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domenica 7 giugno 2015

Quisquilie italiche con la sordina

Non è un mistero che nel nostro Paese tutti i media, e non solo quelli di partito, quotidiani, periodici e radio, sopravvivano, di fatto, soprattutto grazie ai contributi che ogni anno le casse statali elargiscono loro per decine e decine di milioni.
Così come non è un mistero che questo stato di cose finisca, inevitabilmente, per influire sulla lettura e sulla interpretazione degli accadimenti da parte degli addetti ai lavori.
Insomma, per dirla fuori dai denti, il sistema politico attraverso cospicue sovvenzioni continua ad assicurarsi la piaggeria di editori, giornalisti, commentatori.
Ecco perché più volte viene messa la sordina a quelle notizie che potrebbero dare fastidio alle stanze del potere.
Ad esempio, in questi giorni è stata sfumata o del tutto ignorata la notizia della memoria che l’Avvocatura dello Stato ha presentata alla Corte Costituzionale in vista della udienza in calendario per il prossimo 23 giugno.
Udienza nella quale la Consulta dovrà decidere sul ricorso per incostituzionalità del blocco della contrattazione salariale, per il periodo 2010-2015, per tutto il personale della pubblica amministrazione.
Nella sua memoria l’Avvocatura dello Stato sembra ammonire la Consulta preavvisandola che una eventuale accettazione del ricorso potrebbe gravare sulle casse statali per almeno 35 miliardi per gli anni dal 2010 al 2015, e per circa 13 miliardi ogni anno a partire dal 2016.
Mi sono chiesto perciò: perché silenziare questa notizia ed arginarne la diffusione ?
Probabilmente perché, a poche settimane dalla sentenza della Consulta che ha costretto il governo ad ammettere di aver defraudati di 16 miliardi i pensionati, per il periodo 2011-2015, dover riconoscere ora di aver estorti anche 35 miliardi ai dipendenti della pubblica amministrazione, sconfesserebbe le tante fandonie che i nostri governanti da anni raccontano agli italiani.
Insomma, sarà pure una osservazione banale e sbrigativa ma se l’Italia non è finita come la Grecia sotto le forche caudine della Troika lo si deve in buona parte a questi 51 miliardi che sono stati sgraffignati dalle tasche di pensionati e dipendenti pubblici.
Mentre, però, pensionati e dipendenti pubblici hanno più che valide ragioni per denunciare di essere stati vittime  sacrificali per far quadrare i conti pubblici, il debito pubblico continua invece a crescere, il che non fa che confermare quanto incapace, inetto ed inefficiente sia il nostro governo nel tagliare gli sprechi, nel ridurre i costi del sistema politico, nel mettere mano ad una spending review a 360 gradi.
Già, ma per realizzare questo programma ci vorrebbe un capo del governo responsabile e dotato di appropriati attributi, mentre purtroppo Palazzo Chigi è occupato da un individuo immaturo ed irresponsabile che si trastulla con la playstation e con i tweet. 

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