sabato 13 luglio 2013

Tanta ammuina per niente


Siamo agli sgoccioli di un’altra settimana durante la quale a fasi di sovreccitazione si sono alternate condizioni di apparente distensione.
Preso singolarmente ogni evento, ogni episodio, ogni parola assume significati spesso indecifrabili ed in apparenza privi d'interesse.
Se, invece, si tenta di coordinarli tra loro in sequenze temporali, ecco che ci si trova di fronte a scenari inattesi che si prestano a possibili insolite letture.
Proviamo a mettere in pratica questo giochetto con i fatti della settimana, ordinando le vicende che sono seguite alla decisione della Cassazione di fissare, per il 30 luglio, l’udienza del processo Mediaset.
Era martedì 9 luglio quando, tra la sorpresa generale, la Cassazione indicava la data del 30 luglio per l’udienza che, secondo molti, avrebbe dovuto essere calendarizzata solo in autunno.
Si è trattato di un’accelerazione più che legittima: infatti uno dei due reati sui quali si è pronunciato il Tribunale di Milano, in primo e secondo grado, avrebbe rischiato di cadere in prescrizione il 1° agosto!
Ma è stato solo il rischio di prescrizione ad indurre il primo presidente della Cassazione, Giorgio Santacroce, ad indicare la data del 30 luglio?
Forse, anche se potrebbero esserci altri motivi che considereremo più avanti.
Comunque, appena diffusa la notizia del 30 luglio si è scatenata la bagarre.
Falchi, pitonesse, puffi e lacchè del PdL si sono sfrenati rilasciando dichiarazioni al calor bianco contro la Cassazione e la sua fretta nel processare Berlusconi.
Persino il sempre equilibrato avv. Franco Coppi, da poche settimane ingaggiato nel collegio difensivo berlusconiano, si è detto “esterrefatto”, prendendo parte anche lui alla ammuina.
Il giorno dopo, mercoledì 10 luglio, alla Camera ed al Senato il PdL avrebbe preteso che le conferenze dei capigruppo decidessero la sospensione di tre giorni, dei lavori parlamentari, per protestare contro la decisione della Cassazione.
Il PdL, cioè, intendeva provocare un vero conflitto istituzionale.
E qui mi pongo una prima domanda impertinente: come mai, dopo tanta caciara, dopo aver minacciato di far cadere il governo, dopo aver prospettate le dimissioni in blocco dei parlamentari, il PdL ha rinunziato alle tre giornate di paralisi parlamentare e si è accontentato di un semplice coffee break?
Che cosa può aver indotto degli invasati come Brunetta, Gasparri, Santanchè, Biancofiore, ad abbandonare la guerra santa ed a non terremotare il Parlamento?
Potrebbero essere state alcune voci!
Voci sempre più insistite sulla composizione della sezione feriale che il primo presidente della Cassazione, Giorgio Santacroce, stava predisponendo per giudicare Berlusconi.
Un collegio giudicante nel quale non ci sarebbero state “toghe rosse” ma solo giudici moderati od appartenenti a “Magistratura indipendente”, cioè la corrente di destra.
Ad esempio, a presiedere sarà Antonio Esposito, il cui figlio Ferdinando, procuratore aggiunto a Milano, è stato visto spesso in compagnia di Nicole Minetti, imputata nel processo Ruby-bis.
Del collegio farà parte anche il giudice Amedeo Franco che ha già prosciolto Berlusconi nel processo Mediatrade.
Una composizione del collegio, quindi, così rassicurante da raffreddare i bollori di falchi, pitonesse, puffi e lacchè del PdL, che hanno cessate le ostilità contro la Cassazione.
E qui mi pongo una seconda domanda impertinente: se l’udienza fosse stata fissata, ad esempio, in settembre, Giorgio Santacroce sarebbe stato in grado di garantire un’equivalente composizione del collegio giudicante?
Ed arriva la terza domanda impertinente: non sarà, per caso, che la data del 30 luglio sia stata concordata con i legali di Berlusconi per consentire a Giorgio Santacroce, già amico di Previti, proprio di poter formare questo collegio giudicante?
Fatto sta che lo stesso Berlusconi, nel giro di settantadue ore è passato da uno stato d'animo furioso ad una manifesta serenità e, dopo giorni di silenzio, giovedì sera ad alcuni giornalisti si è detto sicuro della sua assoluzione.
A confermare, però, che “gatta ci cova” ha pensato  il PD.
Annusando la possibile assoluzione di Berlusconi, il PD si è affrettato a presentare al Senato una proposta di DdL per modificare la legge 361 del 1957, quella sull’ineleggibilità.
La spassosa trovata, del PD, è sostituire il principio di “ineleggibilita” con quello di “incompatibilità”!
Dopo anni di governo, disinteressandosi di regolamentare il conflitto di interessi, il PD si sveglia improvvisamente per proporre questa buffonata.
Scommetto che dietro questa esilarante idea ci sia la geniale mente di D’Alema che, non contento di aver già favorito Berlusconi con il “patto della crostata”, oggi vorrebbe fare il bis!
Concludendo: una settimana in cui si è fatta tanta ammuina per niente, o forse … per non dare nell’occhio!

