento votato solo dal 50% dell’elettorato sarebbero dolori per tutti, ma soprattutto per l’Italia. 


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