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mercoledì 8 giugno 2016

Di ventennio in ventennio

Se durante il fascismo l’EIAR, con la radio avesse avuta anche la televisione, gli italiani d’allora  avrebbero assistito a quanto più o meno sta accadendo oggi sotto l’egemonia del ducetto di Rignano sull’Arno.
Qualcuno potrebbe obiettare che già sotto la dominazione berlusconiana la RAI si era assoggettata senza fiatare all’editto bulgaro ed aveva epurati dagli schermi TV personaggi sgraditi al regime come Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi.
Osservazione inoppugnabile che non fa altro che confermare, però, come tra berlusconismo e renzismo non ci sia soluzione di continuità.
Anzi, parafrasando la celebre frase mussoliniana “è l’aratro che traccia il solco ma è la spada che lo difende”, oggi si potrebbe dire: è Berlusconi che ha tracciata la strada al totalitarismo ma è Renzi che la sta percorrendo.
Un regime renziano, in work in progress, che non tralascia nulla pur di non sfigurare di fronte agli autoritarismi più infidi ed odiosi.
Il lavoro sporco, ad esempio, viene portato avanti alla chetichella da individui subdoli e meschini per far sì che il ducetto non compaia mai come autore o mandante delle nefandezze.
Un caso ?
Nicola Porro, giornalista e conduttore televisivo licenziato dalla RAI perché inviso al regime, nell’ultima puntata del suo programma “Virus, il contagio delle idee”, dal 2013 in onda su RAI 2, ha ospitato, o ha dovuto ospitare, il premier Matteo Renzi che con la sua presenza voleva dare ad intendere, agli allocchi, di non essere lui il mandante della defenestrazione di Porro.
Non mi meraviglierei se, nelle settimane precedenti, Porro sia stato sommerso da tweet renziani con l’hashtag #Nicolastaisereno, come accadde ad Enrico Letta prima di essere pugnalato alla schiena.
Come in ogni regime dispotico anche in quello renziano non manca il guitto che, mandati in soffitta frizzi e lazzi, si dedica anima e core a far gioire il potente di turno.
Sta accadendo in questi giorni con Roberto Benigni da Castiglion Fiorentino.
Inaspettatamente voltagabbana ed opportunista, Benigni ha sotterrata la sua verve caustica ed irriverente per chinarsi alle fregole di Matteo Renzi e dei suoi reggicoda che vogliono sfregiare la Costituzione.
Era il 2012 quando Benigni, dagli schermi televisivi di RAI 1, con un monologo seguito da 12 milioni di italiani ricordava loro quanto fossero fortunati ad avere la Costituzione “La più bella del mondo”.
Quel monologo di successo, nuovamente mandato in onda dalla RAI lo scorso 2 giugno per i 70 anni della Carta Costituzionale, è stato preceduto questa volta da una intervista e da un costosissimo prologo di 6 minuti dello stesso Benigni (NdR: per il quale la RAI ha sborsati circa 200.000 euro !), utilizzati dal comico fiorentino per far sapere che lui voterà “SI” al referendum di ottobre per confermare la oscena riforma costituzionale del Senato.
Benigni, naturalmente, si è guardato bene dal motivare perché oggi sia passato dalla parte di chi intende stuprare “La più bella del mondo”.
Eppure ricordo bene che, quando furoreggiava Berlusconi, lui era tra i più implacabili ed instancabili nel tuonare contro possibili tentativi berlusconiani di cambiare la Costituzione.
Possibile che Benigni scopra improvvisamente che la Costituzione, da lui celebrata come “La più bella del mondo”, sia diventata così antiquata e malridotta da dover essere sottoposta ad un lifting che la sfiguri ?
E questo solo per far piacere a Matteo Renzi ?
Suvvia Benigni, anche se lei è solo un guitto dia prova di un po’ di coerenza e di onestà intellettuale !

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