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sabato 5 luglio 2014

“Doppi comandi” … per il Governo

Tra le molte massime tramandateci dalla saggezza popolare, frutto della cosiddetta filosofia spicciola, oggi, dopo aver scorsi i quotidiani ed ascoltati i telegiornali, mi è venuta in mente quella che recita: “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”.
Gran risalto, infatti, i media hanno dato all’ennesimo tête-à-tête di Matteo Renzi con Silvio Berlusconi, nientemeno che a Palazzo Chigi, vale a dire in un palazzo istituzionale.
Secondo voci ufficiali, l’incontro avrebbe avuto come scopo la riconferma degli accordi del “Nazareno” per le riforme.
Trovo sconcertante dover prendere atto che sia accordato libero accesso alle sedi istituzionali ad un pregiudicato, condannato per gravi reati contro lo Stato, esentato da scontare la pena solo per la magnanimità del Tribunale di Sorveglianza.
Ma lo sconcerto si acutizza ancor più e crea fosche perplessità sulla reale natura e finalità di questi incontri, soprattutto perché, dopo quel 18 gennaio 2014 al Nazareno, le frequentazioni di Renzi con Berlusconi si sono intensificate, nonostante Renzi sia diventato presidente del Consiglio, mentre Berlusconi sia ancora e sempre un pregiudicato.
Anche al più sprovveduto degli osservatori, d’altra parte, in questi mesi è apparso chiaro che in quel sabato di gennaio, al Nazareno, Berlusconi abbia dettati, a Renzi, ad esempio, anche i paletti della nuova legge elettorale, l’Italicum.
Soddisfano chiaramente gli interessi di Berlusconi e di Forza Italia, infatti, non solo il riconoscimento delle coalizioni come soggetti elettorali ed il nulla osta alle liste civetta, ma anche la soglia inferiore al 40% per ottenere il premio di maggioranza, e la negazione agli elettori del diritto di scegliere, con il voto di preferenza, i propri rappresentanti.
Siccome, però, dopo il tête-à-tête di ieri a Palazzo Chigi, Berlusconi ha assicurato al suo entourage che Renzi lo farà partecipare perfino alla definizione dei 12 punti, sui quali dovrebbe articolarsi la riforma della giustizia, sono sempre più tormentato dal dubbio che alla guida del nostro Governo, come accade sulle vetture delle autoscuole, ci siano di fatto i “doppi comandi”.
Una prospettiva, questa, che deve essere sfuggita a quel 40,8% dell’elettorato che, con il proprio voto, ha premiato Renzi ed il PD alle recenti elezioni europee.
Come se tutto ciò non fosse già sufficiente, ecco che casualmente (?!?), nelle stesse ore, Matteo Renzi ha portato a casa oltre al pubblico endorsement di Piersilvio Berlusconi, anche commenti di approvazione per il discorso pronunciato a Strasburgo da parte di tutti i media della famiglia Berlusconi, giornali e TV.
Ma non basta ancora: cosa pensare del fatto che anche molti parlamentari di Forza Italia, a lungo fantocci agli ordini di Berlusconi, si siano risvegliati all'improvviso dal letargo per incominciare a sospettare, persino loro, del dominus e delle sue frequentazioni con Renzi, fino a mugugnare della esistenza sottotraccia di un “partito Mediaset”, interessato esclusivamente a salvaguardare Berlusconi e le sue aziende?
“A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina”, era solito ricordare Giulio Andreotti, grande esperto dei maneggi della politica italiana.
Parole che, oggi, mi sembra ritornino più che mai di attualità.

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