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martedì 29 luglio 2014

Fuori dal mondiale l’Italia ruzzola sulle banane

In Spagna, alcuni mesi fa, durante la partita di calcio Villarreal vs Barcelona il giocatore brasiliano Dani Alves si apprestava a battere un calcio d’angolo quando dagli spalti gli veniva lanciata una banana, becero gesto di dileggio per il colore della sua pelle.
Con encomiabile prontezza di spirito Dani Albes raccolse la banana, la sbucciò e, come se nulla fosse, incominciò a mangiarla.
Il ricorso incivile e rozzo al lancio di banane verso giocatori di colore non è però una esclusiva dei pseudotifosi spagnoli.
Infatti, quel gesto idiota venne ripetuto a Bergamo, pochi giorni dopo, durante la partita Atalanta vs Milan, con il lancio di banane all’indirizzo di Kevin Constant, giocatore franco-guineano.
In realtà, ogni domenica negli stadi si può assistere ad inconsulti ed esecrabili atti di violenza, ad ululati razzisti, a manifestazioni varie di inciviltà che contrastano sia con i valori dello sport che con il genuino tifo per la squadra del cuore.
Un pezzo del nostro Paese, purtroppo, continua a dar prova di una inquietante incapacità a vivere in una società multirazziale, suggestionato anche da alcuni movimenti politici che fanno del razzismo il loro stendardo.
Ieri, in Italia, erano le popolazioni del sud ad essere disprezzate e derise, oggi invece ad essere oltraggiato e dileggiato è chi viene considerato diverso per il colore della pelle, per credo religioso o per i suoi costumi.
Questi moti di inciviltà avvelenano anche il mondo del calcio, nonostante i vertici federali, nazionali ed internazionali, da alcuni anni siano impegnati a contrastare il razzismo nel tentativo di educare le tifoserie e di impedire il verificarsi di manifestazioni becere.
Il nostro mondo del calcio, per di più, non solo è vecchio, ma è malato di tracotanza e respinge ogni tentativo di rinnovamento.
Eppure, il tracollo dei risultati sportivi a livello internazionale è sotto gli occhi di tutti.
Una tracotanza che, in queste ore, si sta palesando in tutta la sua boriosa ottusità.
Conclusa la fallimentare partecipazione italiana al campionato del mondo in Brasile, il commissario tecnico ed il presidente della FIGC si sono dimessi.
Dimissioni che avrebbero dovuto offrire una fantastica opportunità per rinnovare il sistema calcio nel nostro Paese.
Invece, a portare una fresca ventata di cambiamento ecco che, con il sostegno di 18 delle 20 società di serie A, avanza la candidatura alla presidenza della FIGC del 71enne Carlo Tavecchio.
Ex dirigente bancario, sindaco democristiano di Ponte Lambro per diciannove anni, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, membro del CdA del Football Club Internazionale Milano SpA, il signor Tavecchio può sfoggiare nel suo curriculum anche cinque processi ed altrettante condanne per falsità in titolo di credito, evasione fiscale e di IVA, omessi versamenti di ritenute previdenziali ed assicurative, falsità in denunce obbligatorie, violazione delle leggi anti-inquinamento.
Perbacco, in un Paese, l’Italia, in cui spadroneggiano pregiudicati, mafiosi, collusi, corrotti e corruttori, quello di Tavecchio è senza dubbio il curriculum perfetto per la presidenza della FIGC !
Purtroppo però nel curriculum si è infilata una … buccia di banana.
Infatti Tavecchio esponendo, alla assemblea della Lega Dilettanti,  il suo progetto “innovatore” per la FIGC si è soffermato sulla presenza, nei campionati italiani, di calciatori extracomunitari sostenendo che: “In Inghilterra li fanno giocare se dimostrano di avere un curriculum ed un pedigree (NdR: probabilmente come quello dei cuccioli di cane!), noi invece diciamo che Opti Pobà, che prima mangiava le banane, è venuto qua ed adesso gioca titolare nella Lazio e va bene così” (NdR: la stampa transalpina si è risentita intravedendo in Opti Pobà un riferimento a Paul Pogbà, nazionale francese e giocatore della Juventus).
Ascoltate queste parole non si può fare a meno di pensare che Tavecchio sia uno degli esagitati che la domenica infettano gli stadi con ululati razzisti e lancio di banane.
L’assordante silenzio che ha fatto seguito alle parole del signor Tavecchio conferma, però, quanto i dominus del nostro calcio siano ottusi ed impudenti.
Le uniche reazioni ufficiali di sconcerto e di sdegno sono giunte, infatti, dal presidente dell’Assocalciatori, Damiano Tommasi, e dal presidente della Associazione Allenatori Calcio, Renzo Ulivieri.
Per le società di serie A, invece, dopo Juventus e Roma che già avevano negato il loro appoggio, nelle ultime ore contro la candidatura di Tavecchio si sono espresse anche Fiorentina, Sampdoria e Cesena.
A far sentire la sua voce, invece, è stata la Federazione Internazionale (FIFA) che ha inviata una lettera alla FIGC per invitarla ad indagare, decidere e riferire sulle parole di Tavecchio.
Commentando la lettera della FIFA alla FIGC, la Commissaria allo sport dell’UE ha lodato il richiamo della FIFA ricordando che: “razzismo e discriminazioni non hanno posto nel calcio”.
Insomma il calcio italiano, dopo la penosa eliminazione dai mondiali, si sta esponendo ad un’altra figuraccia internazionale !

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