giovedì 31 luglio 2014

Dove ci conducono il Piacione ed il Pregiudicato ?

Era un freddo sabato di gennaio quando il Piacione ed il Pregiudicato si incontrarono per prendere un caffè al Bar del Nazareno.
Il Piacione era primo cittadino a Palazzo Vecchio, il Pregiudicato, facoltoso imprenditore brianzolo radiato dal Senato, era invece alla disperata ricerca di una ciambella di salvataggio che lo tirasse fuori dalle rapide del tramonto.
Fatto sta che discorrendo del più e del meno i due “amici al bar” si sono resi conto che, spalleggiandosi a vicenda, avrebbero potuto ambire ad una nuova vita nello scenario politico.
Il sogno ambizioso del Piacione era quello di fare le scarpe ad un suo compagno di partito per prenderne il posto sulla poltrona di Palazzo Chigi.
Le smanie, invece, che ossessionavano il Pregiudicato erano quelle di scrollarsi di dosso la polvere dell’oblio che lo stava sommergendo, e di assicurare inconfessabili benefici a sé ed alle sue imprese.
Così, in men che non si dica i due decisero di aiutarsi a vicenda, per conseguire le loro perverse intenzioni, affidandosi al “io do una cosa a te e tu dai una cosa a me”.
Affinché non fossero costretti a svelare i veri contenuti della loro tresca, i due escogitarono, come scopo dell’incontro, quell’accordo sulle riforme noto come il “patto del Nazareno”.
Così, in quattro e quattr’otto il Piacione dopo aver detronizzato, con spietatezza e cinismo, il suo compagno di partito si è insediato a Palazzo Chigi.
Dal canto suo il Pregiudicato ha ottenuto, come prima contropartita, di infilare nella compagine governativa un ministro ed alcuni sottosegretari, suoi fedelissimi che, opportunamente sistemati in appropriate stanze, potessero curare, giorno dopo giorno, gli interessi suoi e delle sue aziende.
Molto spesso i racconti si concludono con il classico “e vissero tutti felici e contenti”.
Siccome, però, per l'Italia e per gli italiani questa vicenda si sta rivelando non un favola ma una vera sciagura, vale la pena comprenderne le assurde anormalità.
Innanzitutto è anomalo che due individui, neppure parlamentari, si siano arrogato il diritto di redigere, in privato al tavolino di un bar, disegni di legge in spregio al dettato costituzionale che riconosce l’iniziativa legislativa esclusivamente al Governo, ai parlamentari, ed al popolo per proposte sottoscritte da almeno cinquantamila elettori (Rif.: Costituzione – Parte II – Titolo I – Sezione II – Art. 71).
Ancora più anomalo che i sedicenti progetti di legge (NdR: riforma delle legge elettorale e riforma del Senato), di due privati cittadini, siano stati recapitati al mondo politico istituzionale, Parlamento e partiti, corredati di impudenti paletti irremovibili e dalla intimazione “prendere o lasciare”.
Lo stupro della Carta Costituzionale, da parte del Piacione e del Pregiudicato, ha raggiunto però il punto culminante nella pretesa di imporre alle Camere, e non semplicemente proporre, quei testi legislativi, negando di fatto al Parlamento l’esercizio del diritto costituzionale di esaminarli ed approvarli, articolo per articolo.
Con disprezzo del dettato costituzionale, che attribuisce alle due Camere l’esercizio della funzione legislativa, il Piacione ed il Pregiudicato hanno trasformati così i lavori del Parlamento in una pagliacciata.
È sufficiente avere la pazienza, solo per qualche minuto, di seguire l’avvilente spettacolo che il Senato della Repubblica sta offrendo agli italiani ed al mondo intero per rendersi conto di quanto sia indecoroso il fasullo dibattito sulla riforma costituzionale, i cui margini di miglioramento e di modifica, concessi ai parlamentari, sono di fatto pari a zero.
La realtà è che la dispotica coppia P & P, capace di volere ma sicuramente incapace di intendere, pretende riformare a suo piacimento quella Carta Costituzionale che, come disse Piero Calamandrei, è nata “sulle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono trucidati”.
Ora, mentre è chiaro l’intento del Pregiudicato di ricorrere ad ogni maneggio pur di salvare se stesso dai guai giudiziari e le sue imprese da possibili rovesci, risulta molto meno chiaro cosa si prefigga il Piacione, lasciandosi condurre al guinzaglio dal suo compare di avventura.
Nella sua fatuità e cedendo al narcisismo il Piacione si trastulla a fare la parodia del despota senza rendersi conto dei gravi danni che sta arrecando al Paese ed agli italiani.
Un Paese in ginocchio, devastato da una crisi senza fine, sull’orlo del default a giorni alterni; un Paese che, quando si renderà conto di essere stato turlupinato con fandonie e smargiassate, non esiterà a buttarlo a mare. 

