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domenica 26 aprile 2015

Dov’è la sovranità nazionale dell’Italia ?

Di certo, senza l’intervento delle forze alleate difficilmente i partigiani sarebbero riusciti, da soli, a liberare il nostro Paese dal nazifascismo per festeggiare oggi il 25 aprile.
Di certo, senza l’occupazione dell’Italia da parte delle truppe a stelle e strisce non avremmo scoperto e ballato il boogie-woogie né masticato chewing-gum.
Di certo, senza gli aiuti economico-finanziari del Piano Marshall il nostro Paese non sarebbe riuscito in pochi anni a risollevarsi dalle macerie di ogni genere che la guerra ed il nazifascismo avevano lasciate.
Di certo, troppi italiani, impregnati di cultura cattolica non possono fare a meno di confidare nel loro angelo custode o in un santo protettore, anche se a stelle e strisce.
Fatto sta che, dopo 70 anni, molti americani pensano che l’Italia sia un paese ancora occupato virtualmente, in cui cioè le regole le dettano loro, occupanti, mentre a noi, occupati, non resta altro che uniformarci.
È anche vero che in questi 70 anni i governi italiani non hanno fatto molto per correggere la situazione, interpretando il giusto sentimento di gratitudine, per quanto fatto dagli USA negli anni ’40 e ’50, con atti di servilismo e salamelecchi.
Ricordo solo un caso in cui, nei confronti degli USA, l’Italia ha avuto un sussulto di sovranità nazionale.
È stato nell’ottobre 1985 quando la nave da crociera Achille Lauro fu sequestrata, in acque egiziane, da quattro terroristi palestinesi.
Fin dal primo momento il governo italiano, presieduto da Bettino Craxi, oppose un netto rifiuto alle pretese del presidente americano Ronald Reagan che non solo voleva impedire che l’Italia trattasse con i sequestratori, ma che voleva imporre il blitz di paracadutisti americani per liberare quella nave battente bandiera italiana.
Il braccio di ferro, tra Craxi e Regan, proseguì fino al punto di vedere contrapposti armi in pugno, nella base aerea di Sigonella, avieri e carabinieri da una parte, e decine di militari americani dall’altra, per contendersi i quattro dirottatori.
Come era logico accadesse, i responsabili del dirottamento furono assicurati alla giustizia italiana per essere processati e condannati dal Tribunale di Genova.
Diverso è stato, invece, l’atteggiamento del governo italiano, presieduto da Massimo D’Alema, nel 1998 quando un aereo militare statunitense violando, per il folle divertimento dei piloti, regolamenti e norme di sicurezza relativamente a velocità e quota, tranciò il cavo della funivia del Cermis provocando la morte di 20 turisti: italiani, tedeschi, belgi, polacchi, austriaci ed olandesi.
Pur trattandosi di un indubbio omicidio volontario compiuto in territorio italiano, ai quattro marines fu concesso di tornare in patria perché avevano lo status di militari della Nato.
Solo il primo pilota ed il suo navigatore furono indagati e processati per omicidio colposo da un tribunale militare ma, nel 1999, la giuria li assolse.
Il navigatore confessò, dopo qualche anno, che era stato bruciato deliberatamente il video che avrebbe consentito di accertare la verità sull’accaduto.
Non solo ma, nonostante le promesse fatte dal presidente Bill Clinton, lo Stato italiano dovette sobbarcarsi i costi sia per la ricostruzione della funivia che per i risarcimenti ai familiari delle 20 vittime.
Trascorrono alcuni anni e nel 2005 nei pressi dell’aeroporto di Baghdad, il funzionario del SISMI, Nicola Calipari, fu assassinato con un colpo di mitragliatrice alla testa da un militare americano mentre, in auto, scortava la giornalista Giuliana Sgrena appena liberata dopo il sequestro da parte di terroristi della Jihad.
Al marine responsabile dell’omicidio, Mario Lozano, una Corte americana riconobbe la “immunità funzionale”, per cui fu dichiarato non perseguibile.
Il governo italiano, presieduto da Silvio Berlusconi, pur di non urtare la suscettibilità del presidente George Bush e per quieto vivere, si piegò alle lacunose ed incongruenti conclusioni dell’indagine condotta dai militari americani, archiviando l’assassinio di Calipari come “un tragico incidente”.
Ed eccoci ad oggi.
Dopo oltre tre mesi dall’accaduto, il presidente Obama fa sapere che il 15 gennaio, sotto le bombe di un drone della CIA, è morto il cooperante italiano Giovanni Lo Porto.
È credibile che in tutti questi mesi il governo italiano, presieduto da Matteo Renzi, non sia stato messo al corrente dell’accaduto ?
Non solo, ma chi ha fornito dall’Italia, ai servizi segreti americani, i reperti indispensabili per effettuare l’esame comparativo del DNA di Giovanni Lo Porto ed attestarne la morte ?
Matteo Renzi, nei giorni scorsi incontrando Obama era informato della morte di Lo Porto mentre si impegnava a prolungare la missione italiana in Afghanistan a fianco degli americani ?
Personalmente, a farmi incazzare sono certamente i boriosi modi con cui gli americani trattano il nostro Paese, ma a farmi ancor più incazzare sono il servilismo e la sudditanza con cui i governanti italiani si relazionano con gli USA.

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