martedì 31 dicembre 2013

Pronto … 112 ? Ma chi risponde ?

Immaginiamo di essere affacciati ad una finestra di casa nostra quando osserviamo due individui che, calatisi i passamontagna sul viso, armi in pugno entrano nel supermarket del palazzo di fronte.
Cosa fare ?
Probabilmente quasi tutti, con la sola eccezione di quanti siano stati partoriti nel freezer, superati i primi momenti di alterazione mista ad angoscia, dopo aver rivolto uno sguardo in giro per verificare che non si tratti di un set cinematografico, per senso civico vorremmo poter fare qualcosa.
La prima cosa che ci passerebbe per la testa sarebbe quella di afferrare il telefono e segnalare il fatto al pronto intervento delle forze dell’ordine.
Per fortuna, grazie alla condanna inflitta all’Italia, dalla Corte di Giustizia Europea, per inadempienza sull’attivazione del numero telefonico d’emergenza europeo, possiamo digitare senza indugio il 112.
Già, perché fino a qualche tempo fa avremmo anche avuta l’incertezza se chiamare il pronto intervento dei Carabinieri, al numero 112, oppure il pronto intervento della Polizia di Stato, al numero 113.
Comunque, digitiamo il 112 e ci risponde un interlocutore, con marcata inflessione straniera, che sembra non cogliere al volo ciò che gli riferiamo costringendoci a ripetere due o tre volte il nostro nome e cognome, ovviamente con lo spelling, la descrizione di ciò che abbiamo visto, l’indirizzo nostro e quello del supermarket.
Non c’è nulla di cui sorprendersi perché, sponsorizzato dal Presidente regionale Roberto Maroni, da alcuni mesi in alcune città della Lombardia, è in corso l’esperimento di affidare a call center la ricezione e lo smistamento delle telefonate indirizzate al numero di emergenza, appunto il 112.
In altre parole, a rispondere non sarà più un carabiniere od un poliziotto, cioè un pubblico ufficiale, ma un comune cittadino, dipendente della società privata che gestisce il call center.
Ma quel genio che ha avuta questa brillante idea si è interrogato su cosa ne sarà, ad esempio, della privacy, dei reati perseguibili d’ufficio, della riservatezza su denunciato e denunciante ?
Sempre ad esempio, mi domando, quale sarà l’imbarazzo di una donna, stuprata o pestata dal suo uomo, nel confidare e denunciare le sue sventure a quel comune cittadino del call center ?
Un altro tassello della tanta decantata sicurezza dei cittadini è andata a farsi benedire !
La verità è che negli ultimi venti anni del problema della sicurezza si è fatto solo un gran parlare, soprattutto in campagna elettorale.
Dal flop del poliziotto di quartiere che, secondo Berlusconi, avrebbe dovuto dare “una grossa spallata al crimine”, fino ai militari in affiancamento alle forze di polizia per il pattugliamento delle strade, voluti dal ministro berlusconiano Ignazio La Russa, si è solo gettato fumo negli occhi degli italiani, con scelte fatte non per migliorare la sicurezza reale ma solo per prendere in giro i cittadini con una sicurezza apparente.
Infatti, per i politici, protetti da nutrite scorte, la sicurezza è solo uno slogan buono per le campagne elettorali.
Negli anni, di fatto, gli organici delle forze dell’ordine si sono via via ridotti e, tra personale impiegato negli uffici, agenti perdigiorno dimenticati in strutture di servizio inattive, addetti alle scorte di politici, magistrati, giornalisti, boiardi di Stato, si è sempre più ristretto il numero di quanti sono destinati a  presidiare e controllare il territorio.
Come se non bastasse, i garage delle forze di polizia sono piene di vetture fuori uso per carenza di risorse indispensabili per la più basilare manutenzione, tanto che, molte volte, un equipaggio che monta in servizio deve attendere i colleghi che smontano per prendere possesso della loro macchina.
Naturalmente, la delinquenza, organizzata e non, calorosamente ringrazia !

