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sabato 28 marzo 2015

Matteo Renzi… canta Mina

Mercoledì 25 marzo il mondo della musica leggera ha festeggiato il compleanno di Anna Maria Mazzini in arte Mina, soprannominata la Tigre di Cremona (NdR: trattandosi di una signora non citeremo gli anni !).
Dopo quarantotto ore anche il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha voluto unirsi ai festeggiamenti intonando uno dei successi più famosi di Mina

Di certo non è una sorpresa che Renzi abbia adottato il ritornello di questa canzone come sua filosofia di vita.
Lo ha confermato ancora ieri, al termine del Consiglio dei Ministri, presentandosi in sala stampa per illustrare il DdL sulla riforma della governance della RAI.
A suo dire una riforma assolutamente rinnovatrice che manderà finalmente in soffitta la legge Gasparri.
Nel documento, approvato dal CdM, si legge tra l’altro: “…non serve un Parlamento che nomini i politici nel Consiglio di amministrazione della RAI”.
Finalmente ! Era ora che la politica fosse esclusa dalla governance e dal CdA della Rai.
L’illusione, però, è durata meno dello sbattere di ciglia.
Infatti, dopo poche righe si legge che comunque “…serve un Parlamento che svolga la sua funzione di garanzia e controllo, con la Commissione di Vigilanza, cane da guardia dell’azienda”.
Ma come ? Erano settimane che Renzi andava assicurando per ogni dove che alla guida della RAI ci sarebbe stato un manager vero, con pieni poteri, come quello di qualunque azienda privata.
Un Amministratore Delegato, insomma, che, anche se nominato dal Governo, dovrebbe essere l’unico responsabile di prendere le decisioni strategiche e realizzarle, di assumere i dirigenti, di rispondere della gestione economica e finanziaria.
Un manager, perciò, che dovrebbe rispondere del suo operato e dei risultati solo ai professionisti membri del CdA.
Un'altra bufala !
Infatti il CdA, ridotto da 9 a 7 componenti, vedrà  4 membri nominati ancora dal Parlamento, 2 dal Ministro dell’Economia ed 1 in rappresentanza dei dipendenti.
Quindi, non solo il DdL mantiene in vita la Commissione di Vigilanza come “cane da guardia”, ma riconosce che sia la politica a nominare 6 dei 7 membri del CdA.
Insomma, come sempre

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