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sabato 6 giugno 2015

Cavillando sull’affaire De Luca

Dopo aver letta l’intervista rilasciata a La Repubblica mi sono chiesto se Raffaele Cantone avesse disquisito a titolo personale, o come ex magistrato, o come presidente dell’Autorità anticorruzione, o più semplicemente come portavoce di Matteo Renzi.
Tra le righe, infatti, si leggono affermazioni e giudizi così tranchant da far nascere il sospetto che il desiderio di Cantone fosse soprattutto quello di cavare le castagne dal fuoco al presidente del consiglio che, da segretario del Pd, si è infilato in un oscuro ginepraio.
Ad esempio, a proposito della diffusione dell’elenco dei candidati “impresentabili” alle elezioni regionali, Cantone non risparmia dure critiche alla Commissione Antimafia ed alla sua presidente, Rosy Bindi, asserendo che si è trattato di “un grave passo falso, un errore istituzionale”.
Singolare la motivazione con cui supporta questa sua affermazione: “in questo modo si rischia di dare il bollino blu a tantissimi che, non vedendosi inseriti in quella lista, si sentono pienamente legittimati”.
Ammetto di aver dovuto leggere e rileggere più volte questa frase perché non volevo credere ai miei occhi.
Ma come, in un sistema politico reso putrido da individui disonesti ed indegni, l’ex magistrato Cantone considera scorretto che la Commissione Antimafia allerti gli elettori segnalando loro, con nome e cognome, chi si sia già reso colpevole di misfatti e sia incappato nelle maglie della Giustizia ? (NdR: ironia del fato, l’intervista è stata pubblicata poche ore prima della nuova retata che ha visto finire in manette ancora decine di politici e loro sodali nell’ambito della inchiesta “Mafia Capitale")
A Cantone sfugge forse che in campagna elettorale i malfattori non hanno l’abitudine di presentarsi rivelando ai cittadini il loro curriculum di ruberie e malefatte.
Per questo credo degna di rispetto e di approvazione la Commissione Antimafia proprio perché si è data da fare per mettere in guardia gli elettori.
D’altra parte ai capibastone della politica italiana nun gliene po’ fregà de meno della moralità dei loro rappresentanti.
Quindi, che male c’è se poi ad una parte dei candidati viene dato un virtuale bollino blu di “presentabili” ?
Non meno sorprendente per il suo arzigogolare è poi quanto Cantone si affanna ad escogitare per caldeggiare il rinvio nel tempo della sospensione di De Luca.
In questo caso appare ancora più palese la sua smania di cavare le castagne dal fuoco a Matteo Renzi.
Che De Luca, poiché condannato in primo grado per abuso di ufficio, se eletto non avrebbe potuto assumere l’incarico di presidente della regione per effetto della Legge Severino, era noto a tutti, perfino ad uno sbadato Matteo Renzi che, invece, si è dato da fare, con baci ed abbracci, per sostenere l’ex sindaco di Salerno in campagna elettorale.
Ora mi domando: il segretario del PD si augurava che De Luca non fosse eletto, oppure non ha valutati gli inevitabili effetti della sua elezione ?
Infatti, poiché anche una recente sentenza della Cassazione ha avvalorato che la sospensione prevista dalla Legge Severino è un “atto vincolato” che non ammette valutazione di discrezionalità, nel momento stesso in cui la Corte d’Appello di Napoli avrà proclamati i risultati elettorali, il Prefetto per dovere d’ufficio dovrà immediatamente richiedere al Ministero dell’Interno la sospensione di De Luca.
Di fronte a queste lapalissiane evidenze Cantone non trova di meglio che fare cavillose elucubrazioni su quale sarebbe il momento in cui deve scattare la sospensione e dice: “se si sospendesse subito, senza consentire ai consiglieri eletti di insediarsi ed al consiglio di funzionare anche in rapporto alla giunta, bisognerebbe dichiarare lo scioglimento del consiglio regionale per impossibilità di funzionamento. E la sospensione prevista dalla Severino, che ha funzione cautelare e carattere provvisorio diventerebbe, di fatto, una decadenza”.
E con ciò ? Le elezioni in Campania erano inquinate fin dall’inizio dal vulnus della candidatura De Luca.
Mi sembra che Cantone si arrampichi sugli specchi per distogliere l’attenzione del lettore dal fatto che, a monte di questo “rompicapo senza precedenti”, ci sia solo la chiara boriosa irresponsabilità di Matteo Renzi.
Matteo Renzi che oggi, con la sua alterigia da despota, si accinge a sfidare e calpestare la legge Severino pur di occultare l’incoscienza e la faciloneria con cui lui ha messa a rischio la stessa governabilità della Campania.
Così, in barba alla legge ed allo stesso statuto della Regione Campania, nell’assordante silenzio del Capo dello Stato, il presidente del Consiglio ordinerà l’insediamento di un consiglio regionale presieduto da un individuo di fatto non legittimato perché in odore di sospensione ex legge Severino.
Un altro bel casino renziano !
In ogni caso mi sembra che Raffaele Cantone, proprio perché presidente dell’Autorità anticorruzione, per ragioni di opportunità avrebbe dovuto evitare la sua imbarazzante arringa difensiva di Renzi. 

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