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venerdì 23 settembre 2016

Comprereste un’auto usata da … ?

Da quando l’Innominabile si è impossessato di Palazzo Chigi hanno nuovo vigore i venticelli che spirano dai quadranti della insincerità, della sfrontatezza e della smemorataggine.
Quando, ad esempio, nel febbraio 2012 l’allora premier Mario Monti espresse il no definitivo alla candidatura di Roma per le Olimpiadi 2020, furono in molti a condividerne la decisione (NdR: i più convinti a manifestare la loro soddisfazione furono la Lega ed il PD, si proprio quel PD che oggi baccaglia contro il "no") e nessuno si strappò le vesti in nome di un supposto danno all’immagine ed al prestigio italico.
“Pensiamo non sarebbe coerente impegnare l’Italia in questa avventura che potrebbe mettere a rischio i denari dei contribuenti” dichiarò il presidente del consiglio riferendosi, per esperienze recenti e passate, alla incertezza sui reali costi dei progetti di manifestazioni sportive.
Erano i mesi in cui, lo ricordiamo tutti, per riportare la nave Italia in linea di galleggiamento Monti metteva in atto manovre lacrime e sangue delle quali gli italiani continuano a pagare lo scotto ancora oggi.
Sono trascorsi quattro anni ed a dire no alle Olimpiadi 2024, questa volta è la neo sindaco di Roma, Virginia Raggi.
Da poche settimane in Campidoglio la neo sindaco è preoccupata innanzitutto dal come far fronte alle disastrate condizioni della città, lasciatele in eredità dalle rovinose amministrazioni capitoline di centrodestra, Alemanno, e di centro sinistra, Marino.
Situazioni, quelle sì, che gravano negativamente sull’immagine di Roma e sul prestigio dell’Italia a livello internazionale.
Peraltro, anche se sono trascorsi quattro anni dal 2012 la situazione economica del Belpaese non è migliorata di molto.
Un dato per tutti: il debito pubblico è passato dai 1.936 miliardi del febbraio 2012 ai 2.252 miliardi del luglio 2016, con una crescita di 316 miliardi, di cui 163 miliardi solo nei 28 mesi di governo dell’Innominabile.
Siccome sostenendo la candidatura alle Olimpiadi lo Stato dovrebbe sottoscrivere una clausola con l’impegno, nei confronti del CIO, a garantire la copertura finanziaria in caso di deficit o di aumento dei costi previsti dalla macchina organizzativa, sarebbe incosciente scaricare su figli e nipoti i rischi derivanti dalla megalomania di qualcuno.
Anche per questo è stupefacente ed inquietante che, in prima fila, alfieri e paladini ostinati delle Olimpiadi 2024 siano proprio due personaggi che hanno già data prova di incapacità nella gestione organizzativa ed economica di eventi sportivi.
Mi riferisco a Giovanni Malagò ed a Luca Cordero di Montezemolo.
Il primo, ad esempio, è stato presidente del comitato organizzativo dei mondiali di nuoto svolti a Roma nel 2009.
La candidatura di Roma ai mondiali di nuoto aveva come fiore all’occhiello la immaginata Città dello Sport di Tor Vergata, su progetto di Santiago Calatrava, che avrebbe dovuto essere il palcoscenico dei mondiali e diventare un polo polisportivo con campus in cui ospitare atleti e studenti universitari.
L’opera, autorizzata nel 2005, prevedeva un investimento di 60 milioni che divennero già 120 al momento della assegnazione lavori.
Resisi conto, però, che la Città dello Sport non sarebbe stata ultimata in tempo utile per ospitare la competizione mondiale, nonostante fossero già stati spesi 250 milioni, in mancanza di ulteriori fondi fu deciso di abbandonare il progetto.
Il risultato è che, a tutt’oggi  dopo 18 anni, lo scheletro incompiuto della “vela di Calatrava”, in avanzato stato di degrado, si erge monumento allo spreco del denaro pubblico.
Nel contempo, resosi conto di non poter utilizzare gli inesistenti impianti della Città dello Sport, il comitato organizzativo presieduto da Malagò pretese altri 45 milioni per ristrutturare il Foro Italico dove, alla fine, furono ospitati i mondiali di nuoto.
Per recuperare gli scheletri e completare la realizzazione della Città dello Sport oggi viene ipotizzata una ulteriore spesa di 600/900 milioni.
Domanda: da dove tirare fuori questo denaro se non dalle tasche dei cittadini favoleggiando dei benefici e del prestigio che l’Italia otterrebbe con le Olimpiade 2024 ?
Anche l’altro paladino delle Olimpiadi, Luca Cordero di Montezemolo, sicuramente non ha data prova di capacità e rigore nella organizzazione e gestione di eventi sportivi.
Nel 1986 nominato presidente del comitato organizzativo dei campionati mondiali di calcio “Italia ‘90”, ha lasciato dietro di sé opere inutili e monumenti allo spreco del denaro pubblico.
Qualche perla del presidente Montezemolo nella gestione di “Italia 90”:
Ø  la spesa complessiva  di “Italia ‘90” fu di oltre 7.200 miliardi di lire (NdR: pari a circa 3,8 miliardi di euro) con uno sforamento del budget pari all’85%;
Ø  per fare fronte agli investimenti di “Italia ‘90” lo Stato (cioè tutti noi) si indebitò accendendo mutui che dovrebbero essersi estinti con la rata di 61,2 milioni di euro pagata nel 2014 (NdR: 24 anni dopo l’evento);
Ø  il “Delle Alpi” di Torino, stadio definito “avveniristico” nei proclami di Montezemolo, costato 226 miliardi di lire, è stato demolito nel 2009 perché gli spalti erano stati realizzati così lontani dal campo da rendere non godibile lo spettacolo agli spettatori, oltre che per i continui ed eccessivi costi di manutenzione;
Ø  il progettato grandioso hotel in Milano, a Ponte Lambro, costato 10 miliardi di lire, non è stato mai ultimato e venne demolito nel 2002;
Ø  con il pretesto dei tempi stretti per realizzare le opere, i lavori furono assegnati senza gare di appalto con conseguenti ed inevitabili speculazioni e sovrapprezzi.
Per “Italia ‘90” si potrebbe proseguire nella elencazione di “sprechi e dissipazione del denaro dei contribuenti” come sostenne l’onorevole De Luca proponendo una inchiesta parlamentare.
Ora, è a questi due personaggi, dai quali molti di noi non acquisterebbero neppure un’auto usata, che il premier si è affidato per portare avanti la candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024.
Una scelta kafkiana ancora prima che scriteriata !

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