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sabato 23 gennaio 2016

Fannullone a chi ?

Se non ci fosse da piangere l’Italia sarebbe il paese ideale per sbellicarsi dalle risa tutto l’anno.
Ad esempio, a giorni alterni assistiamo alle sceneggiate di una classe politica che fa finta di darsi un gran da fare ora per contrastare la corruzione, ora per debellare mafia, camorra e ‘ndrangheta, ora per annientare la disoccupazione, ora per eliminare gli sperperi di denaro pubblico, ora per risanare il territorio, e così via.
Invece la realtà, anno dopo anno, testimonia come corruzione e malaffare procedano al galoppo, come mafia, camorra ed ‘ndrangheta dilaghino a loro piacimento, come la disoccupazione non indietreggi, come il debito pubblico continui a crescere, come i dissesti ambientali si ripropongano da nord a sud mettendo in ginocchio migliaia di cittadini, e via dicendo.
È di questi giorni la notizia che all'improvviso il nostro premier, Matteo Renzi, tra una ciarla e l’altra abbia scoperto che nella Pubblica Amministrazione ci siano i “fannulloni”, od i “truffatori” come li ha ribattezzati lui, ed abbia deciso di metterli sotto tiro.
Mi viene da sorridere perché è da tempo immemorabile che le cronache quotidiane riferiscono di dipendenti pubblici che, senza pudore ed impunemente, dopo aver timbrata la presenza abbandonano il posto di lavoro per dedicarsi a faccende personali come fare shopping, frequentare palestre e piscine, accompagnare i figli al parco giochi, etc.
Evidentemente Renzi ha vissuto finora su qualche pianeta lontano milioni di anni luce se, ad esempio, non si è sdegnato, e non ha reagito, mesi fa, neppure di fronte alle immagini di quel vigile urbano di Sanremo che, in mutande, certificava con il badge la sua presenza al lavoro.
Per questo ora mi domando come mai Renzi, dopo due anni di governo, si indigni solo oggi contro quel malcostume che da anni è documentato da centinaia di cronache.
Perché solo oggi ?
Ho il dubbio, infatti, che Renzi si affanni così tanto oggi, alla vigilia di importanti elezioni amministrative, perché vuol far credere agli elettori fessacchiotti che lui sia il moralizzatore dei costumi nella Pubblica Amministrazione.
Contro i fannulloni, peraltro, già Renato Brunetta, quando era Ministro per la pubblica amministrazione, aveva lanciati i suoi strali disponendone anche il licenziamento, però senza grande successo.
La verità è che si tratta di un malcostume diffuso in tutte le aree del pubblico impiego, dagli uffici ministeriali a quelli regionali e comunali, dai presidi ospedalieri agli istituti scolastici, fino agli organismi delle Forze dell’Ordine.
I primi responsabili di questo andazzo sono di certo quei dirigenti pubblici che, per quieto vivere, fingono di non accorgersi che i loro collaboratori truffino lo Stato risultando falsamente presenti in ufficio.
Se poi, però, ci fosse anche del vero nella autodifesa dei dipendenti comunali di Sanremo, messi sotto accusa, quando affermano “in ufficio non avevamo nulla da fare”, allora oltre alle responsabilità dei dirigenti ci sono anche quelle ancora più gravi della politica che si rifiuta, ad esempio, di aggredire sprechi ed esuberi con la “spending review” (NdR: Bondi, Cottarelli e Perotti colpevoli di averlo proposto a Renzi sono stati esonerati).
D’altra parte, quando gli esempi truffaldini, in materia di assenteismo, vengono da individui profumatamente rimunerati come deputati e senatori che disertano i lavori parlamentari per curare i loro affari, allora prendersela solo con le pedine dappoco, anche se disoneste, è una autentica ciarlatanata.
Poiché, però, il 22 dicembre del 2014 mi ero già occupato del ripugnante assenteismo parlamentare con il post “Top ten dei parlamentari assenteisti” … oggi vorrei evitare nuovi travasi di bile.    
Concludo, perciò, d’accordo con lo speziale don Franco al quale Giovanni Verga, nel romanzo “I Malavoglia”, fa dire  “il pesce puzza sempre dalla testa”. 

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