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giovedì 6 ottobre 2016

10 buone ragioni per il mio “NO” (Terza parte)

La sintesi più azzeccata di quello che potrà accadere il 4 dicembre, quando gli elettori andranno alle urne per il referendum, secondo me l’ha espressa Maurizio Crozza asserendo: “Referendum ? Il Paese è diviso tra chi ha capita la riforma costituzionale e chi invece voterà SI”.
In effetti, più ci si addentra nella lettura del testo di questa riforma e più ci si rende conto di un perverso disegno che, per il combinato disposto di riforma e di Italicum, si propone di ghettizzare i cittadini, cioè il Popolo Sovrano, sottraendo loro oltre alla libertà di scegliere i loro rappresentanti anche alcuni sacrosanti diritti riconosciuti dalla Carta Costituzionale.
È sufficiente, infatti, leggere il testo stesso della riforma per rilevare la  Balla n°5 che si palesa nel affannoso tentativo con cui il presidente del consiglio cerca di far credere agli italiani che la riforma porterà loro solo vantaggi.
I casi sono due, o l’Innominabile non conosce la riforma, il che non stupirebbe visto il pressapochismo del personaggio, oppure mente spudoratamente.
Perché ?
Ø  Perché, come si è già visto, agli elettori viene rubato il diritto di scegliere i propri rappresentanti sia alla Camera che al Senato dove, invece, si accomoderanno decine e centinaia di individui nominati dai capibastone dei partiti.
Ø  Perché l’Art. 11 della riforma nel modificare l’Art. 71, secondo comma, della Costituzione alza da 50.000 a 150.000 il quorum di firme richieste ai cittadini per proporre un progetto di legge di iniziativa popolare. È manifesto lo scopo di ostacolare il Popolo Sovrano nel partecipare alla funzione legislativa che ogni governo autoritario considera una sua prerogativa esclusiva.
Ø  Perché anche l’Art. 15 della riforma, modificando l’Art. 75 della Costituzione, eleva da 500.000 ad 800.000 il quorum di firme necessarie per proporre un referendum popolare. Anche in questo caso l’intento è rendere difficile, se non addirittura impossibile l’esercizio di un diritto riconosciuto ai cittadini dalla Carta Costituzionale, visto che la storia ha già attestato come in molti casi sia stato impossibile raggiungere perfino il quorum di 500.000.
In sostanza una riforma che da un lato sottrae diritti ai cittadini, mentre,dall’altro, si preoccupa di concedere privilegi ai neoeletti membri della casta.
Ed eccoci, così, alla Balla n°6 che il presidente del consiglio ripete senza pudore sostenendo che ai senatori part-time bisogna riconoscere l’immunità parlamentare perché lo prevede la Carta Costituzionale.
Credo disonesto ed ingiustificabile che l’Innominabile si appelli alla Costituzione quando vuole concedere privilegi ai membri della casta, mentre la calpesti quando si tratti di defraudare i cittadini dei loro diritti.
Ciò premesso, comunque, mi pare evidente che il presidente del consiglio abbia studiata la Costituzione solo sul bignamino e, quindi, abbia lacune conoscitive tali da indurlo a raccontare balle.
Perché ?
Ø  Perché gli Art. 56 e 58 della Carta Costituzionale riconoscono come parlamentari solo coloro che siano “eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori”. Perciò non può essere equiparato a parlamentare chi, sindaco o consigliere regionale, sia eletto senatore part-time dai consigli regionali come prevede appunto il rimaneggiato Art. 57 della riforma.
Ø  Perché, pertanto, non essendo eletti in conformità al dettato degli Art. 56 e 58 della Carta Costituzionale è infondato e fraudolento citare la Costituzione per sostenere che ai senatori part-time spetti l’immunità.
Ø  Perché, oltretutto, sindaci e consiglieri regionali, pur se nominati senatori part-time, continueranno a svolgere la loro attività principale sul territorio come amministratori pubblici. Appartenenti, cioè, a quella tipologia di politici da sempre protagonista di inchieste giudiziarie per corruzione, malaffare, abuso d’ufficio, collusione con la criminalità organizzata.
Ø  Perché l’immunità non può essere concessa con i voucher spendibili, da sindaci e consiglieri regionali, solo se e quando partecipino ai lavori del Senato, per cui ne godrebbero come scudo anche quando svolgessero i loro compiti di amministratori nel rispetto o non dell’etica.
Ø  Perché nulla vieterebbe ai capibastone di privilegiare nella nomina a senatore part-time un amministratore già oggetto di inchiesta giudiziaria oppure consapevole di aver commessi reati che potrebbero essere investigati dalla Magistratura.
Con questa terza parte, in ogni caso, non ho esaurite le buone ragioni che mi indurranno, il 4 dicembre, a votare “NO”, ma mi fermo qui per non abusare della pazienza di chi ha la benevolenza di seguire il mio blog.

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