sabato 8 febbraio 2014

La prima mossa sulla scacchiera

Quando, il 18 gennaio, Renzi e Berlusconi si incontrarono al Nazareno per un “tea for two”, su questo blog postai “Marionetta nuova ma stesso burattinaio”.
Mi chiedevo, allora, quali “patti inconfessabili” fossero stati stretti tra i due protagonisti, aldilà del molto fumo gettato negli occhi degli osservatori con l’annuncio del programma di riforme: legge elettorale, abolizione del bicameralismo, Titolo V della Carta Costituzionale.
Non credevo, ad esempio, che Berlusconi avesse accettato di recarsi al Nazareno, nella tana degli odiati comunisti, senza aver ricevute garanzie, dal fido Verdini, che Renzi avesse accettate tutte le condizioni poste.
Ovviamente, trattandosi di “patti inconfessabili”, non mi restava che lasciare galoppare la fantasia.
Così, ad esempio, ipotizzavo che la “condicio sine qua non”, posta da Berlusconi per prendere parte al “tea for two”, fosse l’impegno di Renzi a far cadere il Governo Letta entro poche settimane.
Già, mi domandavo, ma per quanto grullo sia il sindaco di Firenze, che cosa gli deve aver promesso in cambio, Berlusconi ?
Mi chiesi: che cosa può stuzzicare di più l’ambizione di Renzi della promessa di farlo accomodare sulla poltrona di premier a Palazzo Chigi ?
Immaginavo possibile, quindi, che a Renzi fosse stata offerta l’opportunità di guidare un governo di scopo per fare le riforme, con il sostegno di Forza Italia.            
D’altra parte mi sembrava che solo una proposta così allettante, per un arrampicatore come Renzi, avrebbe potuto spiegare la supina accettazione di tutti i paletti posti da Berlusconi per la riforma della legge elettorale.
Ma galoppando la mia fantasia si spingeva oltre, in quelle ore.
Ipotizzavo, ad esempio, che Berlusconi avesse ottenuto, da Renzi, il beneplacito anche su un altro vincolo ad un governo PD – Forza Italia.
Cioè, l’approvazione di un decreto legge il cui disposto, scritto dall’azzeccagarbugli Ghedini, cancellasse la Legge Severino e rimettesse in gioco Berlusconi, candidato premier, per le elezioni politiche del 2015.
Sono trascorse solo poche settimane da quando la mia immaginazione andava a briglie sciolte, ed ecco che uno dei due giocatori ha mosso, sulla scacchiera, il primo pedone.
Infatti, convocando la direzione PD, per il 20 febbraio, Renzi ha fatta la prima mossa, inequivocabile, per un “redde rationem” con il Governo Letta.
Sarà forse casuale, ma negli stessi momenti in cui Renzi convocava la direzione PD per il “redde rationem”, da Palazzo Grazioli filtravano indiscrezioni sulla disponibilità di Forza Italia a sostenere ed a far parte di un governo guidato da Matteo Renzi.
Per il momento sono solo mormorii, però …
Certo è che provoca amarezza e sconforto il constatare che, dalla elezione di Renzi a segretario PD sono trascorsi già due mesi, buttati via dalla politica, ma soprattutto dal governo, vivacchiando in una penosa condizione di stallo.
Ignorando le angosciose sofferenze quotidiane dei disoccupati, dei cassaintegrati, del numero crescente di poveri, delle imprese allo stremo, per Renzi & Co la priorità, ora, sono solo le riforme che, purtroppo, non aiutano gli italiani a sbarcare il lunario.
Se è questo il “cambiamento”, di cui Renzi si dice portatore … allora non resta che rimpiangere la prima Repubblica !

venerdì 7 febbraio 2014

Proteggere il feticcio o tutelare il Senato ?

