giovedì 6 giugno 2013

Con Enrico Letta aspettando Babbo Natale

“Dopo più di un decennio senza crescita, le politiche per la ripresa non possono più attendere. Semplicemente non c’è più tempo. Tanti cittadini e troppe famiglie sono in preda alla disperazione ed allo scoramento.”
Ed ancora:
“… permettetemi di soffermarmi un attimo sulla grande tragedia di questi tempi che … tocca punte di desolazione ed allarme sociale: la questione lavoro. È e sarà la prima priorità del mio governo.”
Era il 29 aprile scorso quando Enrico Letta pronunciava queste parole, nel discorso alle Camere per la presentazione del suo programma di governo.
È da quel giorno che, ogni mattina, mi sveglio fiducioso che sia la giornata buona per apprendere, finalmente, di un qualche intervento, promosso da Enrico Letta, per corrispondere a quella che aveva affermato essere “la prima priorità” del suo governo.
I giorni passavano, le settimane si susseguivano ma, ogni sera, la delusione e lo sconforto si sono acutizzati.
Eppure, ogni giorno si accavallano notizie sempre più avvilenti sulla situazione economica del Paese.
L’occupazione è in caduta libera, la disoccupazione giovanile ha ormai raggiunti livelli angosciosi,  la condizione di povertà si diffonde a macchia d’olio, il rischio che le tensioni sociali diventassero virulente ha avute le prime conferme a Terni, Caserta, Fabriano.
Di fronte ad uno scenario così drammatico, Enrico Letta non solo si è scordati gli impegni, assunti al momento del suo insediamento, sostituendoli con fiumi di blablabla, ma sta dando prova di aver sostituita la “prima priorità” con l’attenzione per argomenti che non servono ad alleviare le sofferenze degli italiani e, dei quali, ai cittadini nun ne po frega de meno.
Ieri, giornali e TV hanno riferito che Letta avrebbe scelti i 35 saggi che dovranno comporre la commissione per le riforme costituzionali ed abbia anche firmato il loro decreto di nomina.
Una notizia fantastica che, sono certo, avrà resi felici e rincuorati i milioni di italiani disoccupati, cassaintegrati, precari, indigenti, che trascorrono le loro giornate trepidanti, nell’ansia di sapere se i saggi proporranno il presidenzialismo o il semipresidenzialismo!
Enrico Letta, che delusione!
Fin dal primo giorno si è consegnato ostaggio nelle mani di Berlusconi che, pur sconfitto alle elezioni, lo comanda a bacchetta con la consueta arroganza.
Sono convinto che dica il vero, Berlusconi, come ha riconfermato anche ieri, quando dichiara che il governo Letta durerà e non sarà certo lui a staccargli la spina.
E lo credo!
Quando mai Berlusconi avrebbe immaginato di poter contare su un Presidente del Consiglio, senza palle, al quale dettare l’agenda di governo, giorno dopo giorno, e dal quale ricevere un’obbedienza cieca, pronta, assoluta?
Berlusconi ha voluto come prioritario l’intervento sull’IMU? E Letta ha ubbidito!
Berlusconi non vuole la riforma della legge elettorale? E Letta non ne parla più!
Berlusconi non considera prioritari gli interventi che combattano la disoccupazione? E Letta rinvia gli interventi di settimana in settimana!
Berlusconi impone, invece, come prioritarie le riforme costituzionali? E Letta si precipita a nominare con decreto la commissione per le riforme!
Berlusconi vuole l’elezione diretta del Presidente della Repubblica con poteri assoluti da monarca? E Letta, a Trento, dichiara la sua disponibilità!
E gli italiani?
Boh! Agli italiani non resta che aspettare Babbo Natale, sperando che almeno nella sua gerla, ci siano le risposte alle loro tribolazioni.

