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domenica 21 giugno 2015

Vergogne del Bel Paese

Ci sono dei giorni, ed oggi è uno di quelli, in cui dopo aver fatto il pieno di notizie sulle dilapidazione del denaro pubblico e sulla propagazione di ruberie e malaffare nella pubblica amministrazione non solo mi incazzo, ma mi vergogno di essere italiano.
Disonestà, abusi, illegalità pervadono a tal punto la nostra società da indurre a credere che la rettitudine e l’onestà siano monete ormai così rare nel nostro Bel Paese da meritare un posto di rilievo nelle bacheche dei collezionisti.
A lenire tanta amarezza c’è solo la consapevolezza che, nonostante tutto, ci sono milioni e milioni di italiani perbene, che vivono del loro lavoro, se hanno la fortuna di averne uno, fanno sacrifici, pagano le tasse, a dispetto della disonestà dei troppi farabutti.
Purtroppo, mentre milioni di cittadini tirano la carretta sempre più con fatica in questa congiuntura angosciante e senza fine, non passa giorno che dalle cronache non emergano fatti a dir poco ignominiosi.
A Roma, ad esempio, mentre la Magistratura continua a sollevare veli su “Mafia Capitale 1” e “Mafia Capitale 2”, la Corte dei Conti del Lazio avvia una indagine sull’impiego illegittimo di 350 milioni da parte della amministrazione comunale.
Oggetto dell’inchiesta è il cosiddetto “salario accessorio” con il quale, negli anni dal 2009 al 2013, l’allora sindaco capitolino, il forzista Gianni Alemanno, ha generosamente omaggiati i 24000 dipendenti comunali usando denaro pubblico, ovviamente con il beneplacito di quegli stessi sindacalisti sempre pronti a scendere in piazza per denunciare sprechi, abusi, illegalità.
Di norma per svolgere con impegno e diligenza i compiti assegnati ogni dipendente, anche quelli del Comune di Roma, percepisce un salario.
Sennonché il DL 78/2010 ha prevista la costituzione di fondi per la corresponsione di un “salario accessorio” a quei dipendenti che si distinguessero con performance di eccellenza per produttività, impegno, operosità.
Il “salario accessorio” dovrebbe essere, quindi, una forma finalizzata a premiare il merito.
Ebbene, Gianni Alemanno, negli anni in cui è stato sindaco di Roma, ha pensato bene di distribuire a pioggia i fondi del “salario accessorio”, indiscriminatamente a tutti i 24000 dipendenti comunali, riuscendo così a premiare anche coloro che si erano distinti con performance di “eccellenza” in termini di assenteismo, inoperosità, sciatteria.
Ora, se Alemanno avesse dimostrata tanta generosità pagando di tasca sua non ci sarebbe nulla da obiettare, se non che la generosità di Alemanno è costata alle casse dello Stato, cioè a noi tutti, ben 350 milioni.
Ma, nelle stesse ore, la “eccellenza” negativa dei comuni italiani e dei loro dipendenti viene testimoniata dai Carabinieri di Marcianise e da alcune telecamere installate nei locali del comune di Orta di Atella, cittadina di 30000 abitanti in Provincia di Caserta.
L’occhio delle telecamere, infatti, ha permesso di osservare un sistema consolidato con il quale, a turno, una ventina dei 128 dipendenti comunali provvedeva alla vidimazione collettiva dei badge di presenza per tutti i colleghi assenti dal posto di lavoro.
Così sono finiti indagati per i reati di truffa aggravata e false certificazioni nientepopodimeno che 85 dei 128 dipendenti.
Ancora più disgustoso che questi reati, come è stato assodato, siano stati commessi sotto gli occhi, tolleranti o complici, di amministratori comunali, dirigenti ed addetti municipali alla vigilanza.
Non è certo questo il primo caso venuto a galla di truffe commesse da dipendenti pubblici con l’illecito della vidimazione collettiva, ma mi domando quanti di questi farabutti sono stati poi licenziati a calci nel sedere? 

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