martedì 29 luglio 2014

Fuori dal mondiale l’Italia ruzzola sulle banane

In Spagna, alcuni mesi fa, durante la partita di calcio Villarreal vs Barcelona il giocatore brasiliano Dani Alves si apprestava a battere un calcio d’angolo quando dagli spalti gli veniva lanciata una banana, becero gesto di dileggio per il colore della sua pelle.
Con encomiabile prontezza di spirito Dani Albes raccolse la banana, la sbucciò e, come se nulla fosse, incominciò a mangiarla.
Il ricorso incivile e rozzo al lancio di banane verso giocatori di colore non è però una esclusiva dei pseudotifosi spagnoli.
Infatti, quel gesto idiota venne ripetuto a Bergamo, pochi giorni dopo, durante la partita Atalanta vs Milan, con il lancio di banane all’indirizzo di Kevin Constant, giocatore franco-guineano.
In realtà, ogni domenica negli stadi si può assistere ad inconsulti ed esecrabili atti di violenza, ad ululati razzisti, a manifestazioni varie di inciviltà che contrastano sia con i valori dello sport che con il genuino tifo per la squadra del cuore.
Un pezzo del nostro Paese, purtroppo, continua a dar prova di una inquietante incapacità a vivere in una società multirazziale, suggestionato anche da alcuni movimenti politici che fanno del razzismo il loro stendardo.
Ieri, in Italia, erano le popolazioni del sud ad essere disprezzate e derise, oggi invece ad essere oltraggiato e dileggiato è chi viene considerato diverso per il colore della pelle, per credo religioso o per i suoi costumi.
Questi moti di inciviltà avvelenano anche il mondo del calcio, nonostante i vertici federali, nazionali ed internazionali, da alcuni anni siano impegnati a contrastare il razzismo nel tentativo di educare le tifoserie e di impedire il verificarsi di manifestazioni becere.
Il nostro mondo del calcio, per di più, non solo è vecchio, ma è malato di tracotanza e respinge ogni tentativo di rinnovamento.
Eppure, il tracollo dei risultati sportivi a livello internazionale è sotto gli occhi di tutti.
Una tracotanza che, in queste ore, si sta palesando in tutta la sua boriosa ottusità.
Conclusa la fallimentare partecipazione italiana al campionato del mondo in Brasile, il commissario tecnico ed il presidente della FIGC si sono dimessi.
Dimissioni che avrebbero dovuto offrire una fantastica opportunità per rinnovare il sistema calcio nel nostro Paese.
Invece, a portare una fresca ventata di cambiamento ecco che, con il sostegno di 18 delle 20 società di serie A, avanza la candidatura alla presidenza della FIGC del 71enne Carlo Tavecchio.
Ex dirigente bancario, sindaco democristiano di Ponte Lambro per diciannove anni, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, membro del CdA del Football Club Internazionale Milano SpA, il signor Tavecchio può sfoggiare nel suo curriculum anche cinque processi ed altrettante condanne per falsità in titolo di credito, evasione fiscale e di IVA, omessi versamenti di ritenute previdenziali ed assicurative, falsità in denunce obbligatorie, violazione delle leggi anti-inquinamento.
Perbacco, in un Paese, l’Italia, in cui spadroneggiano pregiudicati, mafiosi, collusi, corrotti e corruttori, quello di Tavecchio è senza dubbio il curriculum perfetto per la presidenza della FIGC !
Purtroppo però nel curriculum si è infilata una … buccia di banana.
Infatti Tavecchio esponendo, alla assemblea della Lega Dilettanti,  il suo progetto “innovatore” per la FIGC si è soffermato sulla presenza, nei campionati italiani, di calciatori extracomunitari sostenendo che: “In Inghilterra li fanno giocare se dimostrano di avere un curriculum ed un pedigree (NdR: probabilmente come quello dei cuccioli di cane!), noi invece diciamo che Opti Pobà, che prima mangiava le banane, è venuto qua ed adesso gioca titolare nella Lazio e va bene così” (NdR: la stampa transalpina si è risentita intravedendo in Opti Pobà un riferimento a Paul Pogbà, nazionale francese e giocatore della Juventus).
Ascoltate queste parole non si può fare a meno di pensare che Tavecchio sia uno degli esagitati che la domenica infettano gli stadi con ululati razzisti e lancio di banane.
L’assordante silenzio che ha fatto seguito alle parole del signor Tavecchio conferma, però, quanto i dominus del nostro calcio siano ottusi ed impudenti.
Le uniche reazioni ufficiali di sconcerto e di sdegno sono giunte, infatti, dal presidente dell’Assocalciatori, Damiano Tommasi, e dal presidente della Associazione Allenatori Calcio, Renzo Ulivieri.
Per le società di serie A, invece, dopo Juventus e Roma che già avevano negato il loro appoggio, nelle ultime ore contro la candidatura di Tavecchio si sono espresse anche Fiorentina, Sampdoria e Cesena.
A far sentire la sua voce, invece, è stata la Federazione Internazionale (FIFA) che ha inviata una lettera alla FIGC per invitarla ad indagare, decidere e riferire sulle parole di Tavecchio.
Commentando la lettera della FIFA alla FIGC, la Commissaria allo sport dell’UE ha lodato il richiamo della FIFA ricordando che: “razzismo e discriminazioni non hanno posto nel calcio”.
Insomma il calcio italiano, dopo la penosa eliminazione dai mondiali, si sta esponendo ad un’altra figuraccia internazionale !

