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sabato 16 maggio 2015

Prescrizione, vale a dire “chi ha avut ha avut…”

Qualche giorno fa, a proposito delle macchinazioni con cui Renzi e Padoan si preparano a raggirare la sentenza della Consulta per continuare a derubare 5 milioni di pensionati, ricordavo come tutti riconoscano al nostro Paese di essere stato culla e  patria del diritto.
Ahinoi, tempi che furono !
Negli ultimi decenni, infatti, i nostri politicanti  si sono impegnati in modo sconsiderato per trasformare l’Italia da culla in sepolcro del diritto.
Nei giorni scorsi, ad esempio, a Bologna la sezione del Tribunale dei Ministri ha disposta la archiviazione, per sopravvenuta prescrizione, della fase istruttoria che vedeva indagati per “cooperazione colposa in omicidio colposo” Claudio Scajola e Gianni De Gennaro.
Nel 2002, quando Scajola era ministro dell’interno e De Gennaro capo della polizia, i due negarono la scorta al giuslavorista Marco Biagi che il 19 marzo di quello stesso anno fu assassinato dalle BR.  
Per effetto dello scellerato istituto della prescrizione oggi la famiglia Biagi è lasciata sola a piangere il loro Marco, mentre Scajola e De Gennaro se ne vanno impuniti, neppure chiamati a rispondere delle loro responsabilità.
Questo è solo l’ultimo dei troppi casi in cui si sono lasciate con l’amaro in bocca le vittime di reati e si è generata indignazione nell’opinione pubblica.
Ecco perché non riesco a togliermi dalla testa l’idea che l’istituto della prescrizione si rifaccia, di fatto, all’antico detto napoletano: “chi ha avut ha avut, chi ha rat ha rat, scurdammoc o passat” (1).
Per la verità so anche bene che fin da bambini ci inculcano nella testa la convinzione che quando commettiamo un peccato è sufficiente correre dal confessore per ritornare casti e puri dopo aver recitati “tre ave maria e tre pater noster”.
Per la miseria, però, qui non si tratta di aver detta qualche bugia o di aver commessi atti impuri.
La prescrizione sottrae alla Giustizia individui colpevoli di reati anche gravi, reati previsti da quei codici che dovrebbero garantire, invece, i diritti di ognuno di noi e della comunità.
Non solo, ma la demenzialità dell’istituto prescrittivo ignora i diritti della parte lesa che viene  abbandonata a se stessa, destinata a restare sola con gli effetti dell’ingiustizia subita.
Quando poi la parte lesa è lo Stato, vittime di questa demenzialità siamo tutti noi.
Purtroppo, però, gli strumenti che disciplinano la prescrizione sono nelle mani di partiti e politicanti, molti dei quali con problemi giudiziari.
Così, ad esempio, nel 2005 Berlusconi è intervenuto, con la legge ex Cirielli, per falciare i tempi di prescrizione di molti reati tra cui quelli che vedevano indagato o imputato lui ed altri suoi sodali.
Capita, ogni tanto, che qualche politico provi vergogna per questa sconcezza e solleciti il Parlamento a riconsiderare almeno limiti e termini di prescrizione.  
È successo anche nello scorso mese di marzo, quando in Parlamento si è tornati a dibattere della ex Cirielli per riformarla, incontrando però la risoluta opposizione di Forza Italia, Nuovo Centro Destra e UDC.
Ecco perché anche questa volta finirà tutto in una bolla di sapone.
Fino a quando nei partiti saranno ben radicate le schiere di corruttori e corrotti, concussori e concussi, maneggioni e disonesti di ogni tipo, la politica non potrà porre rimedio a questa demenzialità, i cui accaniti difensori si arrampicano sugli specchi sostenendo che l’allungamento dei tempi di prescrizione influirebbe sulla ragionevole durata dei processi.
Ora, però, forse ingenuamente mi domando: ma chi commette un reato, ledendo i diritti di un altro soggetto o della collettività, non dovrebbe risponderne fino a che campa ?
Ed ancora: in un Paese come il nostro, imputridito dal malaffare e dalla corruzione, è giusto prescrivere il reato che un pubblico ufficiale commette abusando del suo ruolo e delle sue funzioni ?

(1)     Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, dimentichiamo il passato.

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