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sabato 10 marzo 2012

Il pasticciaccio di piazza della Farnesina


Provando a lasciare da parte il rinfacciarsi colpe e responsabilità al quale i partiti politici non si sottraggono di fronte a qualsiasi evento, con la solita cagnara,  il comune uomo della strada, dotato di un minimo di raziocinio, tenta invece di comprendere quel che accade per giungere possibilmente a maturare una propria valutazione dei fatti.
Purtroppo, spesso, in questo suo volenteroso tentativo il cittadino comune non riesce a trovare risposte a molti interrogativi, per cui le conclusioni a cui perviene sono viziate dalla incompleta conoscenza di tutte le tessere del puzzle.
In queste ultime settimane, ad esempio, l’attenzione è stata colpita da due fatti molto gravi e preoccupanti: il caso dei due “marò” in India e la tragica morte di un nostro connazionale, ostaggio in Nigeria di una banda formata, non è ancora chiaro, se da terroristi o da delinquenti comuni.
In tutti e due i casi le relazioni internazionali dell’Italia, sotto il profilo sia politico che formale, ne sono uscite malconce né più né meno di come ne uscirono dopo l’uccisione per “fuoco amico” del generale Nicola Calipari.
Per inciso dobbiamo ricordare che, dopo l’uccisione in Nigeria dell’ing. Franco Lamolinara, ci sono comunque ancora nove italiani in ostaggio, nel mondo e da mesi, per mano di gruppi terroristici, pirati o banditi.
Tornando al caso dei due “marò” le tessere che mancano per avere un quadro attendibile sono numerose, come ad esempio:
  • Perché la petroliera Lexie, battente bandiera italiana, con a bordo i “marò”, ha lasciate le acque internazionali per attraccare nel porto indiano di Kochi, contravvenendo così agli ordini ricevuti dalla Marina italiana ?
  • Quali interessi ha in India la società armatrice “Fratelli D’Amato SpA” per aver imposto al comandante della nave di contravvenire agli ordini che aveva ricevuti dalla Marina italiana e cedere alle richieste delle autorità indiane ?
  • Perché la diplomazia italiana presente in India non ha fatto valere il diritto internazione di extraterritorialità della nave ed ha permesso alla polizia indiana di salire a bordo, arrestare i due “marò” e sequestrare le armi di proprietà dello Stato italiano ?
  • Perché la comunità internazionale non è ancora intervenuta lasciando che si crei così un pericoloso precedente di violazione del diritto internazionale ?
Anche sull’azione di forza compiuta in Nigeria dalle teste di cuoio inglesi incombono molti interrogativi.
  • Perché gli inglesi continuano a parlare di “blitz” quando, di fatto, si è trattato di una vera e propria battaglia durata oltre 7 ore, anche con l’impiego di mezzi blindati ?
  • Perché l’attacco è stato sferrato in pieno giorno e non di notte od all’alba, come sarebbe stato logico per sfruttare l’effetto sorpresa e rendere possibile una irruzione ?
  • Perché gli inglesi hanno informato il governo italiano a battaglia oramai in corso ? forse perché sapevano che l’Italia si sarebbe opposta all’azione di forza ?
L’impressione che l’uomo della strada ricava da questi, così come dai precedenti casi, è che l’Italia mentre non sa far valere le proprie ragioni sul piano internazionale, magari picchiando i pugni sul tavolo, è sempre accondiscendente, invece, quando si tratta di mandare in giro per il mondo i propri soldati per togliere le castagne dal fuoco ad altri Paesi anche quando le situazioni non sono del tutto condivisibili.

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