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domenica 22 novembre 2015

Colpirne 100 per educarne 1 ?

Scoloritasi la paura ed attenuato il ricordo di quel 11 settembre 2001, ci avevano fatto credere che il terrorismo fosse stato debellato.
Infatti, per l’egoismo imperante rifiutavamo di vedere, o perlomeno ci mostravamo indifferenti di fronte agli eccidi e agli atti terroristici che hanno continuato a macchiare di sangue molte aree del pianeta.
Inoltre, per ipocrisia abbiamo continuato ad etichettare come atti terroristici solo quelli che colpivano noi occidentali e non quelli che noi occidentali commettevamo ai danni di altre popolazioni.
Mi sono sempre domandato, ad esempio, se è moralmente onesto giustificare come una banale azione di guerra e non condannare, invece, come atto terroristico le bombe “intelligenti” scagliate su un mercato iracheno, gremito di donne, bambini ed anziani, oppure su un corteo nuziale afgano.
Lo stesso dubbio che mi cruccia di fronte agli indiscriminati scempi compiuti dagli israeliani sulla popolazione civile palestinese come reazione agli attentati commessi dai seguaci di al-Fatah.
Ricordo che negli anni ‘70 ed ‘80 i terroristi di casa nostra, brigatisti rossi e neri, latravano una loro parola d'ordine “colpirne uno per educarne cento”.
La sensazione che ho da qualche tempo è che per debellare il terrorismo, dalla “seconda Guerra del Golfo” in poi, noi occidentali abbiamo adottata una strategia del tutto rovesciata rispetto a quella dei brigatisti nostrani.
Nel senso che la logica con cui si vorrebbe combattere il terrorismo sia quella di “colpirne cento per educarne uno”, come dimostrano, ad esempio, i raid aerei americani, francesi & Co, su Siria ed Iraq.  
Nei territori siriani ed iracheni occupati dall’Isis, infatti, non vivono solo jihadisti e tagliagole ma anche la popolazione civile che non è ancora riuscita a fuggire dalle grinfie del Califfato.
Uomini, donne, bambini, anziani, vittime innocenti di grappoli di bombe che, nelle intenzioni, dovrebbero debellare il terrorismo.
Grappoli di bombe, tra l’altro, che, con il pretesto della guerra al Califfato, la Russia lancia sulle zone occupate dagli oppositori di Assad, e la Turchia usa per colpire i combattenti curdi del PKK, il movimento politico che avversa il presidente Erdoğan.
Per questo, nella mia ignoranza di persona comune mi domando: questo mietere vittime soprattutto tra i civili non può esacerbare gli animi e fomentare l’odio verso l’occidente in generale e  l’Europa in particolare, creando così terreno fertile per la propaganda dei jihadisti ?
Non solo ma come non rimanere allibiti e sgomenti dopo che Putin, nel recente G20 svoltosi ad Antalya, ha denunziato senza giri di parole, e quel che è ancora più grave senza che nessuno lo abbia smentito, che a quel tavolo erano presenti anche Paesi che finanziano ed armano Isis.
In breve mi sono detto: se tra i Capi di stato e di governo, riuniti ad Antalya per decidere come combattere il terrorismo, c’erano anche quelli che il terrorismo lo armano e lo finanziano, quel G20 è stata una ignobile presa per il culo delle vittime del terrore e di noi tutti. 

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