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giovedì 29 marzo 2012

“Non tirare a campare”… segnale forte e chiaro


Le punzecchiature a distanza, con Mario Monti che da Corea, Giappone e Cina, mentre riceve l’apprezzamento internazionale per il lavoro svolto, punta il dito contro la politica nostrana, e dall’altra parte Alfano, Bersani e Casini che cercando di correre ai ripari si fanno scudo con accordi apparenti su riforme e legge elettorale, potrebbero essere segnali premonitori di preoccupanti incrinature tra il Governo e la scombinata maggioranza che lo sostiene.
Ad osservare bene, infatti, dietro l’angolo non ci sono solo le barricate promesse da Bersani & Co. sull’art. 18, ma anche molte materie che provocano considerevoli mal di pancia ad Alfano & Co.
Per questo, quando Monti, due giorni fa, ha affermato di non essere disponibile a “tirare a campare” sicuramente non pensava solo al possibile tiro mancino del PD sulla riforma del mercato del lavoro.
Nel futuro prossimo dell’attività del Governo, ad esempio, ci sono ben altri ostacoli da superare.
Ad esempio, ci saranno i provvedimenti anti corruzione che sono sgradevoli per il PdL.
Il prolungamento dei termini di prescrizione con aggravamento delle pene per i reati di corruzione, il riconoscimento della corruzione tra privati come reato, rappresentano proposte del ministro Severino che sono intollerabili per molti pidiellini, soprattutto per quelli sottoposti ad indagini in corso da parte della magistratura.
Così come la volontà di non derubricare il reato di concussione, del quale è accusato Berlusconi nel processo a Milano, è un rospo indigesto per Alfano, Cicchitto & Co.
Senza dimenticare, poi, i provvedimenti sull’uso delle intercettazioni o sulla responsabilità civile dei magistrati, temi cari al PdL ma non graditi al PD.
Per questo, se Monti ha mandato un messaggio forte e chiaro di non essere disposto a “tirare a campare”, è perché teme che, secondo i consueti e riprovevoli usi e costumi della politica italiana, Alfano e Bersani possano concertare intese sotto banco per barattare appoggi di favore sull’art. 18, sulle norme anti corruzione, sulla concussione e così via, svuotando di fatto quel processo di cambiamento e modernizzazione del Paese che è l’obiettivo primo del Governo Monti.          

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