lunedì 30 dicembre 2013

Cavaliere e Camallo … nuova coppia di comici

Fin dai tempi di Stanlio ed Ollio, e poi di Gianni e Pinotto, non si contano le coppie di comici che, con frizzi e lazzi, hanno cercata la fortuna calcando le tavole dei palcoscenici di tutto il mondo.
Caratteristica comune a tutte le coppie era il ruolo svolto da uno dei due guitti che, facendo da spalla al compagno di scena, gli dava l’imbeccata per esaltarne le gag.
In realtà, senza il ruolo della “spalla” non sarebbero mai esistite le coppie di comici.
Ecco, perché, sono curioso di scoprire a chi toccherà fare da spalla in questa nuova coppia di guitti che sta per fare il suo debutto sulle tavole malferme del teatrino della politica italiana.
Oddio, si deve parlare di debutto solo come coppia, perché entrambi, individualmente, hanno già avuto modo di esibirsi come ciarlatani e fanfaroni a tutto tondo sul palcoscenico politico.
Proprio per questo sarà un bel match tra loro per decidere a chi tocchi  il ruolo di “spalla”.
Infatti, Berlusconi terrà duro facendo pesare le sue credenziali di guitto che è riuscito, per vent’anni, a menare per il naso milioni di italiani, favoleggiando del suo amore per l’Italia, promettendo la luna nel pozzo, spacciando gli affaracci suoi per favori alla collettività, facendo sì che il mondo intero si sganasciasse con la sola sua apparizione sui palcoscenici internazionali.
Ed alla fine tirerà fuori il suo asso dalla manica: chi è stato capace, come lui, di aver fatto credere ad alcuni milioni di gonzi che Ruby fosse la nipote di Mubarak ?
Dal canto suo, tuttavia, il Camallo (*), vale a dire Beppe Grillo, non ha rivali nell’uso della volgarità e del turpiloquio, nel dissennato impiego dei “vaffa” per occultare il vuoto pneumatico dei suoi sproloqui senza capo né coda, nel far credere ai grulli pentastellati che l’euro viene coniato dal conte dracula nel suo castello in Transilvania.
Così, mentre i loro manager, Bondi e Casaleggio, sudano le classiche sette camice per cercare possibili punti di intesa, il Cavaliere ed il Camallo, per bruciare le tappe mettono a punto, non senza fatica, la loro prima gag.
Com’era prevedibile, però, non riescono a decidere chi dei due dovrà fare da spalla all’altro.
Pur nell’incertezza, le claque, di entrambi i guitti, da giorni si danno un gran da fare comunque per pubblicizzare il primo sketch in programma: il “contro-discorso” di fine anno da contrapporre al discorso che pronuncerà, a reti unificate, il Capo dello Stato.
Poiché, però, a poche ore dal 31 dicembre, il Cavaliere ed il Camallo non si sono ancora messi d’accordo su chi dovrà essere il protagonista dello sketch, la parte più grulla del Paese vivrà ore di angoscia, fino alla sera del 31 dicembre, per sapere se le gag saranno due, quella del Cavaliere e quella del Camallo, oppure uno dei due si rassegnerà a fare da spalla.
Siccome ho la presunzione di non appartenere alla schiera dei grulli, confesso che … nun me ne po’ frega’ de meno !

(*) Termine della tradizione genovese per indicare gli scaricatori delle navi  nel porto di Genova.