domenica 27 luglio 2014

Renzi al guinzaglio non serve al Paese

L’eccitazione, che si è impossessata di Matteo Renzi da quando si è insediato a Palazzo Chigi, deve averne compromesso lo stato di coscienza provocando gravi disturbi di orientamento rispetto a tempo e persone, determinando così la perdita del controllo critico tra fantasia e realtà, con deliri che talvolta si manifestano in vere allucinazioni.
Ascoltando ciò che dice ed osservando ciò che fa, si ha la sensazione che Renzi viva in un permanente stato di confusione mentale.
Una patologia che si è manifestata, per la prima volta, lo scorso 24 febbraio quando, presentatosi alle Camere per chiedere il voto di fiducia al suo governo, ha esibito un roboante programma di quanto avrebbe realizzato nei 150 giorni successivi.
Quei 150 giorni, purtroppo, scadranno tra poche ore ed a fronte di tanto blablabla gli italiani hanno visto realizzarsi ben poco.
Nel discorso di insediamento, ad esempio, aveva assicurato che entro il mese di marzo (ovviamente del 2014 !!!) il governo avrebbe adottati interventi decisivi per ridefinire e rilanciare il mercato del lavoro, l’occupazione ed il tessuto produttivo.
Alla luce della grave crisi occupazionale e delle imprese che affligge il Paese, sarebbe stato logico attendersi che dovessero essere questi i problemi assolutamente prioritari da affrontare, invece al momento il preconizzato Job Act resta un oggetto misterioso dal destino incerto.
E che fine ha fatto la riforma della giustizia che Renzi si era impegnato a varare entro giugno ?
Nel suo sproloquiare, però, Renzi aveva fantasticato anche di tre milioni di euro da destinare ad interventi di ristrutturazione degli edifici scolastici, mentre in realtà si renderanno disponibili non più di 500 milioni.
Così, dopo aver propagandata come la panacea di tutti i problemi la spending review predisposta dal commissario Cottarelli (che prevedeva risparmi per 7 miliardi nel 2014, 18 miliardi nel 2015 e 34 miliardi nel 2016) Renzi, spaventato dal dover intervenire con le forbici sul complesso degli sprechi pubblici, ha deciso di rinculare e di spending review non ne parla più.
Oddio, è vero che ha messo in vendita su eBay qualche decina di auto blu da rottamare, ma tutto è finito lì.
Neppure sulle due riforme, per le quali è tenuto al guinzaglio da Berlusconi, Renzi è riuscito a rispettare gli impegni proclamati.
La riforma della legge elettorale, ad esempio, avrebbe dovuto essere approvata entro il 15 marzo (… sempre del 2014 !!!) ed invece a fatica ha ottenuto il solo voto favorevole della Camera.
Per la riforma del Senato, invece, la bagarre è appena iniziata e non è detto che riesca a superare indenne le forche caudine dei circa ottomila emendamenti che dovranno essere votati dall’aula.
Ora è pur vero che, tenuto saldamente al guinzaglio dagli accordi del Nazareno, Renzi non abbia molti spazi di manovra.
Però, se non vuole concludere “cornuto e mazziato” questa sua esperienza a Palazzo Chigi, deve rendersi conto che il Paese degrada di giorno in giorno e che l’Unione Europea non sarà disposta a dargli una mano se non metterà subito mano alle riforme economiche.
