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martedì 27 gennaio 2015

Un ducetto da Rignano sull’Arno

A dominare le prime pagine dei quotidiani di oggi non c’è solo la vittoria in Grecia di Syriza e del suo leader Alexis Tsipras, ma anche il diktat che il ducetto da Rignano sull’Arno, con un tweet, ha rivolto ai grandi elettori del PD, convenuti a Roma per la elezione del nuovo Capo dello Stato: “Votate scheda bianca nelle prime tre votazioni”.
Un ordine perentorio che si fa beffe non solo della libertà di coscienza, ma soprattutto dell’art. 67 della Carta Costituzionale: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.
A 93 anni di distanza dalla presa del Governo da parte di Benito Mussolini, l’Italia si ritrova ad avere come presidente del consiglio un nuovo ducetto, il berlusconizzato Matteo Renzi, che intende manovrare come burattini, privi di anima e cervello, i 460 grandi elettori del PD.
È chiaro, infatti, che la scheda bianca equivale ad un “non voto” per cui, di fatto, Renzi vuole ridicolizzare e rendere inutile la liturgia del transito dei 1007 grandi elettori davanti alle solenni urne, e sbeffeggiare gli italiani che attendono di conoscere il successore di Giorgio Napolitano.
Non so se Renzi si affidi ad uno spin doctor e ne segua i consigli quando comunica il suo “non pensiero” con la fiumana di tweet ad effetto.
La amara percezione, infatti, è che nei tweet di Renzi si riveda la spocchia degli sconclusionati slogan che hanno caratterizzata l’era mussoliniana: “molti nemici molto onore”, “credere obbedire combattere”, “chi si ferma è perduto”, “io me ne frego”, “se il destino è contro di me … peggio per lui”.
Solo per citare alcuni di quelli che Renzi, anche se con parole diverse, sembra riecheggiare nei suoi tweet.
Ad esempio, ossessionato dal mostrarsi despota onnipotente ecco che, sempre a proposito della elezione del nuovo Capo dello Stato, ha dichiarato: “farò un nome secco e sabato eleggeremo il Presidente”.
Quindi Renzi non proporrà una rosa di nomi da valutare insieme in un confronto democratico, per scegliere il candidato condiviso dalla maggior parte dei grandi elettori, ma sabato mattina tirerà fuori un nome che imporrà ancora una volta con il consueto “prendere o lasciare”.
Se leggessimo con “non meritata” attenzione l’accozzaglia di tweet, con i quali Renzi si continua ad esprimere su  ogni tema, non potremmo fare a meno di constatarne la banalità, l’analfabetismo democratico e politico, la vaghezza degli impegni, la puerilità dell’ovvio.
Ieri, ad esempio, di fronte alle critiche sulla pochezza politica del suo governo in materia di giustizia, critiche mosse da ogni parte in occasione della inaugurazione dell’anno giudiziario, il meschinello  ha pensato di svicolarle banalizzandole con il tweet: “Italia: la patria del diritto, non la patria delle ferie”.
Possibile che Renzi, dal suo alto seggio di Palazzo Chigi, sia il solo italiano a non essersi ancora reso conto che da anni l’Italia non è più la patria del diritto, bensì la patria della corruzione e del malaffare ?
Ora, che Renzi fosse noncurante (NdR: o ignorante ?) delle leggi e della giustizia lo si era già capito il giorno in cui ha stretto il granitico sodalizio politico con un pregiudicato.
E non è stato il solo sberleffo fatto da Renzi alla patria del diritto.
Si è dimostrato, ad esempio, così comprensivo con gli evasori fiscali da concedere loro la possibilità di evadere impunemente fino al 3% del reddito affinché possano continuare a dispensare mazzette e ad alimentare la corruzione.
Non solo, ma Renzi si fa beffe del diritto anche quando si sottrae a considerare reato il falso in bilancio oppure quando nicchia sul prolungamento di quei tempi di prescrizione che permettono a molti malfattori di scansare le patrie galere.
Insomma, giorno dopo giorno scopriamo che a capo del governo c’è non solo un ducetto berlusconizzato, ma anche un ducetto privo di cultura democratica e politica e, come se non bastasse, allergico al diritto ed alla giustizia.

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