La decisione del Presidente Grasso di costituire il Senato come parte civile nel processo per il mercimonio di senatori, che inizierà martedì 11 febbraio, a Napoli, a carico di Silvio Berlusconi, è riuscita a ricompattare i berlusconiani sparsi qua e là, dentro i palazzi del potere.
Il servile culto della personalità, che intossica gli invasati del signore di Arcore, da sempre inibisce loro un uso opportuno della sostanza grigia che, presumo, madre natura abbia messa anche nei loro encefali, e li spinge a straparlare ed a stracciarsi le vesti ogniqualvolta la dura realtà sfiori il loro feticcio.
Ecco perché, in queste ore, è scattata una becera aggressione al Presidente Grasso per la decisione che ha dovuto prendere “per difendere la dignità e l’immagine” del Senato.
Se il processo confermasse, infatti, che Berlusconi abbia pagati tre milioni di euro all’ex senatore De Gregorio affinché, lasciando l’IdV, concorresse alla caduta del Governo Prodi, l’opinione pubblica, non solo nazionale, si convincerebbe che il Senato sia un luogo in cui si possa ricorrere al mercimonio come mezzo di lotta politica.
Siccome, per aver ammesso di essersi fatto corrompere, l’ex senatore De Gregorio ha già patteggiata una pena ad un anno ed otto mesi, è concreto il rischio che la dignità e l’immagine del Senato escano pregiudicate dall’accertamento dei fatti nel corso del processo.
D’altra parte il Magistrato, nel rinviare a giudizio Berlusconi, ha sottolineato il discredito inferto al Senato da fatti avvenuti al suo interno e perciò “relativi alla sua dignità”.
Se Grasso, perciò, non avesse deciso di tutelare il Senato della Repubblica, si sarebbe reso responsabile di trascurare la difesa dell’istituzione di cui lui è Presidente.
Una decisione, la sua, non in linea con il parere, peraltro non vincolante, di un Consiglio di Presidenza in cui sono prevalsi, con evidenza, giochi di appartenenza politica ed accomodamenti, ma non certo gli interessi istituzionali.
Non essere riusciti a proteggere il loro feticcio ha scatenate le intemperanze, avventate e viscerali, con cui i  berlusconiani si sono esibiti in queste ore, palesando inconsistenza e confusione dei loro pensieri.  
Ad esempio, la senatrice forzista Manuela Repetti, in un talkshow televisivo, si è detta indignata per la decisione del Presidente Grasso, motivando la sua indignazione con il fatto che, in passato, il Senato non si fosse costituito parte civile nel processo contro l’ex senatore Luigi Lusi.
Solo l’annebbiamento collerico può spiegare come mai sia sfuggito, alla senatrice Repetti, che nel processo contro l’ex senatore Lusi, reo di appropriazione indebita dei rimborsi elettorali di La Margherita, non avrebbe potuto essere ammessa la costituzione del Senato come parte civile, in quanto il reato commesso non ledeva né la dignità né l’immagine dell’istituzione, come è avvenuto, invece, con il mercimonio di senatori.
Ugualmente incomprensibili le parole sibilline del presidente della Commissione Affari Costituzione, il forzista Francesco Paolo Sisto, quando afferma che la costituzione del Senato come parte civile potrebbe “minare l’asse PD – Forza Italia”.
Come interpretarle ?
Forse dobbiamo intendere, da queste parole, che Berlusconi voleva usare Matteo Renzi come cavallo di Troia per assicurarsi un appoggio del PD nei suoi guai giudiziari, perché delle riforme utili al Paese non gliene frega niente ?

