Trovo sempre sconcertante
rilevare come l’opinione pubblica e la classe politica tendano a schierarsi, ora
pro ora contro qualcuno o qualcosa, semplicemente sulla base di una notizia riportata
dai media, senza neppure preoccuparsi di conoscerne presupposti e contingenze.
Purtroppo, oramai,
abbiamo fatto il callo alla routine dello sbattere il mostro in prima pagina, ed
i media troppo spesso non si rendono conto degli effetti deleteri che possono
provocare la superficialità o la strumentalizzazione con cui diffondono le
informazioni.
Eppure, perbacco, i
media non sono entità irreali, sono la estrinsecazione materiale di individui,
i giornalisti, che dovrebbero dare prova di appartenere ad una specie pensante.
Nei giorni scorsi sono
apparsi sui giornali titoloni, ripresi in tempo reale dai telegiornali, del
tipo “Due anni di cassa integrazione per
5000 operai”, oppure “FIAT, cassa
integrazione a Melfi fino al 2014”, od ancora "Marchionne inguaia Monti".
Per la miseria, ma gli artefici
di questi titoloni si saranno resi conto, mentre li scrivevano, dello stress
che la loro lettura avrebbe provocato ai lavoratori di Melfi ed ai loro
familiari ?
Sicuramente se ne sono
fregati dell’allarme che stavano originando in 5000 famiglie, per loro era
solo importante poter sbattere un mostro in prima pagina.
Ancora una volta, non
era la prima e non sarà l’ultima, il mostro era la FIAT, o meglio Sergio
Marchionne.
Musica per le orecchie
di CGIL – FIOM, di arruffapopoli della sinistra radicale, di politicanti ottusi
e di giornalucoli al loro soldo.
Senza neppure tentare
di comprendere le motivazioni della FIAT, nel tritatutto diffamatore sono
finiti Marchionne, i piani d’investimento per lo stabilimento di Melfi, e
perfino Mario Monti che in dicembre aveva visitato quello stabilimento.
Di certo io non sono un
supporter di Marchionne, come ho già avuto occasione di documentare in questo
blog, il 17.09.2012 con ”Marchionne non
era e non è l’uomo della provvidenza” ed il 27.9.2012 con “Quale il futuro della FIAT in Italia ?”.
Ho alle spalle, però, alcuni
decenni di esperienze in imprese industriali, ma soprattutto sono stimolato sempre
dalla voglia di capire prima di esprimere giudizi.
Per questo ho atteso di
approfondire i fatti prima di avventurarmi in una mia personale valutazione.
Durante la visita a
Melfi del 19 dicembre 2012, con John Elkann e Mario Monti, Sergio Marchionne ha
confermata l’intenzione di investire nello stabilimento SATA, per produrre due modelli
di mini-suv, con marchio Jeep e FIAT-Alfa Romeo, che affiancassero la
produzione attuale della Punto.
Presso lo stabilimento
di Melfi sono attive due linee di produzione, ed inevitabilmente una di queste
avrebbe dovuto essere attrezzata per la produzione dei nuovi modelli di mini-suv.
Smontare, ricostruire
ed attrezzare una linea di produzione automobilistica richiede dai 15 ai 18
mesi, a cui vanno aggiunti i tempi per i collaudi, la messa a regime, la formazione
degli addetti.
Se, le nuove produzioni
dovranno iniziare nel 2014, i 23 mesi di cassa integrazione (“a rotazione” per assicurare a tutti i dipendenti di non sentirsi emarginati dalla
fabbrica !) costituiscono il tempo fisiologico per costruire ed avviare la
nuova linea di produzione.
Prima
di strumentalizzare la notizia, ai soli fini di una becera politica, sarebbe
stato sufficiente che giornalisti, sindacalisti e politici si fossero
soffermati a ragionare su alcune semplici osservazioni, comprensibili anche dai
più stupidi di loro.