domenica 29 dicembre 2013

Banchi di nebbia per il ministro Bonino

Sono giorni che Emma Bonino è affaccendata nel rilasciare interviste per vantarsi di aver ottenuta, dalle autorità del Kazakistan, la libertà per la signora Shalabayeva e la sua figlioletta di sei anni.
Madre e figlia, alla fine dello scorso mese di maggio, furono arrestate da agenti della Questura di Roma, su richiesta dell'ambasciatore kazako, espulse dall’Italia in meno di quarantotto ore, consegnate, in fretta e furia, ai diplomatici kazaki che le rispedirono in Kazakistan.
Il tutto avvenne sotto gli sguardi, distratti ed incuranti, del ministro degli interni, Angelino Alfano, e del ministro degli esteri, Emma Bonino.
In un Paese normale, per il discredito internazionale provocato all’Italia, Alfano e Bonino avrebbero dovuto rassegnare le dimissioni, ma si sa che in Italia è tempo perso attendersi le dimissioni anche da condannati in via definitiva.
Fatto sta che a settembre, assistita dall’avvocato Astolfo di Amato, Madina, la figlia maggiore della Shalabayeva, ha presentato un esposto-denuncia alla Procura di Roma, per il sequestro della madre e della sorella e per ricettazione, contro funzionari del Viminale, della Questura romana, dell’ambasciatore kazako e di altri tre diplomatici.
Non resta, perciò, che attendere le conclusioni della Magistratura per sperare di saperne un po’ di più su questa ignominiosa pagina.
Ritorniamo, però, agli avvenimenti di questi giorni ed alle dense nebbie che gravano sugli spot pubblicitari pro Emma Bonino.
Innanzitutto, Bonino afferma che, grazie alle “trattative silenziose e certosine” sue e dei suoi collaboratori, la Shalabayeva e sua figlia Alma avrebbero riacquistata la loro libertà.
Parole, quelle della Bonino, in contrasto con quanto dichiarato dall’avvocato inglese che ha riportate in Italia la Shalabayeva e sua figlia Alma, secondo il quale madre e figlia godrebbero solo di un “permesso temporaneo di espatrio”, per cui, in caso di mancato rientro in Kazakistan, potrebbe essere spiccato contro la Shalabayeva un mandato di arresto internazionale.
A confermare che la Shalabayeva benefici soltanto di una condizione di “libertà provvisoria” lo attesta il fatto che le autorità kazake l'hanno concessa “dietro pagamento di una cauzione”.
Anche uno sciocco, perciò, intuirebbe che se alla Shalabayeva fosse stata concessa davvero la libertà non sarebbe stato necessario che rilasciasse una cauzione.   
Quindi, la Bonino non fa che raccontare balle, per turlupinare gli italiani, quando sostiene che madre e figlia avrebbero riacquistata la loro libertà.
D’altra parte, mi chiedo perché, se madre e figlia fossero per davvero libere di muoversi in Europa, a loro piacimento, avrebbero deciso di atterrare a Roma e non, per esempio, a Parigi dove la Shalabayeva avrebbe potuto riabbracciare il marito ?
Di certo non credo per rendere omaggio all’Italia, che le ha espulse, o alla maestria diplomatica di Emma Bonino, ma semplicemente perché la Shalabayeva è attesa dai magistrati romani che intendono interrogarla sia sulla sua espulsione, sia sui presunti documenti falsi in suo possesso.
Allora, vuoi vedere che il “permesso temporaneo di espatrio” è stato concesso solo per consentirle di incontrare i magistrati romani che hanno aperta un’inchiesta su quanto accaduto a maggio ?
E come mai l’avvocato italiano della Shalabayeva ha fatto intendere, ai giornalisti, che sta valutando la possibilità di richiedere per la sua cliente l’asilo politico ?
Ora, se la signora Shalabayeva e sua figlia fossero veramente libere che significato avrebbe la richiesta di “asilo politico” ?
A questo punto è legittimo domandarsi: Emma Bonino, come ministro degli esteri, ha considerato che piega potrebbero prendere le relazioni diplomatiche, tra Italia e Kazakistan, se , in “libertà provvisoria” per mediazione italiana, la Shalabayeva ottenesse l’asilo politico da un qualsiasi paese europeo e, quindi, non rientrasse più in Kazakistan e non fosse più raggiungibile da un mandato di arresto internazionale ?
Dalle parti di Bra, dove è nata Emma Bonino, dense nebbie sono di casa sia in autunno che in inverno, per cui non resta che sperare che … si dissolvano in primavera  !

venerdì 27 dicembre 2013

Che figuraccia, mister Letta !