venerdì 12 luglio 2013

Omologati nel gregge perché far finta di abbaiare?

Da ieri sono tormentato da questo dubbio: se un bambino  venisse preso a rubare la marmellata, la colpa sarebbe più grave se in mano avesse un cucchiaio invece di un cucchiaino?
Mi sono risposto che, se la sua colpa è quella di rubare la marmellata, è responsabile per l’azione e non per la dimensione dello strumento.
Ora, supponiamo di assimilare il Parlamento al vasetto di marmellata.
Non riesco proprio a comprendere come mai il capogruppo PD alla Camera, Roberto Speranza, abbia manifestata la sua soddisfazione per aver ridotta ad un solo giorno la richiesta del PdL di sospendere i lavori parlamentari per tre giorni.
Difatti, se sospendere i lavori era un’azione legittima e giustificata perché ridurla da tre ad un giorno?
Se, invece, si trattava di un’azione irresponsabile e contraria all'etica istituzionale, perché appoggiarla per un solo giorno o per una sola ora?
Sono domande, queste, che presumo i “70 senatori 70” del PD, firmatari ieri di una lettera aperta, non si siano neppure poste.
Per questo mi sembra quantomeno stravagante che i “70 senatori 70” tentino di giustificare, addirittura con “uno scatto d’orgoglio”, il vergognoso voto dato a sostegno della richiesta PdL.
Mi domando, ma questi “70 senatori 70” avevano capito che, con la sospensione dei lavori, il PdL voleva inscenare una rozza protesta contro la Cassazione, colpevole di aver fissata la data di un'udienza, senza chiedere il permesso a Berlusconi ed ai suoi legali?
Erano consapevoli, i “70 senatori 70”, che sospendere i lavori parlamentari, in segno di protesta, avrebbe rappresentato un comportamento eversivo e poco democratico?
Sembrerebbe di si, almeno leggendo: “Siamo concordi nel giudizio critico sugli eventi di ieri, la drammatizzazione di vicende giudiziarie del leader di un partito, il PdL, con toni e modalità che nessuno di noi ha condiviso”.
Fantastico!
Chiara ammissione di colpevolezza per aver votato qualcosa che, se ho letto bene, nessuno di loro avrebbe condiviso.
Ed allora, se la decisione non era condivisa perché l’hanno votata?
Solo perché sotto ricatto del PdL che poteva minacciare di far cadere il Governo Letta?
Se così fosse, e purtroppo credo che sia vero, i “70 senatori 70”, mettendo nero su bianco questa loro testimonianza, hanno asfaltata la strada al cinismo dei pidiellini.
D’ora in poi, infatti, il PdL sarà ancor più convinto di avere in mano un’arma infallibile, il ricatto del “altrimenti stacchiamo la spina”, con la quale imporre al PD di votare tutto ciò, anche di insensato, che frullerà nelle menti di Berlusconi, e di lacchè, pitonesse e puffi di corte.
Mi domando: ma è proprio questo che si aspetterebbero, dai parlamentari PD, i circa nove milioni di elettori che li hanno votati a febbraio?

giovedì 11 luglio 2013

Ma che vergogna !

