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sabato 9 maggio 2015

INPS, perequazione e funerale dei diritti

Fino al secolo scorso l’Italia era riconosciuta, da molti, come la “culla del diritto” e, da molti altri, come la “patria del diritto”.
Un riconoscimento che ha sempre inorgoglito il nostro Paese anche se, in realtà, il merito era quello di aver ereditato, dall’imperatore bizantino Giustiniano, il “Corpus iuris civilis”, un’opera universalmente accreditata come pietra miliare della scienza giuridica.
Una premessa che aiuta a rendersi conto come, negli anni, i politici, tutti senza eccezione, si siano dati da fare per svilire l’Italia da “culla del diritto” a “funerale dei diritti”.
Una conferma si ha proprio nelle ore in cui i politici si contorcono, da un lato per salvaguardare il vitalizio ai tanti loro colleghi, condannati per aver commessi reati di ogni specie, e dall’altro per defraudare sei milioni di cittadini pensionati.
Sulla farsa con cui gli Uffici di Presidenza, di Camera e Senato, hanno decise le regole per i vitalizi ai politici condannati preferisco non soffermarmi per non aggravare il mio travaso di bile.
Vorrei, invece, da pensionato soffermarmi sul pandemonio che sta suscitando la recente sentenza della Consulta.
Partirei, perciò, da una semplice ma eloquente premessa.
Negli oltre cinquanta anni di attività lavorativa sono stato costretto a scegliere, come compagnia assicuratrice, l’INPS per garantirmi, nella vecchiaia, un reddito e la sua perequazione.
In tutti questi anni, perciò, come contraente assicurato ho regolarmente corrisposti ogni mese al mio contraente assicuratore, l’INPS, i dovuti premi assicurativi, onorando cioè quello che era un inequivocabile contratto di assicurazione con diritti e doveri reciproci.
Ad onor del vero il rapporto ha marciato sui binari della regolarità fino al giorno in cui il Governo Monti ha imposto all’INPS di non rispettare più una parte delle obbligazioni che aveva nei miei confronti.
Qui è inevitabile una prima considerazione.
Se, nei decenni di vita lavorativa, invece che all’INPS avessi pagati gli stessi premi ad una qualunque altra compagnia assicuratrice, la scellerata disposizione del Governo Monti non avrebbe prodotto alcun effetto negativo sulla rendita mensile liquidatami dall’assicurazione.
Comunque, dal momento in cui la Gazzetta Ufficiale ha pubblicata la sentenza, con la quale la Consulta ha dichiarato incostituzionale quanto preteso dal Governo Monti, il mio assicuratore, INPS, non può sottrarsi all’obbligo di restituirmi il maltolto, senza se e senza ma.
L’INPS ha il dovere, cioè, di dare attuazione alla sentenza autoapplicativa della Corte Costituzionale, checché ne pensi e dica un certo Enrico Zanetti, scopertosi politico nel movimento di Luca Cordero di Montezemolo, Italia Futura, trasmigrato poi frettolosamente nelle file di Scelta Civica ed oggi sottosegretario del Governo Renzi.
Nel dichiarare che “sarebbe immorale” dare attuazione alla sentenza della Consulta, Enrico Zanetti si candida ad essere tra i più loschi becchini che partecipano al funerale dei diritti.
In ogni caso, poiché mi rifiuto di assistere impassibile alle esequie del diritto, e poiché considero mio unico contraente assicuratore l’INPS, pretenderò, con le buone o con le cattive, che rispetti le obbligazioni che ha assunte nei miei confronti.

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