mercoledì 5 giugno 2013

Santanchè … da un’istigazione all’altra

Ho istruito il mio telecomando a cambiare canale, all'istante, ogni volta che sullo schermo televisivo compaia Daniela Santanchè.
Per colpa dell’età avanzata, però, il telecomando soffre di riflessi ritardati, così, ieri sera, ha lasciato che, per qualche istante, Santanchè andasse in onda intervistata da Lilli Gruber.
Stavo per scaraventare il telecomando nella pattumiera, quando mi hanno bloccato alcune mirabolanti parole dette dall’amazzone berlusconiana, celebre per l’ostentazione del dito medio della mano destra.
E’ opportuno, però, prima di riferire ciò che ha detto Santanchè, chiarire in quale contesto siano state pronunciate quelle parole.
Presumo che Lilli Gruber le avesse sollecitato un commento sulle motivazioni, rese note ieri dai Giudici di Milano, a corredo della condanna a dodici mesi di Silvio Berlusconi, per concorso in rivelazione di segreto d’ufficio.
Santanchè, dopo aver accusati i magistrati di aver emessa una sentenza incredibile ed assurda, e dopo aver incensato il suo leader come statista votato al bene degli italiani, ha tirati in ballo i milioni di elettori del PdL.
Citando la solita frottola dei 10 milioni di italiani che avrebbero votato Berlusconi (in realtà sono stati solo 7.300.000) Santanchè ha ipotizzato che il popolo pidiellino, alle sentenze emesse contro il leader massimo potrebbe reagire, non scendendo in piazza per sfasciare vetrine, ma, da moderati, utilizzando lo sciopero fiscale.
Per la verità, l’idea di insabbiare dei reati, commettendone altri, non sarebbe una grossa novità nella cultura berlusconiana.
L’insegnamento al popolo pidiellino, infatti, l’ha impartito lo stesso leader massimo quando, per nascondere i suoi rapporti con la minorenne Ruby, si è avvalso del reato di concussione, facendo pressione sulla Questura di Milano perché la rilasciasse.
Apparentemente, quindi, niente di nuovo sotto il sole, neppure in tema d’istigazione all’evasione fiscale, cavallo di battaglia di Berlusconi già nel 2004 quando, a capo del suo 2° governo dichiarava: “Se si chiede una pressione fiscale del 50% ognuno si sentirà moralmente autorizzato ad evadere”!
Sennonché, questa volta, nelle parole pronunciate da Santanchè sono ravvisabili anche reati come, ad esempio, la minaccia di istigare all’evasione fiscale al fine di ricattare la Magistratura affinché non proceda oltre nei confronti di Berlusconi.
Per la verità, minacciare lo sciopero fiscale del popolo pidiellino appare un’arma alquanto spuntata, perché l’eventuale danno per l’erario potrebbe risultare irrilevante dal momento che, proprio tra gli elettori del PdL, si annidano già caterve di evasori.
A preoccupare, invece, è il particolare momento in cui l’amazzone berlusconiana lancia questa minaccia.
Infatti, con un ritardo di circa tre  anni, il 15 giugno la Cassazione si pronuncerà sull’ammissibilità o meno del legittimo impedimento, presentato da Berlusconi nel marzo 2010, a cui è seguito un conflitto di attribuzione intentato dai legali dell’allora Presidente del Consiglio Berlusconi.
Se la Corte Suprema dovesse respingere il ricorso la sentenza di appello del processo Mediaset verrebbe confermata.
Non solo ma, nei giorni successivi, cioè entro il 24 giugno, i Giudici di Milano dovrebbero emettere la sentenza di primo grado del processo Ruby 1°.
A questo punto non vorrei commettere il rinomato peccato andreottiano, ma la minaccia di Santanchè, considerato il momento, mi sembra sospetta.

martedì 4 giugno 2013

Che ci azzecca il presidenzialismo con le emergenze ?

