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giovedì 9 aprile 2015

Ancora con la balla degli 80 euro

Poniamo il caso che, come uovo di Pasqua, io abbia deciso di regalare ad ognuna delle mie due figlie 1.000 euro.
Dimostrerei di non essere sano di mente se negassi che quei 1.000 euro siano usciti dal mio portafoglio e sostenessi invece che siano un risparmio delle mie figlie.
L’esempio è sicuramente banale ma mi auguro aiuti a comprendere quanto truffaldino sia il nostro presidente del Consiglio quando spaccia come una riduzione delle tasse, per circa 13 milioni di lavoratori dipendenti, quel bonus di più o meno 80 euro elargito in busta paga dal maggio 2014.
Ancora ieri, in conferenza stampa, presentando le linee guida del DEF, documento di economia e finanza, ha avuta la faccia tosta di insistere con questa baggianata.
La verità è che, per elargire quel bonus, Matteo Renzi ha distratto dalle casse dello Stato circa 6 miliardi di euro, nel 2014, ed ha impegnato l’erario per circa 10 miliardi nel 2015.
Se Renzi non si fosse servito di questo coup de théâtre solo perché si era alla vigilia delle elezioni europee, quei 6 miliardi sottratti all’erario nel 2014, così come i 10 miliardi impegnati per il 2015, avrebbero potuto essere destinati per rappezzare alcune delle molte piaghe di cui soffre il nostro Paese.
Penso, ad esempio, al risanamento idrogeologico del territorio, oppure alla messa in sicurezza degli edifici scolastici, o ancora alla ricostruzione delle zone terremotate a cominciare da L’Aquila, e così via.
Tra l’altro, dopo dieci mesi si è confermata una panzana anche la motivazione con cui Renzi voleva farci credere che il bonus sarebbe servito per rilanciare i consumi interni.
Ma, ad ulteriore conferma che Renzi sia truffaldino, nello spacciare il bonus come riduzione della pressione fiscale, c’è la stessa Legge di Stabilità 2015 che ha trasformato il bonus da “credito d’imposta” in “detrazione”.
Vale a dire, nella prossima dichiarazione dei redditi il lavoratore che avrà goduto del bonus dovrà solo detrarne l’importo dalle sue entrate, in quanto lo Stato ha già compensato al datore di lavoro il bonus erogato.
In altre parole, a quei lavoratori Renzi non ha accordata una riduzione delle tasse, ma ricorrendo ad una semplice partita di giro ha elargita una regalia pre-elettorale usando denaro pubblico.
Ne è convinta anche l’UE che ha ribadito più volte che il bonus costituisce una voce di spesa dello Stato e non una riduzione fiscale.
Non occorre essere docenti di economia, perciò, per comprendere che, quando Renzi contrabbanda il bonus di 80 euro come una riduzione fiscale, ci propina la sua ennesima balla.

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