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domenica 6 luglio 2014

Non mi piace Renzi … ma neppure Grillo (1a. puntata)

Con il passare dei giorni e delle settimane ho l’impressione che nei modi di fare e nelle parole di Matteo Renzi crescano sia l’ambiguità che la mancanza di concretezza.
Dopo aver silurato, con macchinazioni vergognose e sleali, Enrico Letta, suo compagno di partito, Renzi si è presentato alle Camere per chiedere la fiducia con atteggiamento spavaldo e parole da spaccamontagne, sciorinando un improbabile programma che si impegnava a realizzare nei primi mesi di governo.
Con sfrontatezza arrivò addirittura ad indicare, per ogni atto, una precisa data di attuazione.
Prometteva, tra gli altri, molti interventi finalizzati a contrastare la disoccupazione galoppante, l’impoverimento delle famiglie, la sopravvivenza delle imprese in difficoltà, la pressione fiscale sul lavoro, etc.
Di fatto, però, oltre a sommergere gli italiani con fiumi di parole, battute più o meno argute e comparsate televisive, Renzi poi ha scelte come priorità le riforme della legge elettorale e del Senato, alle quali ha dedicato attenzione, tempo ed impegno.
Priorità che, sicuramente, non servono a contrastare la disoccupazione, la povertà, la chiusura delle imprese, l’aumento del debito pubblico, etc., ma che fanno parte di quell'oscuro “patto del Nazareno”, stipulato con Berlusconi, guarda caso, pochi giorni prima di eliminare Enrico Letta.
Su quanto sia insensato, e probabilmente anche incostituzionale, l’Italicum se ne è già discusso fino alla noia.
Su quanto la riforma del Senato sia approssimativa, confusa, poco condivisa, lo rivelano i dibattiti delle ultime settimane.
Sorge perfino il dubbio che queste riforme possano essere solo una cortina di fumo per nascondere le vere ragioni del rapporto privilegiato con Berlusconi, del quale Renzi sembra non poterne fare a meno.  
Ciò nonostante che, da parte di molti esponenti di Forza Italia, arrivino dissensi e bordate di critiche distruttive sull’operato del Governo.
E' molto probabile che Renzi si sia impossessato della poltrona di Palazzo Chigi grazie al “patto del Nazareno”, ma resta da capire se, oltre alle riforma della legge elettorale e del Senato, nell’oscuro patto sia previsto “ben altro”.
Un “ben altro” che potrebbe somigliare molto a ciò che accadde, nel giugno 1997, quando Massimo D’Alema, dopo aver stretto con Berlusconi, sempre lui, il “patto della crostata”, impedì che, in Parlamento, andasse in porto la legge sulla regolamentazione delle frequenze televisive che, costringendo Mediaset a vendere una delle sue reti televisive, ne avrebbe penalizzato notevolmente il valore borsistico.
Fatto sta che, dopo pochi mesi, Berlusconi non si oppose a che D’Alema diventasse Presidente del Consiglio.
Forse che oggi stiamo rivivendo, a nostra insaputa, un déjà vu ?
I dubbi sono molti, anche perché tra gli stessi massimi esponenti di Forza Italia si va diffondendo la convinzione che a patrocinare con tanta insistenza il “patto del Nazareno” in realtà sia il “partito Mediaset”, smanioso di tutelare gli interessi personali di Berlusconi e delle sue aziende.
Nell’impossibilità, però, di penetrare le nebbie che avvolgono il “patto del Nazareno” si possono solo azzardare delle ipotesi.
Ad esempio, Berlusconi vive con angoscia i processi che lo vedono imputato a Milano ed a Napoli, e l'eventuale loro terzo grado in Cassazione, perché potrebbero non solo eliminarlo dalla scena politica ma anche privarlo della libertà personale.
Non ci sarebbe da sorprendersi, perciò, se Berlusconi avesse chiesto ed ottenuto da Renzi l’impegno a pilotare le nomine dei quattro membri del CSM, di area PD,  per fare sì che ai vertici dei Tribunali di Milano e di Napoli vadano magistrati “accomodanti”, se non proprio benevoli nei suoi confronti.
Non si potrebbe neppure escludere che, in cambio della approvazione delle riforme con i voti di Forza Italia, Berlusconi abbia ottenuta da Renzi la promessa di intercedere presso il Capo dello Stato per fargli ottenere un provvedimento di clemenza.
Mentre sembra ormai certo che Renzi si sia impegnato a coinvolgere Berlusconi nella preparazione della riforma della giustizia, per dargli l’occasione di rivalersi sulla Magistratura.  
Esiste, però, un altro aspetto, al quale Berlusconi è sensibile in modo particolare e sul quale Renzi ha già ceduto.
Infatti, ha nominata Ministro dello Sviluppo Economico con delega per le telecomunicazioni, Federica Guidi, di provata fede berlusconiana.
Renzi, nominando Federica Guidi al Ministero dello Sviluppo avrebbe garantito a Berlusconi che l'Italia non recepirà la direttiva europea che fissa il tetto alla pubblicità televisiva, norma che potrebbe incidere negativamente sui ricavi pubblicitari di Mediaset.     
Poiché detesto chi vive e prospera sugli inciuci, ed in attesa che si diradino le nebbie che incombono sul “patto del Nazareno”, non mi resta che diffidare di questo Renzi ambiguo ed intrallazzatore.
Oddio, non che mi fidi più di Grillo ma i motivi li chiarirò nella prossima puntata. 

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