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mercoledì 15 febbraio 2017

# Paolostaisereno

Chissà perché, ma il finale della Direzione PD di lunedì scorso, incomprensibilmente allargata, mi ha fatto venire in mente la conclusione di un’altra assise del PD renziano.
Ripenso, cioè, alla Direzione PD di giovedì 16 gennaio 2014 quando Matteo Renzi, dopo aver pubblicamente accusato di “lentezza” il governo Letta, fece sfoggio di una ipocrisia senza pari twittando, ancora una volta, quel falso ed infido “#Enricostaisereno”.
Questa volta, in verità, non c’è traccia di un tweet #Paolostaisereno”, indirizzato a Paolo Gentiloni.
È innegabile, però, che quando Matteo Orfini, con la innata espressione grigia e compunta da beccamorto, ha respinta la mozione che avrebbe impegnato il partito a garantire il sostegno fino a fine legislatura al governo Gentiloni, ne abbia di fatto confermata la incerta durata.
In altre parole il presidente PD con quella mossa ha prefigurate le condizioni perché anche Gentiloni possa essere pugnalato alla schiena all'improvviso, come è accaduto a Letta, da un nuovo dissennato proposito del ducetto di Rignano.
Non solo, ma per domenica 19 febbraio è stata convocata la Assemblea nazionale del PD che dovrà indire a tambur battente il congresso del partito.
Per fare cosa ? Boh !!!
Ora, può anche darsi che io stia prendendo una cantonata, ma ho la sensazione che sulla scena politica italiana ritorni a sfarfallare il fantasma dell’inciucio del Nazareno che solo parzialmente si è manifestato fino ad oggi.
È fantapolitica ? Forse, ma se proviamo a mettere insieme alcune circostanze casuali (???) di questi ultimi giorni può essere consentito qualche sospetto.
Ad esempio, dalle parti del centrodestra Berlusconi, non solo ha etichettato come “sbruffoncello” Matteo Salvini ma gli ha inviato anche il messaggio, forte e chiaro, che non potrà essere mai il leader del centrodestra.
Mi sembra evidente, cioè, che Berlusconi intenda tenersi le mani libere per ritornare a giocare un ruolo da protagonista con quello che ancora resta di Forza Italia.
Nel PD, parallelamente, Renzi sta facendo di tutto e di più per sbarazzarsi delle scomode minoranze interne.
La decisione di convocare frettolosamente e “subito” il congresso, e non una conferenza programmatica come suggerito dal ministro Andrea Orlando, appare una forzatura per costringerle alla scissione.
Solo così, infatti, una volta liberatosi dei Bersani, Speranza, Cuperlo, Emiliano & Co., Renzi potrebbe dar vita finalmente a quel “Partito della Nazione” di cui già aveva iniziato a disquisire, guarda caso, subito dopo aver tramato con Berlusconi al Nazareno nel gennaio 2014.
In realtà se, come è probabile, dopo che la Consulta ha bocciato l’Italicum il Parlamento finirà per approvare una legge elettorale di tipo proporzionale, con un premio di maggioranza per la lista che conseguirà il 40%, è prevedibile che nel listone del “Partito della Nazione” confluiscano, oltre ai reduci del PD, anche i verdiniani, gli alfaniani, gli pseudo centristi sparsi qua e là,e, perché no, in accordo con Berlusconi anche i superstiti di Forza Italia.
Solo mettendo insieme questa specie di guazzabuglio post-ideologico, una torre di Babele il cui collante non sarà la comunanza di idee e di programmi ma solo l’apporto di gerle più o meno imbottite di voti, il “Partito della Nazione” potrebbe sperare di raggiungere l’agognato 40%.
A quel punto, dal momento che Berlusconi sarà fuori gioco perché pregiudicato, la leadership del “Partito della Nazione”, e di conseguenza la candidatura a premier, toccheranno fatalmente a Matteo Renzi.
Probabilmente stiamo per assistere alla realizzazione del disegno politico che Berlusconi, allora premier, e Renzi, allora sindaco di Firenze, avevano già elaborato nel loro primo incontro a Villa San Martino, ad Arcore, il 6 dicembre 2010.
È fantapolitica ? Può darsi … staremo a vedere.

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