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mercoledì 25 maggio 2016

Fil rouge per la continuità

Lo stato confusionale nel quale si barcamenano, e non certo da oggi, Matteo Renzi ed alcuni ministri del suo governo, potrebbe essere la causa delle frequenti alterazioni che provocano dissociazioni dalla realtà ed avventatezza del linguaggio.
Ad esempio, giorni fa a Bergamo, Matteo Renzi ha voluto dare il via con ben cinque mesi di anticipo alla campagna referendaria facendo finta di non ricordare che, invece, tra soli 15 giorni saranno chiamati alle urne milioni di italiani per elezioni amministrative che, in questo momento, assumono un rilevante significato politico !
Nel suo logoro e monotono sproloquio per il “si” alla riforma costituzionale del Senato, il presidente del consiglio (NdR: dubbio ! o il segretario del PD ?!?), ha accusato i sostenitori del “no” di voler personalizzare il referendum equiparandone il risultato ad un voto favorevole o contrario a lui ed al suo governo.
Ho dovuto ascoltare e riascoltare più volte questa asserzione perché suonava così strampalata da apparirmi inverosimile.
Invece no, sono state proprio parole pronunciate da Renzi !
Ancora uno stravolgimento dei fatti dovuto, forse, ad un improvviso deficit della memoria che ha fatto dimenticare a Matteo Renzi, in quel di Bergamo, come siano mesi che lui, e solo lui, si ostini nell’associare il suo futuro politico al risultato referendario.
Lui e non altri, infatti, da mesi va sbraitando ai quattro venti  che in caso di vittoria dei “no” lui non solo rassegnerebbe le dimissioni dalla presidenza del consiglio ma addirittura si ritirerebbe per sempre dalla scena politica.
La verità è che dimissioni e ritiro dalla scena politica non costituiscono più solo il ritornello di Renzi.
Nelle ultime ore, infatti, anche la ministra Maria Elena Boschi, pur di aprir bocca, si è dichiarata allineata e coperta ai propositi del suo boss annunciando che, in caso di vittoria dei “no”, anche lei rassegnerebbe le dimissioni ed uscirebbe di scena.
A preoccupare non è questa fausta prospettiva, bensì la constatazione che anche la ministra Boschi sembra mostrare i sintomi dello stato confusionale al quale si accennava prima.
Infatti, esaltata ed invasata non meno di Renzi nel fare carte false pur di giustificare e promuovere la insensata riforma del Senato, la ministra Boschi, che già aveva  assimilati agli esagitati di CasaPound coloro che voteranno “no” al referendum costituzionale, ha persa la trebisonda quando, ospite di un programma TV, nel contestare la scelta della Associazione Partigiani di schierarsi per il “no” al referendum, ha asserito che “ci sono molti partigiani, quelli veri che hanno combattuto, e non quelli venuti poi, che voteranno si alla riforma costituzionale”.
Parole scriteriate ed avventate che, manco a dirlo, hanno sollevato un putiferio più che comprensibile, soprattutto perché in effetti la Boschi non ha nessuna credenziale, oltre a quella di essere una spocchiosa e piena di sé, per etichettare come veri o falsi i partigiani associati all’ANPI.
Poiché, però, sembra soffrire anche lei di disturbi della memoria, ecco che dopo poche ore ha negato di aver pronunciate quelle parole ed anzi, secondo le migliori consuetudini della impostura politica, ha accusati i media di “evidenti strumentalizzazioni”.
Chissà perché ma, a pensarci bene, questo stravolgere i fatti, questo negare l’evidenza, questo addossare ad altri colpe inesistenti, mi ricordano il dejà vu degli anni berlusconiani.
Anni  che per  Renzi e le sue vestali, evidentemente, rappresentano il modello al quale ispirarsi e con il quale mantenere il fil rouge della continuità. 

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