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lunedì 26 giugno 2017

L’infiltrato

Il secondo turno di ballottaggio delle amministrative 2017 non ha fatto altro che confermare il largo successo della “ammucchiata” di centro destra.
La definisco “ammucchiata” e non coalizione perché i tre leader, Berlusconi, Salvini e Meloni, non arrivano forse a detestarsi, di certo però non si amano appassionatamente non avendo quasi nulla in comune sul piano della visione politica, dei programmi e delle ambizioni personali.
Fatto sta che di fronte alla prospettiva di poter occupare gli scranni di sindaco in Comuni anche di grande valore politico i tre si sono turati il naso per presentarsi compatti in questa tornata elettorale.
Mi viene da sorridere immaginando Berlusconi, Salvini e Meloni intonare in coro, echeggiando i versi del canto rivoluzionario portato al successo negli anni ’70 dagli Inti Illimani, “derecha unida jamàs serà vencida ! De pie marchar que vamos a triunfar !”.
È difficile prevedere se e quanto potrà perdurare questa “ammucchiata” sia perché sarà difficile che concordino sulla scelta del leader, sia perché è probabile che alle prossime elezioni politiche ci si rechi con una legge elettorale proporzionale senza spazio per le coalizioni.
Sul fronte opposto, per contro, nel giro di pochi mesi il PD dopo la sonora batosta incassata il 4 dicembre al referendum costituzionale, ha subita oggi una disfatta storica.
Non mi riferisco tanto alla numerosità dei tracolli a livello comunale, quanto piuttosto agli smacchi emblematici sofferti in città da sempre roccaforti della sinistra.
Penso, ad esempio, ai casi di Genova, La Spezia, Sesto San Giovanni (NdR: nota come la Stalingrado italiana !), Pistoia.
La sensazione è che nella direzione del partito regni ormai una tale rassegnazione alle sconfitte da aver indotto i vertici, a cominciare dal segretario Renzi, a non scendere in campo per sostenere i propri candidati almeno in vista dei ballottaggi.
La realtà è che negli ultimi anni, dopo l’illusorio 40,8% ottenuto nel 2014 alle elezioni europee, il PD si è imbattuto in un crescendo di sconfitte imbarazzanti, a conferma che tra la gestione del partito ed il tradizionale elettorato di sinistra si stava amplificando uno insanabile scollamento (NdR: ha iniziato nel 2014 cedendo al M5S il Comune di Livorno da sempre amministrato da giunte di sinistra, fino a lasciare al M5S nel 2016 nientedimeno che i Comuni di Roma e Torino).
Uno scollamento, però,  che sembra non preoccupare i vertici del partito, anzi…
Osservando, infatti, la involuzione politica del PD in questi ultimi anni ho l’impressione che Renzi si sia impossessato della segreteria per gestirla come un infiltrato guastatore con l’obiettivo di logorare il feeling con l’elettorato di sinistra nell’intento di dirottare il partito verso quelle posizioni di centrodestra tanto care a Berlusconi.
Sotto la direzione di Matteo Renzi, infatti, il PD si è prodigato nell’approvare interventi legislativi a favore di banchieri ed industriali, provocando malumori e dissidi interni che hanno prodotta la inevitabile scissione da parte di alcuni esponenti di primo piano.
È solo fantapolitica ?
Può darsi, però è significativo che ancora pochi giorni fa Berlusconi, intervistato in TV da David Parenzo, abbia dichiarato: “Renzi ? Venne da me una volta ad Arcore quando era sindaco di Firenze e mi piacque molto (NdR: era il dicembre 2010). Ebbi già la netta impressione di non trovarmi di fronte ad un comunista ma ad un democristiano.”
Tra l’altro già subito dopo quell’incontro Berlusconi aveva affermato: “Un po’ mi somiglia, è fuori dagli schemi”.
Fatto sta che dopo la visita ad Arcore Matteo Renzi si era impossessato della segreteria del PD, aveva stretto il fumoso “patto del Nazareno” con Berlusconi, aveva silurato Enrico Letta, compagno di partito e presidente del consiglio per occuparne il posto a Palazzo Chigi proprio con l’appoggio dei berlusconiani.
Ed ora, dopo questa débacle senza precedenti del PD cosa succederà ?
Praticamente nulla perché Renzi, nella sua insensata arroganza, è incapace di accettare le sconfitte e di almeno accennare una autocritica.
Già le prime parole da lui postate su Facebook confermano tutta la sua irragionevole boria, consapevole di poter contare sull’incoraggiamento consolatorio della schiera di lacchè che cercheranno di minimizzare questa ennesima batosta.
Nel frattempo l’elettorato di sinistra, indisponibile ad accodarsi a Salvini, Meloni e Berlusconi continuerà a sperare in un nuovo messia.

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