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sabato 1 agosto 2015

Fino a quando dovrà durare la narcosi ?

Con quel sorrisetto da bulletto di periferia, perennemente stampato in viso, Matteo Renzi va in giro di qua e di là sparando fanfaronate a gogò, convinto che il mondo intero sia lì per farsi infinocchiare da lui.
Vuole dimostrare, a se stesso ed ai suoi accoliti, di essere come imbonitore ancora più bravo del suo guru, il Berlusconi da Arcore, non curandosi che, così facendo, arreca al Paese più danni del suo maestro.
Per dovere di cronaca Berlusconi, pervaso da una improvvisa vocazione politica, scese in campo nel 1994 solo perché tangentopoli aveva spazzato via dalla scena politica il suo padrino Bettino Craxi che garantiva a lui ed alle sue aziende favori e protezione.
Prima della uscita di scena di Craxi, infatti, Berlusconi si era guardato bene dal mettere becco in politica.
Nel caso di Renzi, invece, cosa può renderlo così tarantolato nel suo dimenarsi pubblico se non una sindrome da ambizione maniacale ?
Ambizione morbosa ed egocentrismo spropositato che, oltre a fargli perdere il senso della realtà, ne condizionano e ne infantilizzano comportamenti ed idee.
Perfino nel manifestare immaturità Renzi vuole essere la controfigura del suo maestro di Arcore.
Ad esempio, Berlusconi, durante i vertici europei, si comportava come uno studente burlone in gita scolastica, immortalato nelle foto di gruppo mentre si sollazzava nel fare le corna sulla nuca di qualche capo di Stato, o quando rivolgendosi a squarciagola ad Obama si attirava il biasimo della regina Elisabetta.
Ebbene, Renzi durante i vertici internazionali, poiché nessuno se lo fila, esibisce crasse risate e vigorose pacche sulle spalle degli altri premier.
Ora, però, non è tanto il suo voler fare il compagnone a tutti i costi che sconcerta e preoccupa in Italia ed in Europa, quanto piuttosto il distacco con cui tratta e parla dei problemi reali del Paese e dei suoi cittadini.
Nell’anno e mezzo in cui, con la brigata di fedelissimi telecomandati, ha occupato Palazzo Chigi è stato capace di somministrare agli italiani solo caterve di commercial allo scopo di far passare il messaggio “guardate come sono bravo”.
Mai una visione chiara e prospettica dei problemi del Paese e delle priorità con cui affrontarli, e neppure la capacità di confrontarsi sul campo ed ascoltare gli altri.
Peggio ! Renzi si è anche dimostrato incapace di procedere con una navigazione a vista che, almeno, gli avrebbe permesso di fronteggiare ed aggredire, giorno dopo giorno, le difficoltà che erano sotto gli occhi di tutti.
L’impressione, diventata poi certezza, è che il vero obiettivo del premier sia quello di smerciare agli italiani fanfaronate per nascondere, dietro una spessa coltre di fumo, il nulla assoluto della sua azione di governo.
All’inizio, ad esempio, ha spacciata l’idea che in pochi mesi il governo avrebbe risolte le criticità del Paese attuando un nutrito programma di riforme.
In realtà, poi, per mesi il dibattito sulla riforma della legge elettorale, che di certo non serviva per alleviare le sofferenze di oltre 4 milioni di cittadini in stato di povertà assoluta, ha paralizzato Parlamento e Paese.
Nelle settimane che hanno precedute le elezioni europee con centinaia di spot sul bonus di 80 euro ha circuiti i possibili elettori.
Poi, nel disinteresse europeo c’è stato il semestre di presidenza italiana, mentre TV e giornali ci servivano, a pranzo e cena, annunci pubblicitari con i quali Renzi favoleggiava di riforme, giustizia, Senato, RAI, pubblica amministrazione, oppure magnificava gli effetti miracolosi del Jobs Act o della riforma della scuola.
Insomma, presentatosi come “l’uomo del fare” ha finito per essere “l’uomo del solo cianciare”.
Purtroppo per Renzi, però, giungono implacabili ed impietosi, con regolarità, i dati ufficiali che diradano la coltre di fumo creata ad arte e documentano come il Paese non sia quello narcotizzato dalle bufale renziane.
Nei giorni scorsi, ad esempio, il rapporto Svimez ci ha fatto scoprire un Sud Italia che si avvia “verso un sottosviluppo permanente”, con una capacità di crescita inferiore perfino a quella della Grecia, con una persona su tre a rischio povertà, con un tasso di disoccupazione che supera il 20,5% !!!
Inoltre, sconfessando i tronfi proclami sui miracoli del Jobs Act, proprio oggi l’ISTAT riferisce che a giugno, in Italia, la disoccupazione è cresciuta al 12,7% e quella giovanile al 44,2%, precisando, inoltre, che negli ultimi 12 mesi il numero dei disoccupati è aumentato di 85.000 unità.
Domanda: fino a quando dovrà durare la narcosi degli italiani ? 

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