Se Renzi continuasse a dilapidare settimane e settimane di lavori parlamentari per incaponirsi sulla riforma della legge elettorale e su quella del Senato, che non portano alcun beneficio al Paese in crisi, anche l’elettorato che ha premiato il PD alle elezioni europee, con il tanto celebrato 40,8%, finirebbe per voltargli le spalle.

sabato 26 luglio 2014

Delle popolazioni civili c’è massacro e massacro

È di queste ore la notizia che il gabinetto di sicurezza israeliano ha respinta la proposta per una tregua umanitaria di sette giorni formulata dal Segretario di Stato USA, John Kerry, e dal Segretario Generale ONU, Ban Ki-Moon.
Sembra che Netanyahu abbia motivato il rifiuto con il non accoglimento della condizione di ritirare, durante la tregua, le truppe israeliane dalla Striscia di Gaza.
Un rifiuto che suona come uno smacco sgradevole per la diplomazia a stelle e strisce che, solo pochi giorni prima, aveva espresso voto contrario alla risoluzione del Consiglio ONU di Ginevra per l’apertura di una inchiesta sugli eventuali crimini di guerra israeliani nella striscia di Gaza.
Al voto contrario USA si era subito accodata la non meno deplorevole e sconcertante decisione dei Paesi dell’Unione Europea, tutti, di astenersi dal votare la risoluzione dell’ONU.
Pur non negando il sacrosanto diritto dello Stato di Israele di esistere, non posso fare a meno di ritenere che sia una esecrabile ipocrisia mediatica voler definire guerra la brutale aggressione israeliana alla Striscia di Gaza.
Mi sembra ipocrita esattamente come considerare una gara sportiva il combattimento tra un lottatore di sumo ed uno smilzo ed imbelle ragazzino.
Lo spiegamento di aerei, elicotteri, mezzi corazzati e truppe, messo in campo da Israele, per aggredire la Striscia di Gaza, ha già causati, fino ad oggi, più di 800 morti e diverse migliaia di feriti.
Tra i morti si contano centinaia di donne e bambini, e trovo inaccettabile giustificare la strage di civili come inevitabile perché sarebbero usati da Hamas come scudi umani.
Anche perché sicuramente non erano scudi umani di Hamas i funzionari ONU morti insieme a donne e bambini nella scuola dell’UNRWA, presa a cannonate dai blindati israeliani.
A farmi incazzare (mi scuso, ma quando ce vo’ ce vo’) è il fatto che la diplomazia americana e quelle europee sembrano volersi arrogare il diritto di giudicare se l’eccidio di donne e bambini sia o meno un crimine, a seconda della nazionalità di chi lo commette.
Non molti mesi fa, infatti, di fronte al massacro della popolazione siriana perpetrato dai militari di Assad, in una guerriglia senza fine, ottenuta la condanna della Siria dall’ONU gli Stati Uniti avevano inviata la portaerei Eisenhower a poche miglia dalle coste siriane con l’intento di usarla come base per un possibile intervento delle forze NATO.
Sui crimini commessi da Assad pesava anche il timore che fossero state usate bombe al Sarin contro la popolazione civile.
Ora, la domanda che mi pongo è: per le diplomazie americana ed europee i massacri commessi da Assad, sulla popolazione siriana, sono forse più criminali di quelli che Israele sta compiendo sui civili palestinesi ?
E poi, gli Stati Uniti e l’Europa pretendono di avere il diritto di selezionare le popolazioni civili tra quelle che vanno tutelate e quelle, invece, che possono essere impunemente trucidate solo per non turbare interessi economici e relazioni di amicizia e di business ?

