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giovedì 25 giugno 2015

Un Oscar al bifrontismo di Renzi

Se a Los Angeles, nella effervescente notte degli Oscar, la giuria decidesse di assegnare una statuetta dorata anche al protagonista della immaginaria ed inquietante pellicola dal titolo “Il ritorno di Giano bifronte”, a ritirare il premio non potrebbe essere che Matteo Renzi.
È fin troppo facile anche ipotizzare quale sarebbe la motivazione della giuria: “Per aver interpretato in modo magistrale il personaggio farisaico, ambiguo ed opportunista, pronto a mutare opinione a seconda della convenienza del momento”.
Ad onor del vero sulla scena politica italiana non è certo Renzi il primo a dimostrare la vocazione al fariseismo.
E non è neppure lui il primo a fare il moralista a giorni alterni, intransigente nei giorni pari e lassista in quelli dispari.
Di sicuro, però, Renzi è il primo che si dimostra capace, nel giro di qualche ora, di proporre una interpretazione etica più volubile del volo di una farfalla.
Ad esempio, ogniqualvolta si esibisce in televisione, cioè un giorno sì e l’altro pure, o se intervistato da compiacenti giornalisti, Renzi proclama sempre intransigenza nei confronti di ogni comportamento che sia moralmente e socialmente riprovevole.
Per dar prova del suo rigore, ad esempio, Renzi ha pretese le dimissioni di un ministro del suo governo, Maurizio Lupi, solo perché da una intercettazione telefonica era emersa la “gravissima” colpa di aver raccomandato il figlio per un posto di lavoro.
I tanti grulli della corte renziana non persero l’occasione per profondersi in incensamenti del rigore morale del loro boss.
Gli stessi grulli di corte, però, non si sono indignati pochi giorni dopo quando Renzi, in pubblico, ha abbracciato un condannato per abuso d’ufficio, Vincenzo De Luca, e neanche si scandalizzano oggi quando Renzi, menando il can per l’aia, tergiversa nell’applicare la legge Severino nei confronti dello stesso De Luca.
Grulli che si sono affrettati, invece, a far eco a Renzi nel sollecitare le dimissioni del sindaco di Roma, Ignazio Marino, anche se il tapino non è né indagato né inquisito nello scandalo di “Mafia Capitale”.
Per non deragliare, però, dalla logica della farisaica morale a giorni alterni, tutti in coro i grulli di corte si sono opposti alle dimissioni richieste al sottosegretario Giuseppe Castiglione, lui si formalmente indagato invece proprio nell’inchiesta “Mafia Capitale” per presunte tangenti nella gestione del centro di accoglienza di Mineo.
Come si comporterà, ora, il bifrontismo morale di Renzi quando dovrà decidere se accogliere o meno la richiesta di arresti del senatore Antonio Azzolini, presidente della Commissione Bilancio, inoltrata al Parlamento dalla procura di Trani per il crac della clinica Divina Provvidenza ?
Insomma, con la morale Renzi dimostra di essere molto abile nel fare il gioco delle tre carte, ma quel che è peggio intorno a lui tanti grulli annuiscono ! 

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