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lunedì 21 novembre 2016

Però, anche lui … sbrocca !

Ha detto e fatto di tutto per sostenere questa insensata riforma costituzionale.
Ha messi alla frusta tutti i suoi galoppini perché si consacrassero anima e corpo, in TV ed in convegni, per spacciare come oro il nulla assoluto della riforma.
Ha spedite lettere manipolatorie agli italiani all’estero.
Ha oscurata la bandiera UE con le 28 stelle nel gretto tentativo di abbindolare gli elettori leghisti.
Occupa da mesi gli schermi televisivi con un presenzialismo senza uguali nella storia repubblicana, in spregio per la “par condicio”.
Oggi arriva a minacciare di intasare le caselle postali degli italiani con depliant variopinti di tradizione berlusconiana.
Mi domando cosa si potrà ancora inventare l’imbonitore di Rignano per turlupinare gli italiani in queste due settimane che mancano al fatidico 4 dicembre.
È certo, però, che con il passare dei giorni e con l’approssimarsi della prima domenica di dicembre si nota una caduta verticale del suo linguaggio e del suo atteggiamento.
Insomma, mi sembra che, con la paura di andare a sbattere il muso contro i risultati del referendum costituzionale, l’innominabile … incominci a sbroccare.
Ad esempio, in queste ore è arrivato a denigrare coloro che sostengono il “NO” alla riforma, definendoli una “accozzaglia”, solo perché tra loro ci sono esponenti che appartengono a movimenti sia politici che della società civile molto diversi.
Evidentemente ancora una volta l’innominabile dà prova di non avere nessuna familiarità con quelli che sono i più elementari principi di un sistema democratico.
In una democrazia, infatti, la carta costituzionale è un valore condiviso che appartiene a tutti i cittadini, senza distinzione di credo politico e religioso, di sesso e colore della pelle, di età e stato sociale.
Non solo, ma l’imbonitore di Rignano dimostra anche di essere cieco come una talpa se non vede la “accozzaglia” che compone la combriccola di coloro che sostengono la riforma.
Che ci fanno insieme, ad esempio, il PD e Verdini ?
Forse sarà una mia manchevolezza ma ammetto che non riesco proprio a vedere quale sia la comunione logica e morale che metta insieme, nel sostenere questa indegna riforma, postcomunisti e cattolici massimalisti, piduisti e bancarottieri, massoni ed ex presidenti della repubblica, industriali e corruttori, e via discorrendo.
A meno che il filo comune non sia la appartenenza di tutti a quel establishment che ha potuto installare l’innominabile sulla poltrona di Palazzo Chigi, senza passare dal voto del popolo sovrano.

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