giovedì 6 febbraio 2014

Italicum … peggiore del porcellum

Da quando la nuova legge elettorale, il “truffarellum”, è approdata frettolosamente alla Camera, senza che alla Commissione Affari Costituzionali sia stato concesso neppure il tempo di esaminare le centinaia di emendamenti, è tutto un fiorire di sondaggi sulle probabili intenzioni di voto degli italiani e sui possibili scenari.
Dando un'occhiata ai sondaggi, mi viene in mente lo sketch del giovane e caritatevole boyscout che, dopo aver aiutata una anziana signora ad attraversare la strada, evitandole di farsi investire, viene spinto dalla stessa sotto una automobile.
Esaminando i risultati dei sondaggi, per analogia mi immagino che il boyscout Matteo Renzi, dopo aver traghettato Berlusconi dal marciapiede dell’oblio alle stanze del Nazareno, stia rischiando di essere sgominato senza scuse da Berlusconi, nelle urne.
Tra il boyscout dello sketch e Matteo Renzi esiste, però, un abisso.
Infatti, mentre il primo si è prestato ad assistere la anziana signora per generosità e spirito civico, Matteo Renzi ha resuscitato Berlusconi dando retta unicamente alla sua smisurata presunzione di essere un furbacchione, ma ancor più un politico scaltro.
Se la memoria non mi inganna ricordo che, nel suo “Malamondo”, Giovanni Soriano sostiene, più o meno, che “quando ci si trova dinanzi la stupidità mista alla presunzione, è il momento di darsela a gambe, ed in fretta”.
Ecco appunto, Matteo Renzi, per eccesso di presunzione, ed anche per la voglia affrettata di protagonismo, si è concesso, da grullo, alla turlupinatura sulla legge elettorale.
È stato troppo arrendevole nel capitolare sulle liste bloccate, impostegli da Berlusconi, senza riflettere sul fatto che, non solo potrebbero incappare, ancora una volta, nel giudizio della Consulta, ma che il 69% degli italiani, secondo un sondaggio dell’Istituto IPSOS, vorrebbe il ripristino del voto di preferenza.
Ma, l’Oscar della scempiaggine Renzi lo merita per non aver capito il gioco di Berlusconi su coalizione e premio di maggioranza.
Astutamente e con mala fede Berlusconi ha preteso che il premio di maggioranza fosse attribuito alla coalizione vincente, tout court.
Presupponendo, infatti, che nessun partito sia in grado di raggiungere e superare, da solo, la soglia del 37% per accreditarsi il premio di maggioranza, ancora una volta Berlusconi si è aggrappato all'espediente della coalizione, peraltro già censurata dalla Corte Costituzionale.  
Basta dare una occhiata alle indicazioni dei sondaggi degli ultimi giorni per comprendere in quale perfida trappola sia caduto il grullo fiorentino.
Secondo i sondaggisti, infatti, con l’adesione dell’UdC di Pier Ferdinando Casini si è completata la allucinante accozzaglia, di partiti, partitini e movimenti, aggregati a Forza Italia, che potrebbe valere un 35/36%, ipotesi che fa già cantare vittoria a Berlusconi.
Ipotizzando affidabili i sondaggi, se ci soffermiamo sui consensi attribuiti a partiti, partitini e movimenti della coalizione di centrodestra, :
-      Forza Italia : 22,5%
-      Nuovo Centro Destra : 3,7%
-      Lega Nord : 3,9%
-      Fratelli d’Italia : 2,1%
-      Alleanza Nazionale : 1,1%
-      UDC : 2,5%
-      Grande Sud, MPA ed altri : 0,5%
notiamo che solo Forza Italia supererebbe la fatidica soglia del 4,5%, necessaria per far eleggere propri rappresentanti in Parlamento.
Già, ma siccome lo sciagurato patto del Nazareno, tra Renzi e Berlusconi, prevede appunto che la coalizione vincente abbia diritto al 53% dei seggi parlamentari, si potrebbe verificare, per ipotesi, che Forza Italia, con il 22,5% dei voti, disporrebbe da sola della maggioranza assoluta in Parlamento.
Per contro, il centrosinistra, accreditato oggi del 30/31%, non riuscendo a riunire una accozzaglia altrettanto numerosa di partiti, partitini e movimenti, difficilmente avrebbe la possibilità di aspirare a raggiungere e superare la soglia del 37%.
Sarebbe stato sufficiente, per esempio, inserire nella riforma della legge elettorale una clausola che riconoscesse validi, per la coalizione, i soli voti ottenuti da partiti, partitini e movimenti che avessero superata la soglia di sbarramento del 4,5%.
C’è da sperare che il Parlamento, nel dibattito sulla riforma elettorale, si renda conto di questa follia truffaldina.
In realtà, però, siccome è risaputo che i parlamentari siano soliti non ascoltare il loro cervello ma gli ordini dei capobastone, non resta che riporre le nostre speranze in un nuovo giudizio della Corte Costituzionale.