venerdì 25 luglio 2014

Requiem per la Costa Concordia

Per il vero uomo di mare ogni barca, e non solo la sua, rappresenta una ricchezza di cui avere cura perché è il luogo in cui, di volta in volta, si vive e si lavora, ci si rifugia per riposarsi, per ricordare o per godere del calore di familiari ed amici.
Per questo immagino la tristezza che può aver angosciati molti uomini di mare osservando il convoglio, un corteo “funebre”, che si è formato per accompagnare mestamente la carcassa della Costa Concordia nella sua ultima rotta verso la demolizione.
Come non indignarsi, perciò, quando, nelle stesse ore in cui il convoglio lasciava l’isola del Giglio, dai media veniva dato ampio risalto alle foto di un ridanciano Francesco Schettino ospite, ad Ischia, del White Party organizzato dall’editore Piero Graus che, a breve, curerà la stampa delle “epiche” memorie di questo sciagurato individuo.
Un battage che, personalmente, ho vissuto come un intollerabile affronto alle 32 vittime del signor Schettino, unico responsabile di quella terribile sciagura.
Supponevo, ingenuamente, che, per colui che ha sulla coscienza la morte di 32 passeggeri a lui affidati ed è accusato di omicidio colposo plurimo, la giustizia italiana avesse disposti come minimo gli arresti domiciliari.
Invece no !
Al signor Schettino la magistratura concede di vivere libero, senza alcuna limitazione, così da essere ricevuto in salotti mondani e festini, ospite d’onore imbarazzante con il quale giunoniche signore amano fare un selfie.
Ancora uno sconcertante riscontro del perché, al comune cittadino, sia difficile comprendere a quali logiche si richiamino, troppo spesso, le decisioni che i magistrati prendono in nome della giustizia.
Mentre sui media imperversavano le foto del signor Schettino, libero e festaiolo, infatti, a Este solerti carabinieri arrestavano e traducevano al carcere di Opera il deputato Giancarlo Galan, del quale solo due ore prima la Camera aveva autorizzato l’arresto.
Così tanta fretta perché, per i magistrati di Venezia, esisterebbe  il rischio di reiterazione dei reati dei quali Galan è accusato, vale a dire corruzione, concussione e riciclaggio.
Sarebbe stato meglio, per Galan, essere accusato di omicidio colposo plurimo!
Galan, però, molto probabilmente si starà anche chiedendo come mai lui, che per il momento è solo indagato, sia rinchiuso in cella mentre i magistrati concedono la libertà, ad esempio, al signor Schettino od al signor Berlusconi che, invece, continua ad essere libero cittadino pur essendo stato già condannato in via definitiva a quattro anni.
A proposito del pregiudicato Berlusconi, la notizia di oggi è che il TAR del Lazio ha respinta la sua richiesta di tornare in possesso del passaporto che gli era stato ritirato subito dopo la sentenza emessa dalla Cassazione.
Senza il passaporto, infatti, Berlusconi non potrà recarsi a trascorrere qualche giorno di vacanze libertine in Russia, nella dacia del suo sodale Putin.
Che faccia tosta !