Da due giorni, all'improvviso, le emergenze economiche ed occupazionali del nostro Paese sembrano passate in secondo piano.
Non se ne parla più nemmeno sui quotidiani e nei telegiornali.
Il dibattito politico e l’attenzione dei media si sono spostati sulle riforme costituzionali, infervorandosi, in particolare, sull’ipotesi di adottare, anche in Italia, un sistema presidenziale, con elezione diretta del Presidente della Repubblica.
Persino Giorgio Napolitano, ieri mattina, ha pensato bene di convocare un vertice con Enrico Letta, Angelino Alfano ed i ministri Quagliarello e Franceschini, per fare il punto su modalità e tempi dell’iter riformatore.
Ancora una volta, quindi, dopo aver ascoltati i soliti buoni propositi di circostanza, il cittadino deve prendere atto che anche il Governo Letta dimostri di non avere a cuore il contrasto alle vere emergenze italiane.
Ci si aspettava che, una volta ottenuta la fiducia, Enrico Letta e la sua compagine ministeriale si dedicassero, ventre a terra, a trovare risposte alla disoccupazione giovanile, alla crescita vertiginosa della cassa integrazione, allo sblocco del pagamento dei debiti della pubblica amministrazione, e via dicendo.
Invece no!
Nonostante siano trascorse ormai 5 settimane, da quando anche il Senato ha votato la fiducia, l’impressione è che il governo sia ancora fermo al palo.
Ossia, per meglio dire, qualcosa Letta ed i suoi ministri hanno fatto.
Si sono raccolti per gli esercizi spirituali nell’abbazia di Sarteano, hanno spostato a settembre il pagamento dell’acconto IMU, così da compiacere Berlusconi, hanno rifinanziata solo per qualche mese la cassa integrazione in deroga, hanno aumentata l’IVA su snack e patatine dei distributori automatici e sui gadget dei giornali, hanno ricevuto dal Governo Monti, senza colpo ferire, il cadeau della chiusura della procedura d’infrazione, ma …
Ma di interventi per combattere la disoccupazione giovanile, per dare ossigeno alle imprese, per evitare l’aumento dell’IVA, previsto per luglio, etc. … neppure l’ombra.
Ora, è vero che, se il Libro della Genesi narra che a Dio sono occorsi sei giorni per creare il mondo, a Letta non si può chiedere di risolvere tutti i problemi dell’Italia in 5 settimane ma, per la miseria, ci si aspetterebbe che desse almeno l’impressione di occuparsene sul serio per evitare che la situazione deflagri.
Il cittadino apprezzerebbe vedere Letta, nella sua azione di governo, non portato in giro con il guinzaglio dalle fantasie di Berlusconi & Co.
Come gradirebbe vederlo concentrato sui problemi concreti, sulle emergenze che tormentano milioni di italiani.
Si auspicherebbe di vederlo preoccuparsi che non si torni alle urne con il porcellum, come vorrebbe il PdL.
Lo vorrebbe attento a non cadere nella trappola che gli stanno tendendo con il presidenzialismo, perché l'obiettivo non è quello di consentire ai cittadini di eleggere loro direttamente il Presidente della Repubblica, come vorrebberro farci credere alcuni marpioni, ma di cambiare la Carta Costituzionale per assegnare al Presidente poteri da sovrano assoluto!
Ed a proposito di presidenzialismo, una sola considerazione.
In questi giorni ho ascoltati molti politici parlare a sproposito e con improntitudine del presidenzialismo domandandosi: ma se funziona in Francia e negli USA perché non dovrebbe funzionare anche in Italia?
Possibile che a nessuno di questi ciarlatani sia venuto in mente che l’Italia è un paese anomalo rispetto a Francia ed USA?
Anomalo perché esiste una tollerata violazione delle leggi, anomalo perché si giustifica il falso in bilancio, anomalo perché si tollera il conflitto d’interessi, anomalo perché parlamentari possono marciare su un tribunale, anomalo perché si può diffamare la magistratura, anomalo perché si indulge con l’evasore fiscale, anomalo perché ad un politico è consentito essere padrone di giornali e TV, anomalo perché si possono divulgare, a mezzo stampa, intercettazioni protette dal segreto d’ufficio, senza finire in galera, anomalo perché (questa è fresca di giornata) agli italiani si può spacciare come “una telefonata piena di umanità” quella che Berlusconi fece alla Questura per far rilasciare Ruby, anomalo perché si possono raccontare impunemente palle come quella che Ruby è nipote di Mubarak, anomalo perché … perché … perché …
A questo punto, una domanda ai sostenitori del presidenzialismo: quante di queste anomalie italiane sarebbero tollerate in Francia e negli USA senza conseguenze per gli anomali?