martedì 4 febbraio 2014

Capo banda, clown e saltimbanchi

In ogni circo, itinerante o stabile che sia, è facile riconoscere il “capo banda”, con cappello a cilindro e mazza, il “clown”, con il suo modo sconclusionato di parlare e gesticolare, i “saltimbanchi”, pronti a zompare qua e là a comando.
L’origine del circo, almeno nella sua versione moderna, si vorrebbe farla risalire a metà del 1700, ed è un modello al quale si possono assimilare gli assetti di  bande criminali e  movimenti totalitari.
Ad esempio, se rileggiamo la storia italiana degli anni ’30 ci rendiamo conto che il nostro Paese, per venti anni, è stato dominato dal “circo fascista”.
Benito Mussolini, il “capo banda”, Alessandro Pavolini, il “clown” propagatore della sconclusionata cultura popolare, i figli della lupa, i balilla e gli avanguardisti, i “saltimbanchi”.
In anni più recenti,  l’Italia è stato teatro di un’altra inquietante presenza, quella del “circo berlusconiano”.
Un circo “ad personam”, in cui il clown Sandro Bondi e le centinaia di “saltimbanchi”, i deputati ed i senatori, hanno vissuto e continuano a vivere al servizio degli interessi privati del “capo banda” Silvio Berlusconi.
Il “circo fascista” ed il “circo berlusconiano”, pur avendo causati mali irrimediabili, degradando tra l’altro la cultura e la vita civile del Paese, rivelano, tuttavia, molti aspetti grotteschi e ridicoli.
Siccome, però, al peggio non c’è mai fine, un crudele destino ci costringe, oggi, a convivere con il “circo pentastellato” che non ha assolutamente nulla di grottesco e di ridicolo.
Tramato, subdolamente, al fine di destabilizzare la democrazia e le istituzioni, il “circo pentastellato” è, di fatto, ai servizi di un “capo banda”, Gianroberto Casaleggio e di oscuri poteri.
Teleguidando il “clown”, Beppe Grillo, sempre più fuori di testa, Casaleggio & soci pretendono di addestrare i “saltimbanchi” a tattiche squadristiche, violente e ripugnanti.
Un circo contrassegnato da una assoluta deficienza di idee, incapace di confrontarsi democraticamente, abile solo nel vomitare veleni ed odio su tutto e tutti.
È quasi un anno, ormai, che un nutrito manipolo di questi “saltimbanchi” ha varcate le soglie del Parlamento senza offrire alcun contributo al confronto politico, riuscendo ad esprimere solo volgarità, villania, disprezzo per le istituzioni democratiche, insubordinazione ad ogni regola di civile convivenza.
All’inizio si poteva anche supporre che fossero avventate comparsate goliardiche, dovute all’ebbrezza di sedere sugli scranni parlamentari, ma, con il passare delle settimane, l’escalation di rozzezze, barbarie e contegni antidemocratici ha resa evidente la perversa regia che tiene in pugno quel manipolo di “saltimbanchi”.
Si è arrivati, così, alla intollerabile e pretestuosa eversione di questi giorni.
Dopo l’occupazione dell’emiciclo della Camera, dopo i balzi con agilità scimmiesca per approdare con le terga sui banchi del governo, i “saltimbanchi” si sono scatenati in squallide volgarità sessiste contro la Presidente della Camera, ed in attacchi scriteriati ad ogni giornalista che si sia permesso di censurare lo squadrismo pentastellato.
Non tutti i “saltimbanchi”, però, condividono la volgarità e la barbarie dettate da Casaleggio e Grillo.
Una fiammella di buon senso, infatti, l’ha accesa, ad esempio, il deputato del M5S Tommaso Currò che ha dichiarato: “Per tutto quello che riguarda gli attacchi personali alla persona di Laura Boldrini mi sento di solidarizzare con lei e, per quanto mi riguarda, di chiederle scusa perché scrivere una cosa del genere evoca scenari che a me non piacciono per niente”.
Dalle volgarità nei confronti di Laura Boldrini si sono dissociati anche Ornella Bertorotta, Lorenzo Battista, Laura Bignami, Monica Casaletto e Luis Alberto Orellana, senatori del M5S, scrivendo in una nota, tra l’altro, che: “… il confronto con l’avversario ed il rispetto delle istituzioni devono essere valori imprescindibili”.
Per fortuna, anche nel "circo pentastellato", c'è qualcuno che non ha sacrificato il proprio cervello sul rogo devastante voluto da Casaleggio & soci. 