Non si era ancora spento l’eco della vanagloriosa conferenza stampa, con cui Enrico Letta aveva voluto fare il bilancio dei suoi otto mesi da Presidente del Consiglio, che tra capo e collo gli è piombata la figuraccia del cosiddetto “decreto salva Roma”.
Di fatto, una realtà inclemente lo ha fatto precipitare impietosamente dalla indorata nuvoletta sulla quale la sua smisurata vanità lo aveva fatto accomodare.
Quel birichino di Giorgio Napolitano, infatti, nell’augurargli buone feste gli aveva anche fatto sapere che mai e poi mai avrebbe posta la sua firma sotto l’osceno “decreto salva Roma”.
Così, precipitosamente, Enrico Letta si è visto costretto a ritirare quel nefasto decreto sul quale il suo governo ci aveva anche messa la faccia ponendo la fiducia.
Eppure, che il “decreto-legge 31 ottobre 2013, n. 126, recante misure finanziarie urgenti in favore di regioni ed enti locali ed interventi localizzati nel territorio” fosse una ripugnante accozzaglia di compiacenti strenne natalizie per i soliti amici degli amici, era evidente anche ai più sprovveduti.
Solo lui, Enrico Letta, non se n’era accorto, oppure aveva creduto di potersi prendere gioco, ancora una volta, degli italiani.
Fortunatamente i parlamentari pentastellati si sono resi conto della beffa e, com’è nel loro stile non certo da gentleman, hanno messa in piedi una gazzarra d’inferno.
D’altra parte mi domando come mai a sdegnarsi non siano stati i parlamentari di tutti i partiti di fronte al vergognoso tentativo, del PD, di far passare, alla chetichella, il provvedimento teso a ridurre i contributi pubblici ai Comuni impegnati nella lotta al gioco d’azzardo e nel contrasto alla diffusione, sui loro territori, delle slot machine.
Un provvedimento spregiudicato, per scoraggiare altri Comuni a seguire l’esempio.
Un avvertimento di stampo terroristico in guisa “colpirne uno per educarne cento”.
Se l’emendamento fosse passato si sarebbe trattato di un generoso regalo alla lobby del gioco d’azzardo, a conferma di quanto parlamentari e partiti siano “sensibili” alle “munifiche” istanze di questa o quella lobby.
Una vera indecenza !!!
Non meno indecente, però, mi sembra anche il tentativo di impedire che le diverse istituzioni interessate, Camera, Senato, Comuni, possano disdettare i contratti con affitti d’oro, pagati a privati per beni immobili di loro proprietà.
Già, perché tra gli scandalosi costi della politica ci sono da considerare, oggi, anche 48 milioni di euro, oltre ad una decina di milioni per servizi ed utenze, che Camera, Senato e Comune di Roma, sborsano per affittare lussuosi uffici, nel centro di Roma, da assegnare a deputati e senatori.  
Dal 1997, infatti, un signore romano baciato dalla Dea Fortuna, un certo Sergio Scarpellini, affitta i suoi immobili alla Camera, al Senato ed al Comune di Roma, ovviamente senza aver partecipato ad un bando pubblico, avendone ricavato oltre 369 milioni di euro.
In cambio, però, il signor Scarpellini riconosce che: “durante la campagna elettorale vengono qui bianchi, rossi e verdi e noi un contributo lo diamo sempre”.
Contributi che Scarpellini ha calcolato in oltre 650.000 euro, in tredici anni !
Da cittadino contribuente, non posso fare a meno di pormi due domande.
Con tutti i soldi che sgraffignano, ogni anno, dalle casse dello Stato, non dovrebbero essere i partiti a pagare gli uffici romani dei loro deputati e senatori ?
E poi, con gli oltre 369 milioni di euro, pagati a Scarpellini in questi anni, quanti uffici avrebbero potuto acquistare e mantenere Camera, Senato e Comune di Roma ?
Già, ma io sono così sciocco da ragionare come un buon padre di famiglia e, sicuramente, sbaglio.

martedì 24 dicembre 2013

Insieme verso l'Anno Nuovo


Nel ringraziare quanti, da ogni angolo del mondo,

hanno premiato questo blog visitandolo ,

formulo loro i migliori auguri di

Buone Feste e Favoloso 2014 !!!