lunedì 3 giugno 2013

Alfano e … l’insetto iettatore

Ho sempre pensato che a servirsi dai distributori automatici di snack, merendine, caffè e bibite. non fossero facoltosi industriali e manager milionari, ma soprattutto studenti, operai ed impiegati.
Forse, io ho una visione falsata della realtà, fatto sta che tra i primi provvedimenti, per fare cassa, il Governo Letta ha ritenuto giusto aumentare dal 4% al 10% l’IVA su tutti i prodotti dispensati dai distributori automatici.
Con lo stesso provvedimento ad essere colpiti saranno i gadget, venduti in promozione insieme a giornali e riviste, che subiranno un aumento dell’IVA da 4% al 21%.
Anche in questo caso, non riesco proprio ad immaginare sciami di persone facoltose in fila per aggiudicarsi il gadget della settimana, ma piuttosto, ancora giovani, pensionati, precari, cassaintegrati e gente comune.
Il Ministro dell’Economia, Saccomanni, indicando in 229 milioni di euro l’introito annuo atteso per le casse dello Stato, con questi interventi, non ha spiegato, però, perché il governo non abbia perseguito lo stesso risultato aumentando al 25% l’IVA su tutti i prodotti di lusso. Mistero!
Si alternano i governi a Palazzo Chigi ma la solfa non cambia.
A pagare sono sempre e solo le classi meno baciate dalla fortuna, perché mettere le mani nei portafogli milionari è considerato un peccato mortale senza remissione.
Temo, però, che siamo solo all’inizio di una nuova catena di misure che aumenteranno la pressione fiscale, nonostante i proclami sciorinati in campagna elettorale, da ogni partito.
Difatti, dopo aver regalato a Berlusconi il differimento del pagamento IMU a settembre, perché potesse propagandarlo, a milioni di gonzi, come suo personale successo, Enrico Letta lascia che membri del suo governo continuino a prendere in giro gli italiani promettendo loro la luna nel pozzo.
Proprio ieri, il suo vice, Angelino Alfano, a margine della parata militare per la ricorrenza del 2 giugno, ha sbandierata una serie di interventi che, a suo dire, il governo adotterà, nelle prossime settimane, per “aver una bella speranza per la seconda metà del 2013”.
Non so se si sia trattato di esternazioni concordate con Enrico Letta, o solo riferimenti al libro dei sogni, che Alfano ha sul suo comodino, anche perché non ha fornita nessuna indicazione sulla verifica di fattibilità finanziaria.
Se è vero, infatti, come sostengono Letta e Saccomanni, che la “coperta è corta”, oso nutrire qualche dubbio sull’attendibilità delle parole di Alfano.
Mi spiego.
Quanto costerebbe all’erario, ad esempio, favorire l’assunzione, a tempo indeterminato, di un milione di giovani disoccupati esentando i datori di lavoro dal pagamento di tasse e contributi relativi?
Non solo, ma se, inoltre, come Alfano ha detto, si eviterà l’aumento dell’IVA al 22% e si cancellerà definitivamente l’IMU, non bisogna essere il “puffo economicus” pidiellino, per immaginare che, per dare attuazione a tutto ciò, occorreranno miliardi e miliardi di euro, non disponibili se davvero la “coperta è corta”.
Quindi, la domanda è: a quali categorie di cittadini toccherà l’onere di finanziare i miliardi di mancati introiti dello Stato?
Poiché Enrico Letta non ha né confermato né smentito, delle parole di Alfano si possono tentare due interpretazioni.
La prima, più semplice, è che Alfano, trovandosi di fronte a microfoni e taccuini, non sia riuscito a resistere alla tentazione di diffondere la consueta propaganda pidiellina, farcita di fregnacce per creduloni.
La seconda, invece, è più preoccupante.
Alfano, cresciuto alla scuola berlusconiana dello “spendere e spandere” non si preoccupa, affatto, della necessità che ogni spesa abbia un’adeguata copertura finanziaria e, quindi, è portato a confondere i sogni con la realtà.
Il problema, però, è che la scuola berlusconiana dello “spendere e spandere” ha già procurati seri guai al nostro Paese, dapprima, nel 2009, assoggettandolo alla procedura d’infrazione, da parte della Commissione Europea, e poi, nel 2011, trascinandolo sull’orlo del baratro finanziario.
Siccome, oltretutto, c’è in circolazione un menagramo, Beppe Grillo, che, da settimane, va presagendo il collasso dell’Italia in autunno, non resta che incrociare le dita ed augurarsi che questo insetto iettatore si sbagli di grosso.

