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sabato 24 marzo 2012

Mario Monti, il commesso viaggiatore


Nella prossima settimana Mario Monti indosserà gli abiti del “commesso viaggiatore” e volerà in Corea del Sud, Giappone e Cina per convincere soprattutto giapponesi e cinesi come sia vantaggioso investire in Italia e sull’Italia.
Quando, però, aprirà la sua valigetta per mettere in mostra il campionario con il quale stimolare il mondo finanziario ed industriale, giapponese e cinese, a credere nell’Italia, Mario Monti dovrà essere molto abile, innanzitutto, nel mentire a se stesso prima che ai suoi interlocutori.
Infatti, non gli sarà facile spiegare, in modo credibile, come lui stesso possa ancora avere fiducia nel protrarsi del sostegno da parte di una maggioranza parlamentare dilaniata da continue diatribe politiche ed umorali.
Dovrà dimostrare molta valentia nel minimizzare il fatto che siano state sufficienti alcune manovrate iniziative di sciopero, motivate anche dalle nevrotiche dichiarazioni di un Bersani, camussodipendente, per far schizzare in alto di 50 punti lo spread in meno di 24 ore.  
E la sua abilità di persuasione, consapevole di mentire, sarà messa a dura prova nel rispondere alle mille domande che giapponesi e cinesi gli faranno sullo scenario politico italiano, instabile ed in permanente fibrillazione, e sulla contrarietà che la politica palesa ogni volta che si sfiorino temi come la riforma della giustizia, la lotta alla corruzione, l’abolizione dei privilegi di casta, la modernizzazione dello Stato, il contrasto all’evasione fiscale, etc.   
Non sarà neppure semplice, per il commesso viaggiatore Monti, rassicurare gli imprenditori giapponesi e cinesi che qualora decidessero di investire nel nostro Paese non dovranno scontrarsi, un giorno si e l’altro pure, con gli isterismi ideologici di Camusso e Landini.
Così come sarà molto faticoso e difficile dissuadere giapponesi e cinesi dalla convinzione che il sistema bancario italiano sia composto solo da rozzi profittatori che offrono servizi ai costi più elevati di tutto il mondo occidentale.
Ma la domanda che, di sicuro, i potenziali investitori giapponesi e cinesi rivolgeranno a Monti, ed alla quale lui non potrà e non sarà in grado di rispondere risulterà: “OK Mr. Monti, però cosa sarà dell’Italia nel 2013 dopo che il suo governo rimetterà il mandato ?”.
A questo punto il commesso viaggiatore Monti non potrà fare altro che richiudere il suo campionario e ritornare a casa.

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