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mercoledì 22 febbraio 2017

E se il PD diventasse Partito della Nazione ?

Oso credere che Michele Emiliano, governatore della Puglia, non sia uno sprovveduto per cui se ha deciso di rompere il fronte degli scissionisti e rientrare nei ranghi lo avrà fatto per un tornaconto che spieghi la sua improvvisa piroetta.
Intervenendo alla direzione PD di ieri, peraltro, Emiliano ha sparato ancora ad alzo zero contro l’ex segretario del partito, Renzi, riaffermando molte delle critiche che già aveva espresse sabato alla riunione degli scissionisti.
Ha anche confermato di volersi candidare alla segreteria del partito, ispirandosi evidentemente alla massima decubertiana “l’importante non è vincere ma partecipare”.
Immagino che il primo a compiacersi della sconcertante giravolta di Emiliano sia proprio Renzi, il quale sa troppo bene di non potere fare a meno di uno sparring partner per evitare che congresso e primarie appaiano, all’opinione pubblica, come una ridicola sceneggiata.
Infatti, con un partito presidiato ormai in ogni dove da galoppini renziani è scontato che Renzi sarà riconfermato segretario del PD.
In queste ore, dunque, sembrerebbe essere questo l’allestimento scenico creato dall’Assemblea generale di domenica e dalla Direzione di martedì.
Uno scenario sul quale, però, incombono due incognite: la futura legge elettorale e la data delle elezioni.
Per quanto riguarda la data delle elezioni è prerogativa del Capo dello Stato accertare se esistano le condizioni per anticiparle, dopo aver valutati gli effetti che tale decisione potrebbe provocare al Paese ed alla sua instabilità politica, economica e finanziaria.
La spada di Damocle della procedura di infrazione avrà certamente il suo peso, così come lo ebbe nel novembre 2011 dopo la caduta del governo Berlusconi.
Non sarà sufficiente, quindi, la decisione di Renzi di staccare la spina al compagno di partito Gentiloni per indurre Mattarella ad indire elezioni anticipate.
La seconda incognita è rappresentata dalla legge elettorale che il Parlamento dovrà approvare dopo la bocciatura del Italicum da parte della Consulta.
Se, come è probabile, il Parlamento dovesse orientarsi per una legge proporzionale con premio di maggioranza solo alla lista che conseguisse il 40%, la chiara frenesia di Renzi di tornare a Palazzo Chigi dovrà fare i conti con un elettorato che non sembra più anestetizzato dalla sua ciarlataneria.
Infatti, anche se sarebbe avventato, in questo momento, dare credito ai sondaggi, può essere significativo osservare come il PD post-scissione sia accreditato del 22/23%, con un gap cioè di 17/18 punti da quel 40% che garantirebbe la maggioranza almeno alla Camera.
Poiché il personaggio Renzi, dopato da una smodata ambizione personale, non si contenterebbe di un ruolo marginale, non è irragionevole immaginare che già stia rimuginando sul da fare.
Ad esempio, potrebbe ipotizzare di dettare al PD, ormai liberatosi delle minoranze, una ulteriore sterzata centrista che agevoli la formazione di un listone babelico nel quale convergano NCD ed UDC, i verdiniani di ALA ed i conservatori riformisti di Cor, oltre a formazioni minori oggi presenti in Parlamento.
Sempre che, in alternativa, non emergano, ad esempio, accordi inconfessati del Patto del Nazareno che prevedano la confluenza di PD e Forza Italia in una nuova formazione politica che si presenti unita alle elezioni.
In entrambe queste ipotesi, molto somiglianti a quel Partito della Nazione che Renzi ha già vagheggiato in più occasioni, che ne sarà dei vari Emiliano, Cuperlo, Damiano e dei loro amici che ancora sperano in una svolta a sinistra del PD ?
Spireranno nuovi venti di scissione ?

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