Nella sua opera teatrale “Caesar and Cleopatra” Bernard Shaw asseriva: “quando uno stupido fa qualcosa di cui si vergogna, dice sempre che è il suo dovere”.
Sono trascorsi 120 anni, da quando Shaw scriveva queste parole, ed ieri i parlamentari di PD e Scelta Civica si sono macchiati del vergognoso voto a favore della richiesta di sospensione dei lavori presentata dal PdL.
Si saranno convinti di averlo fatto per dovere?
Ma per quale dovere?
Più semplicemente, PD e Scelta Civica, incuranti del buon senso istituzionale, di fatto hanno avallato, con il loro voto, lo scriteriato intento del PdL di strumentalizzare due istituzioni, Camera e Senato, per contrapporle ad altre istituzioni, quelle giudiziarie.
Una sceneggiata vergognosa ed irresponsabile non solo per l’implicito significato di conflittualità tra istituzioni dello Stato, ma soprattutto per aver sottomesso il Parlamento, ancora una volta, agli interessi personali di un solo individuo.
Né può essere tollerabile come scusante quella di aver persuaso, comunque, il PdL a ridurre da tre giorni ad uno solo la sospensione dei lavori parlamentari.
Mi si obietterà: ma se PD e Scelta Civica non avessero votata la richiesta di sospensione del PdL sarebbe stata a rischio la tenuta stessa del Governo Letta.
Ed allora? A quanti altri gesti irresponsabili e vergognosi si piegheranno PD e Scelta Civica perché il governo rimanga in sella?
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La vergogna, però, ieri era nell’aria.
Nel question time alla Camera, Letta ha risposto, non senza imbarazzo, sul misterioso e sospetto rimpatrio in Kazakistan della moglie e della figlioletta, di 6 anni, dell’uomo d’affari Mukhtar Ablyazov, oppositore del governo kazako.
Letta ha dovuto ammettere che ci sono ombre da dissipare sull’azione di agenti e funzionari della Digos, in borghese, che avrebbero fermate e trasferite, la moglie e la figlioletta di Ablyazov, in un centro di identificazione e di espulsione nella notte tra il 28 ed il 29 maggio.
È inspiegabile come mai moglie e figlia di Ablyazov, dopo soli due giorni, siano state espulse ed imbarcate su un aereo privato, noleggiato dal governo kazako, con destinazione la capitale Astana.
La vicenda, rivelata per prima dalla stampa anglosassone, è giunta a conoscenza dell’opinione pubblica italiana per un’intervista rilasciata da Ablyazov a La Stampa.
Il ministro degli esteri, Emma Bonino, ha definito il caso “una figura miserabile per l’Italia”, mentre il ministro dell’interno e vicepremier, Angelino Alfano, non ha ancora risposto alle delucidazioni che gli sono state richieste da Enrico Letta.
Sarà forse solo un caso che Alfano non risponda, intanto, però, la stampa inglese, senza troppi sottintesi, tende a collegare questa inquietante vicenda con l’amicizia personale di Berlusconi con l’ex leader kazako Nazarbaev, del quale Ablyazov è stato ed è tenace oppositore .

mercoledì 10 luglio 2013

Da Cassazione e Standard & Poor’s … che giornata!

