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venerdì 13 giugno 2014

La porcata parlamentare del voto segreto

Non è la prima volta, e probabilmente non sarà neppure l’ultima, che in questo blog manifesto il mio disprezzo per la vigliaccheria dei parlamentari che nascondono i loro pensieri e le loro azioni dietro lo scudo del voto segreto.
Un voto segreto al quale i regolamenti parlamentari, di Camera e Senato, consentono di ricorrere in troppe circostanze, su richiesta di trenta parlamentari  o dei capigruppo.
Questo istituto, che i padri costituenti vollero come momento di continuità con lo Statuto Albertino del 1848 per “proteggere e garantire la libertà e l’autonomia dei parlamentari”, troppo spesso si è trasformato in strumento di gretta lotta politica.
Ora, l’idea che, per sentirsi liberi ed autonomi nel gestire il mandato ricevuto dagli elettori e nel manifestare il proprio pensiero, i parlamentari abbiano bisogno di imboscarsi nel voto segreto, non solo mi avvilisce, come cittadino elettore, ma ancor più mi induce a provare disistima e diffidenza nei confronti di coloro che dovrebbero rappresentarmi.
È risaputo che, molte volte, il voto segreto sia servito ai partiti di opposizioni per tendere trabocchetti alla maggioranza o per far emergere divergenze tra i partiti al governo.
Quando è accaduto si è avuta solo la conferma, comunque, che in Parlamento c’è una masnada di codardi che non ha il coraggio e l’onestà morale delle proprie idee e scelte politiche.
Ecco perché, a me cittadino elettore il voto segreto sembra proprio una porcata, anche se statuito dai padri costituenti e previsto dai regolamenti parlamentari.
Perché mai, come cittadino e come elettore, non posso conoscere se quel parlamentare che mi rappresenta, perché eletto anche con il mio voto, stia tramando per far cadere il governo ?
Perché non devo essere informato se chi mi rappresenta sta votando a favore, o contro la richiesta di autorizzazione all’arresto di un deputato colluso con la mafia, o di un senatore che ha arraffate mazzette?
Perché con il voto segreto mi deve essere impedito di sapere cosa pensa delle problematiche etiche colui che rappresenta anche me ?
Perché il voto segreto deve rendermi impossibile conoscere se si comporti da troglodita, chi mi rappresenta, boicottando il processo di riforme necessario per rinnovare il mio Paese ?
Il rosario dei perché potrebbe proseguire all’infinito, soprattutto perché, come cittadino elettore, ho il diritto sacrosanto di sapere se il modo di agire, le scelte e le propensioni di quella persona, che siede in Parlamento, anche con il mio voto, rispondano alle mie aspettative o, piuttosto, obbediscano ad inciuci ed intrighi intollerabili.
Da ieri, ad esempio, vorrei poter conoscere nome e cognome di quei 40, 60 o più “franchi tiratori” che, da codardi, si sono avvalsi del voto segreto per approvare l’emendamento leghista alla legge comunitaria sulla responsabilità civile dei magistrati.
Vorrei che questi individui spiegassero, a me ed a tutti gli italiani, se lo hanno fatto perché intimamente convinti, oppure solo per mandare un messaggio intimidatorio ai magistrati che stanno scoperchiando le sconcezze di “Expò” e “Mose”, od ancora più semplicemente come avvertimento a Matteo Renzi perché la smetta di insistere nel riformare il Paese.
Era il 1947 quando, in sede costituente, l’onorevole Moro propose l’abolizione del voto segreto affermando che “da un lato tende ad incoraggiare i deputati meno vigorosi nell’affermazione delle loro idee e dall’altro tende a sottrarre i deputati alla necessaria assunzione di responsabilità di fronte al corpo elettorale per quanto hanno sostenuto e deciso nell’esercizio del loro mandato” (Cfr: Atti Assemblea Costituente, seduta del 14 ottobre 1947).
Evidentemente, con 67 anni di anticipo, l’onorevole Moro aveva già intuito che le magagne del voto segreto lo avrebbero ridotto ad una odiosa porcata parlamentare.

2 commenti:

Michele Ricciardi ha detto...

Domanda: avresti scritto lo stesso pezzo se il voto segreto avesse affossato una legge contro i magistrati voluta da Berlusconi?

Alex di Monterosso ha detto...

Non è la prima volta volta che manifesto la mia contrarietà all'uso del voto segreto, come attestano altri post pubblicati in passato su questo blog.
Vorrei che un parlamentare, eletto dai cittadini, avesse il coraggio della trasparenza verso i suoi elettori, consentendo così a loro di verificare la sintonia con le aspettative che li hanno indotti a votarlo.
Sarebbe un dovere morale che non è né di destra, né di centro e né di sinistra, ma semplicemente di chi ha gli attributi per sostenere le proprie idee a testa alta !!!