lunedì 3 febbraio 2014

Quando la legge non è uguale per tutti

Si è concluso, presso la Corte d’Assise di Firenze, dopo dodici ore di camera di consiglio il processo di appello per il delitto Meredith.
I due imputati, Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono stati condannati a 28 e 25 anni ed i loro avvocati hanno già annunciato che ricorreranno in Cassazione.
In attesa, perciò, del terzo grado di giudizio la sentenza di Firenze non è definitiva così, mentre la Knox vive da libera cittadina negli Stati Uniti, a Sollecito è stato imposto solo il divieto di espatrio.
Poiché non so nulla né delle prove e delle deduzioni prodotte dal Procuratore della Repubblica, né delle arringhe pronunciate dal collegio difensivo, sarebbe sciocco e sconsiderato, da parte mia, commentare la sentenza.
Vorrei, invece, soffermarmi qualche istante sulle bizzarre ed incomprensibili astrusità della giustizia italiana e dei magistrati chiamati ad applicare leggi e codici.
Raffaele Sollecito, pur condannato in appello a 25 anni, in attesa del processo in Cassazione vivrà libero con il solo obbligo, come già detto, di rispettare il divieto di espatrio.
Per questo, poche ore dopo la sentenza è stato raggiunto, da solerti funzionari della Questura di Firenze, in un albergo di Venzone, cittadina friulana che la Comunità Europea ha proclamato “villaggio ideale d’Italia”, dove gli hanno ritirato il passaporto.
Ora, è pur vero che in Italia esiste il sovraffollamento delle carceri ma vorrei capire perché mai Raffaele Sollecito, colpito da una condanna in appello a 25 anni, sia libero mentre, al 31 ottobre 2013, dietro le sbarre vivevano 6.213 detenuti ancora in attesa del processo di appello e ben 4.350 in attesa del processo in Cassazione.
Sarà colpa della mia crassa ignoranza in materia ma non riesco a capacitarmi delle arcane disparità tra condannati detenuti e condannati liberi.
Ma ancor più, sempre per colpa della mia ignoranza, sono sconcertato dalla incomprensibile mancata applicazione di un'altra sentenza.
Si tratta, questa volta, di una sentenza definitiva, cioè emessa dalla Corte di Cassazione e, perciò, non più appellabile.
Orbene, nel nostro Paese c’è un pregiudicato che, sette mesi dopo la sentenza definitiva emessa dalla Cassazione, non è stato ancora sottoposto ad alcuna misura di restrizione della libertà.
Infatti, senza impedimenti e senza limiti, si muove sul territorio nazionale (non può espatriare perché a lui, come a Sollecito, è stato ritirato il passaporto) e, come se si trattasse di un cittadino integerrimo, la magistratura lo lascia libero di svolgere le sue attività, di rilasciare dichiarazioni ed interviste per denigrare giudici ed istituzioni, di diffondere videomessaggi aberranti, di tenere comizi sulle pubbliche piazze, di gozzovigliare con gli amici, e via discorrendo.
Come se tutto ciò non fosse già abbastanza perverso, ed oltremodo irriguardoso per quei cittadini che sono rispettosi di leggi e codici, compreso quello della strada, il pregiudicato in questione è seguito in ogni dove, giorno e notte, da nutrite scorte di agenti, posti anche a presidiare le sue residenze; agenti pagati, ovviamente, dai contribuenti italiani.
Ora, sarà pur vero che i legali di questo pregiudicato hanno inoltrata, alla magistratura di sorveglianza, la richiesta di affidamento, del loro assistito, in prova ai servizi sociali, ma nel frattempo perché non viene sottoposto a detenzione domiciliare ?
Evidentemente … le leggi e la giustizia non sono uguali per tutti.
Ah ! Che sbadato ! Ho dimenticato di dire che il pregiudicato a cui mi riferisco è Silvio Berlusconi.