È bastato che la Cassazione fissasse al 30 luglio la prima udienza del processo Mediaset perché, subito, la confraternita pidiellina tuonasse contro il nuovo complotto ordito dalla solita magistratura politicizzata.
Questa volta, ad andarci di mezzo, però, è anche il Corsera che ieri mattina, approfondendo gli aspetti tecnici del processo, secondo i pidiellini avrebbe suggerito alla Cassazione di accelerare la fissazione dell’udienza.
Tra i più scalmanati, come sempre si è distinta la barricadiera Santanchè che, starnazzando, ha incitato il popolo del PdL all’insurrezione.
È ridicolo che, a scatenare l’ira del PdL sia un processo in ballo da oltre 8 anni, iniziato cioè il 22 aprile 2005 con il rinvio a giudizio di Berlusconi.
Così come è da ipocriti far finta di non ricordare come Berlusconi si diede da fare per bloccare le conseguenze di quel rinvio a giudizio.
Possibile che i pidiellini non ricordino più che il 5 dicembre 2005, in fretta e furia Berlusconi fece votare la Legge ex Cirielli?
Ed è possibile che abbiano dimenticato anche che, proprio grazie alla Legge ex Cirielli, durante il processo di primo grado la Corte abbia dovuto considerare estinti i reati commessi, negli anni precedenti,  di “appropriazioni indebite”, “falso in bilancio” ed in parte la “frode fiscale”?
Possibile, inoltre, che non ricordino che la Legge ex Cirielli costrinse il Tribunale di Milano a dichiarare estinti, nel 2012, anche i reati relativi all’anno 2001?
Insomma, per effetto della Legge ex Cirielli il processo Mediaset ha persi pezzi strada facendo.
Infatti, la Cassazione è chiamata, oggi, a dibattere la sentenza di secondo grado del processo Mediaset, circoscritta ai soli reati, non ancora prescritti, relativi al 2002 (evasione di 4,9 milioni) ed al 2003 (evasione di 2,4 milioni).
Sennonché, nel prossimo autunno, per la Legge ex Cirielli, andrebbero in prescrizione anche i reati del 2002, per cui la Cassazione, se non vuole dibattere del nulla, è costretta a lottare contro il tempo.
La speranza di Berlusconi e dei suoi zerbini, però, era proprio che con la prescrizione fosse cancellata anche la sentenza di appello.
Vuoi vedere che questa volta hanno fatto un buco nell’acqua?
Per questo, dopo più di 8 anni che i belusconiani accusino la Corte di Cassazione di “una fretta sospetta” è quantomeno grottesco!
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Sono costretto a restare ancora in casa PdL dopo aver ascoltate le parole di Fabrizio Cicchitto a commento della visita di Papa Francesco a Lampedusa.
È evidente che a Cicchitto sia andata di traverso la frase del Papa “no alla globalizzazione della indifferenza”.
Parole indirizzate alla classe politica, non solo italiana, perché affronti con umanità e solidarietà il problema della immigrazione.
Ebbene, come ha reagito Cicchitto a questo richiamo?
Con una affermazione sprezzante ed insolente: “Un conto è la predicazione religiosa, un altro conto però la gestione da parte dello Stato di un fenomeno così difficile e complesso”.
Perbacco che parole inquietanti!
Da oggi, infatti, i cittadini italiani sanno che la politica, nella concezione di Cicchitto, rifiuta di trattare con umanità e solidarietà i problemi della gente.
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A rendere più complicata la giornata di ieri è arrivata, in serata, la bastonata di Standard & Poor’s che ha tagliato il rating dell’Italia a BBB con outlook negativo.
È la conferma che il nostro Paese, per i mercati finanziari, non resta solo un sorvegliato speciale, ma che gli scenari in prospettiva non sembrano essere rasserenanti.
Come reagiranno i mercati a questo nuovo schiaffo, ma soprattutto Enrico Letta riuscirà a frenare le pretese scialacquatrici dei suoi compagni di governo?

martedì 9 luglio 2013

Una giornata di sole 4 ore

Nel cercare di mettere a fuoco cosa citare della giornata di ieri, nel mio blog, per quanti sforzi abbia fatto mi sono accorto di aver memorizzate solo quattro ore.
Sono le quattro ore che Papa Francesco ha dedicate alla visita pastorale a Lampedusa.
È stato, infatti, un evento straordinario per il suo valore umanitario, pietoso e politico.
Con il semplice ma compassionevole gesto della corona di fiori, affidata al mare, Papa Francesco ha reso onore e dignità ai tanti migranti morti nel tentativo di raggiungere una vita migliore.
Ai giovani migranti, invece, che hanno avuta la fortuna di raggiungere le coste di Lampedusa, Papa Francesco si è appressato con un dolce rasserenante sorriso, stringendo le loro mani con l’affetto ed il calore del buon padre.
Per chi è relegato a vivere in campi di accoglienza la nobiltà di quella stretta di mano ha rappresentato un momento di radiosa umanità.
Con naturale bonarietà Papa Francesco si è concesso all’abbraccio delle migliaia di persone, non solo lampedusane, che lo hanno accolto, ringraziandole più volte per la solidarietà e la tenerezza che dedicano da sempre ai migranti.
Ma, da Lampedusa Papa Francesco ha voluto richiamare con fermezza la politica ed i Paesi europei, tutti, ad impegnarsi perché ai migranti sia offerta l’opportunità di una vita migliore.
La sua condanna alla “globalizzazione dell’indifferenza” rimarrà scolpita non solo nella memoria dei lampedusani, ma anche di un miscredente come me.