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domenica 22 febbraio 2015

Renzi sconfitto dalla lobby delle farmacie

Se a qualcuno venisse in mente di girare un film che racconti delle debolezze umane, sono convinto che nel fare il casting per il ruolo dello spaccone non ci sarebbe gara.
Quel ruolo spetterebbe di diritto a Matteo Renzi, il nostro Presidente del Consiglio.
Fare il gradasso con i deboli e dimostrarsi pecora con i forti è una sua peculiarità, della quale abbiamo avuti molti riscontri nel primo anno del suo soggiorno a Palazzo Chigi.
Parole, parole, parole, sparate a raffica con profusione di tweet, slogan, annunci, così vanesi e così avventati.
Aveva proclamato, ad esempio, che sarebbe andato a Bruxelles per scardinare le politiche di austerità dell’UE, ma appena sbarcato all’aeroporto di Charleroi  si è allineato senza fiatare ai diktat della teutonica Angela Merkel e dell’inflessibile Wolfang Schäuble.
Nei giorni scorsi, vagheggiando una improbabile gara ciclistica Roma – Berlino, ha virtualmente inforcata una bicicletta e si è messo a sbraitare: “Come Paese manifatturiero siamo dietro alla Germania, ma la raggiungeremo”.
Ieri, dopo un consiglio dei ministri si è presentato in sala stampa e con tono compiaciuto ha annunciato ai giornalisti che era stato approvato il DdL sulla concorrenza.
Il meschino, però, non ha avuto il coraggio di confessare ai giornalisti che da quel consiglio era uscito scornato proprio su uno dei progetti di liberalizzazione.
Infatti, presentatosi baldanzoso per liberalizzare la vendita dei farmaci di “Fascia C”, cioè quelli utilizzati per patologie di lieve entità, ha finito per assoggettarsi al diniego del ministro Lorenzin, vessillifera della lobby dei farmacisti.
Era il 9 gennaio 2012 quando, su questo blog, criticavo l’allora Presidente del Consiglio Mario Monti per non aver saputo imporre la liberalizzazione dei farmaci di “Fascia C” alla lobby delle farmacie, spalleggiata dai soliti padrini politici.
Eppure è sotto gli occhi di tutti che, avvalendosi della tacita connivenza della classe politica, le farmacie hanno incrementati business e guadagni appropriandosi, via via, di prodotti che costituivano lo scopo di altre attività commerciali.
Come non rendersi conto, ad esempio, che i rivenditori di ottica, erboristeria, ortopedia, profumeria, dietetici, prodotti per l’igiene personale, siano stati e sono tuttora danneggiati dalla cecità, o forse è meglio dire dalla complicità con cui la politica ha lasciato che le farmacie diventassero dei bazar ?
Questi rivenditori, evidentemente, non sono tutelati da lobby così facoltose e potenti da far gola ai politici.
Dal gennaio 2012 sono trascorsi altri tre anni e nulla è cambiato !
Non si tratta di mettere in discussione la concessione di cui godono da sempre le farmacie per la vendita in esclusiva di farmaci e preparati galenici, cioè prodotti sottoposti per legge all’autorizzazione del Ministero della Salute.
Una esclusiva più che logica, giustificata dalla necessità che colui che vende medicinali disponga di una opportuna preparazione e competenza professionale.
Oggi, però, le farmacie non distribuiscono solo farmaci, ma si dedicano alla vendita di cosmetici, prodotti dietetici, occhiali da vista e da sole, corsetti, calze più o meno curative, prodotti di erboristeria e molto altro, cioè prodotti per i quali la competenza professionale del farmacista c’entra come i cavoli a merenda.
Per questo mi domando: al rigetto della liberalizzazione dei farmaci di “Fascia C”, motivato dalle farmacie con il richiamo alla loro mission costitutiva, perché il governo non contrappone con fermezza, ad esempio, una norma che imponga alle farmacie di limitare la loro attività a quella che è la vera mission, cioè la esclusiva distribuzione di farmaci ?
Scommetto che, di fronte allo spauracchio di questa norma, la lobby delle farmacie, fatti due conti, non insisterebbe più nel rifiutare la liberalizzazione dei farmaci di “Fascia C”.
Business is business !
Se, invece, le farmacie accettassero di rientrare nel loro alveo naturale e di rinunziare a vendere tutti quei prodotti che non necessitano, per legge, della autorizzazione ministeriale, allora si libererebbero interessanti quote di mercato di cui oggi beneficiano abusivamente le farmacie-bazar.
Il risultato: si spalancherebbero molte opportunità per i giovani  interessati e propensi ad avviare nuovi esercizi commerciali per la vendita di ottica, ortopedia, profumeria, erboristeria, dietetici, prodotti per l’igiene personale, etc.
Purtroppo, per contrastare le lobby non servono le spacconate ma occorrono gli attributi, dei quali il supermarket di Palazzo Chigi è da tempo sprovvisto.

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