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giovedì 11 settembre 2014

C’era una volta la … FIAT

Il 1° agosto scorso a Torino si è conclusa un’era storica iniziata nel luglio del 1899.
A Torino, infatti, si è svolta l’ultima assemblea “italiana” degli azionisti FIAT.
In futuro gli azionisti, di quella che non sarà più FIAT ma FCA, terranno le loro assemblee ad Amsterdam, mentre i Consigli di Amministrazione saranno convocati a Londra.
Ho vissuti a Torino i miei primi 27 anni per cui riesco ad immaginare quale possa essere l’amaro in bocca di molti torinesi, soprattutto di quelli che erano orgogliosi di potersi qualificare con il classico: “io sono un dipendente” (NdR: sottintendendo della FIAT).
Già perché all’ombra della Mole, ai miei tempi, i torinesi si dividevano in “i dipendenti” e “gli altri”.
Quante volte noi, che appartenevamo alla categoria “gli altri”, ci siamo divertiti a schernire “i dipendenti” nostri amici perché ostentavano una fierezza a noi incomprensibile.
Ricordo che per prendere in giro un nostro amico, che ce la menava per la sua condizione di “dipendente”, mettemmo su un filmino parodistico in 8 mm che lo fece incazzare molto.       
Insomma, sembrava che, per loro, dichiararsi “dipendente” fosse un po’ come proclamare la propria appartenenza ad una casta o ad un ordine cavalleresco.
Dubito che oggi, alla luce delle vicende involutive vissute da quella che era la più importante industria italiana, possa essere ancora così forte l’orgoglio di essere un “dipendente”.
Credo, infatti, che il progressivo declino della FIAT, negli ultimi decenni, sia stato vissuto in modo traumatico non solo dai “dipendenti” ma da tutti i torinesi.
Aggiungerei, anzi, non solo dai torinesi vista la presenza, in Italia, di altri insediamenti industriali che, poco a poco, si sono visti portar via le linee di produzione da paesi disposti a concedere, alla FIAT, i loro cittadini lavoratori a salari e condizioni da saldi stagionali.
Perciò, se ancora vogliono inorgoglirsi, ai “dipendenti” oggi non resta che aggrapparsi ai ricordi di ciò che, per quasi un secolo, è stata la FIAT per Torino e per l’Italia.
Ad esempio, potrebbero ripensare con orgoglio all’impegno della FIAT, durante la seconda guerra mondiale, per sostenere ed assistere i suoi impiegati ed operai e le loro famiglie.
All’inizio degli anni ’40 la quasi totalità degli abitanti di Torino sfollò nei comuni della cintura torinese per sfuggire agli incessanti bombardamenti.
Erano gli anni in cui il Governo ad ogni cittadino assegnava una “tessera annonaria individuale” indispensabile per procurarsi le razioni di pasta, pane, carne, olio, caffè, zucchero.
Ai bambini, e solo a loro, erano concesse anche razioni di latte e burro, mentre per i neonati c’era il latte in polvere artificiale.
Senza la “tessera annonaria” non si otteneva neppure la propria razione di sapone !
Questo rigoroso razionamento dei beni di prima necessità fece prosperare la cosiddetta “borsa nera”, dove era possibile comprare di tutto ma a prezzi non accessibili alle famiglie di impiegati ed operai FIAT.
Così, nei più popolosi comuni in cui erano sfollati i torinesi, da Chieri a Trofarello, da Orbassano a Pecetto, la FIAT aprì propri spacci dove, esibendo il tesserino aziendale di riconoscimento i dipendenti potevano acquistare, a prezzi agevolati, pasta, pane, burro, olio, etc.
Inoltre, nei comuni in cui maggiore era la concentrazione di famiglie sfollate, la FIAT organizzò ambulatori per l’assistenza sanitaria dei propri dipendenti e dei loro familiari.
Terminata la guerra, per diversi anni la FIAT mantenne in vita una rete ambulatoriale in Torino, per far sì che in ogni quartiere ci fosse una struttura sanitaria al servizio delle famiglie dei dipendenti.
Può darsi che l’orgoglio di essere un “dipendente” si sia affermato proprio in quei difficili anni, per l’importante impegno sociale con il quale la FIAT si era preoccupata di far sì che le famiglie dei propri collaboratori avessero condizioni di vita meno difficili.
Già, ma quella era la FIAT di Vittorio Valletta e di Gaudenzio Bono, così diversi dai John Elkann e Sergio Marchionne di oggi che, quasi certamente, ignorano persino queste pagine della storia FIAT !

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