domenica 2 giugno 2013

Finanziamento ai partiti … solo fumo

Ho appena terminato di leggere la bozza del Disegno Legge relativo a “Disposizioni per l’abolizione del finanziamento pubblico e la regolamentazione della contribuzione volontaria ai movimenti e partiti politici”, resa pubblica alle ore 23:00 del 30 maggio (questa precisazione non è dettata da pignoleria ma, trattandosi di una bozza, non è detto che il testo sia quello definitivo!).
Orbene, per dirla fuori dai denti, mi sembra una presa per i fondelli!
Innanzitutto, mi fanno sorridere non solo le disposizioni che entreranno in vigore dal 2014 e la loro effettiva e completa efficacia unicamente dal 2017, ma anche la stessa scalarità con cui saranno applicate.
Nel 2013, quindi, non cambia assolutamente nulla, i partiti riceveranno regolarmente gli importi dei “rimborsi elettorali” previsti (il solo M5S ha confermato che rinuncerà ai 42 milioni di euro di sua spettanza!).
Nel 2014, invece, i partiti riceveranno l’80% degli attuali “rimborsi elettorali” ma, attenzione, cominceranno anche a godere dei “finanziamenti privati in regime fiscale agevolato”, sui quali ritornerò più avanti.
Nel 2015, poi, i partiti incasseranno il 70% dei “rimborsi elettorali” mentre continueranno a ricevere i “finanziamenti privati”.
Nel 2016, ai partiti sarà liquidato il 50% dei “rimborsi elettorali”, e solo dal 2017, di fatto, scompariranno i “rimborsi elettorali”.
A parte il fatto che, trattandosi di un Disegno Legge, dovrà passare sotto le forche caudine del Parlamento ed avrà un percorso non facile, mi sembra che l’immane sforzo fatto dal Governo Letta tenda a produrre tre effetti molto chiari.
Il primo, gettare fumo negli occhi degli italiani gonzi; il secondo, contrastare il M5S che, dell’abolizione del finanziamento, ne fa da sempre un cavallo di battaglia; ed infine ma soprattutto, buttare la palla in avanti “alla viva il parroco”, in modo che la patata bollente dell’applicazione se la ritrovi tra le mani il prossimo governo.
Solo un ex democristiano come Enrico Letta poteva arrivare a tanto!
Come ho accennato prima, a decorrere dal 2014 il DDL prevede che i partiti ed i movimenti potranno godere del “finanziamento privato in regime fiscale”.
Vale a dire, ogni contribuente, con la dichiarazione dei redditi (IRE), potrebbe decidere di destinare il 2‰, fino ad un massimo di € 20.000, ad un partito o movimento a sua scelta.
Domande: perché mai un cittadino dovrebbe rendere pubblico il suo orientamento politico, dichiarando a chi vuole destinare il 2‰? Che fine farebbe, in questo modo, la segretezza del voto? Come i partiti potrebbero usare i nominativi dei contribuenti mecenati?
Ma non basta! Nel caso un cittadino, schifato dai partiti, decidesse di non destinare a nessuno il suo 2‰, perché mai lo Stato si dovrebbe arrogare l’arbitrio di appropriarsi di quell’importo per ripartirlo lui tra i partiti?
Non costituirebbe una palese negazione del diritto, di ogni individuo, di scegliere, liberamente, se ed a chi dare eventualmente i suoi soldi?
Il farsesco è che, del “finanziamento privato in regime fiscale”, si potranno servire anche società ed enti per foraggiare un partito o un movimento, fino al massimo di € 100.000.
Che fantastica idea! Ma il governo non aveva detto di voler avversare l’ingerenza delle lobby nella politica?
La lettura del DDL, però, consente di trastullarsi anche con altre amenità.
Ad esempio, all’Art.5 è previsto che l’Agenzia del Demanio metta a disposizione di partiti e movimenti “in almeno ciascun capoluogo di provincia, idonei locali per lo svolgimento delle attività politiche”.
Il meglio della stravaganza, però, è che il Demanio, convertito dal DDL in agenzia immobiliare, dovrà assicurare, ad ogni buon conto, che i locali siano idonei “per la tenuta di riunioni, assemblee e manifestazioni pubbliche”, naturalmente “a canoni di locazione e tariffari agevolati”.
Saranno sufficienti il Colosseo ed il Castello Sforzesco come sedi di partito?
Ma non basta ancora, perché all’Art.6 è stabilito che, ogni anno, lo Stato stanzierà un milione di euro per consentire, ai gruppi parlamentari, “al di fuori dei periodi della campagna elettorale”, l’accesso gratuito a spazi televisivi per la trasmissione di messaggi pubblicitari diretti.
Vorrei proseguire nell’analizzare le piacevolezze di questo DDL, ma apprendo, da Maroni, che Umberto Bossi, oltre alle prebende da senatore riceve dalla Lega, ogni anno, con i soldi dei contribuenti, un appannaggio di € 850.000.
A questo punto mi  incazzo e … vado a fare due passi per sbollire la rabbia!