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giovedì 28 agosto 2014

Un premier baciapile sempre più solo al comando

Mi sembra che in questi primi sei mesi di governo l’elemento più caratterizzante sia stata la sfrenata smania di protagonismo di Matteo Renzi.
Conferenze stampa, scorribande da una parte all’altra del pianeta, interviste a quotidiani e giornaletti parrocchiali, interventi in TV, insomma ogni occasione è stata buona per cercare visibilità ed autoincensarsi.
Mesi e mesi di show, mentre il Paese, quello reale, ha continuato a soffrire le conseguenze di una crisi drammatica che ha visto crescere la disoccupazione ed aumentare angosciosamente il numero degli italiani in condizione di povertà sia assoluta che relativa.
Poiché, però, il protagonismo è fatale antagonista del gioco di squadra, a farne le spese saranno, uno dopo l’altro, quei ministri che potrebbero competere con Renzi in visibilità e fargli ombra.
È inevitabile che il rischio aumenti vertiginosamente per quei ministri che, con una idea, una proposta, un provvedimento, prospettino soluzioni con allettamenti demagogici.
È il caso, ad esempio, della ventilata assunzione di 100.000 insegnanti precari prevista, così sembrerebbe, dalla riforma della scuola del ministro Stefania Giannini.
Come poteva Renzi non far suo un tema così populistico del quale atteggiarsi protagonista ?  
Così, tanto per mettere subito le cose in chiaro Renzi ha escluso inspiegabilmente il ministro Giannini dal vertice con i Capi Gruppo PD di Camera e Senato e con il responsabile scuola del PD, Davide Faraone, facendosi accompagnare, invece, dal sottosegretario alla Istruzione, il renziano DOC Roberto Reggi.
Può darsi, però, che il ministro Giannini fosse indisposta oppure impegnata altrove.
Lascia perplessi, comunque, constatare che l’incontro non sia stato rinviato per consentire al titolare del dicastero Istruzione di essere presente.
Oppure, chissà, può darsi che il baciapile Renzi non abbia gradite le foto balneari in topless del ministro Stefania Giannini, da qui la decisione di condannarla … al rogo secondo i dettami della Sacra Inquisizione.
Anche nei confronti del Guardasigilli Andrea Orlando, certamente non paparazzato in topless, Renzi però dà segni di insofferenza da alcune settimane.
Colpa imperdonabile di Orlando sarebbe quella di voler attuare una riforma della giustizia non gradita al pregiudicato, compare di Renzi nel patto del Nazareno.
Infatti, perdirindindina, Orlando oserebbe non solo reintrodurre il reato di falso in bilancio, depenalizzato nel 2002 dal governo Berlusconi, ma anche prevedere il reato di autoriciclaggio e riscrivere i tempi di prescrizione dei reati.
Renzi sembrerebbe sconvolto dall’idea che, se il progetto di Orlando dovesse avere successo, si potrebbe produrre una crepa nella relazione più che amicale tra lui e Berlusconi.
Il vero guaio per Renzi è di non essere ancora riuscito a sbolognare il ministro degli Affari Esteri, Federica Mogherini, facendola nominare Alto Commissario per la politica estera della Unione Europea.
Infatti, solo se e quando Mogherini lascerà la Farnesina, Renzi potrà giustificare al Capo dello Stato un rimpasto del suo governo ed approfittarne per sostituire, con fedelissimi più malleabili, anche i ministri Giannini ed Orlando.
Molti anni fa un radiocronista al seguito del tour de France con le parole “c’è un uomo solo al comando” commentava le imprese di Fausto Coppi che sarebbe poi giunto a Parigi da trionfatore.
Il timore è che la stessa frase “c’è un uomo solo al comando” pronunciata oggi, parlando di Matteo Renzi, preconizzi non l’arrivo dell’Italia al Parc des Princes di Parigi, ma piuttosto la meno gloriosa comparsa a Roma della Troika.

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