martedì 22 maggio 2012

La mia libertà finisce dove inizia la tua


Martin Luther King, che nessuno potrà mai tacciare di essere stato un reazionario fascista, ispirandosi ad un precetto dell’antico diritto romano “Iuris praecepta sunt: honeste vivere, alterum non laedere”, lo decodificò con la celebre frase “la mia libertà finisce dove inizia la tua”.
Sono parole delle quali dovrebbero fare tesoro quanti ritengono, con una fraudolenta interpretazione, di poter fare scempio dell’art. 21 della nostra Costituzione : “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.
Dalle dichiarazioni di alcuni politici e sindacalisti e dalle pagine di una certa stampa trapela, infatti, il palese intendimento di stravolgere l’articolo costituzionale quando si ergono a difesa di quei deprecabili atti di violenza che fanno degenerare, delegittimandole, le giuste e sacrosante manifestazioni di dissenso e malcontento.
Affermando, come fanno alcuni, che il contrasto alla violenza è il segnale del ritorno al fascismo, in Italia ed in Europa, non solo dimostrano di non aver capito proprio nulla del messaggio di Martin Luther King, ammesso che sappiano chi sia stato, ma soprattutto danno prova di disprezzare le regole fondamentali di una società civile.
Se gruppuscoli di violenti provocatori si intrufolano nei cortei di “No Tav”, degli “Indignados” o di precari e disoccupati, per mettere a ferro e fuoco una città, incendiare  autovetture, sfasciare vetrine di negozi e banche, razziare merci dai magazzini, lanciare sampietrini e bottiglie molotov contro le forze dell’ordine, tentare di occupare gli uffici di Equitalia, compiono atti non solo contrari alla legge ma soprattutto ostili nei confronti di molti cittadini, dei quali stanno ledendo i diritti.
Atti che non hanno nulla a che vedere con l’art. 21 della Costituzione !
Non arrivare a comprendere, perciò, che l'esercizio di un diritto non autorizzi a pregiudicare i diritti degli altri, significa essere indegni e tagliati fuori dalla società civile e democratica.
Partecipando a molte manifestazioni, alcune rovinate proprio dalle azioni preordinate dei soliti violenti, mi sono convinto che il modo migliore per diffondere e far comprendere ai più ottusi il messaggio di Luther King sia quello di ribaltarne lo schema formale per poter affermare che "la tua libertà finisce dove inizia la mia" !

lunedì 21 maggio 2012

Quando l’anti berlusconismo può farsi paranoia


Come possono testimoniare le pagine di questo blog, non sono mai stato indulgente e tenero con Berlusconi ed i suoi modi di fare, né con il derivato berlusconismo, ed ancora meno con i berluscones che, secondo me, sono l’incarnazione impietosa degli effetti insalubri che produce, sulle personalità, la scelta di idolatrare il potente di moda, per meschino tornaconto, rinunciando alla propria coscienza critica.
Però, navigando tra blog ed aggregatori di notizie mi sono reso conto che l’anti berlusconismo, soprattutto se gratuito e becero, provoca effetti altrettanto deplorevoli, perché può spingere un individuo a mettere in atto una “avversione a prescindere”, che diventa maniacale ne più ne meno di quella dei berluscones .
Da sei mesi, ormai, il signore di Arcore ha lasciato lo scranno di Premier ed, almeno formalmente, non si atteggia più a dominus assoluto del nostro Paese.
È vero, per contro, che nell’agone politico sia sempre presente proprio la peggiore genia di berluscones, da Cicchitto a Gasparri, da La Loggia a La Russa, da Napoli a Quagliarello, da Santanché a Stracquadanio, per citare solo i più televisti.
E’ altrettanto vero, ugualmente, che tali individui non muovano foglia che il dominus non voglia.
Prendere spunto, però, da questo stato di cose per spingersi fino a far risalire sempre a Berlusconi la colpa di tutti gli accadimenti, sgradevoli ed intollerabili, che accadano in Italia, rassomiglia ad una vera e propria paranoia.
Lo affermo perché ho appena terminato di leggere il post, pubblicato da un blogger, che racconta di monsignor Miccichè, Vescovo di Trapani, che la Curia romana ha sollevato dall’incarico perché coinvolto in una inchiesta per reati finanziari.
Poiché, però, nell’inchiesta monsignor Miccichè risulterebbe non indagato ma addirittura parte lesa, è lecito ipotizzare che il Vescovo di Trapani sia stato rimosso perché inviso a qualche pezzo grosso vaticano e non per l’inchiesta in corso.
L’ipotesi potrebbe essere anche condivisibile, ma il blogger commenta la notizia con queste parole “…complotto nato dentro e fuori la Chiesa, Berluska ha fatto scuola anche in Vaticano !”.
Ora, leggendo queste parole mi sono domandato: per arrivare a un commento così sconclusionato ed irrazionale non è che l’anti berlusconismo  abbia fatto precipitare questo blogger in una paranoia patologica ?

domenica 20 maggio 2012

L’astensionismo, menefreghismo o testimonianza ?


Tra oggi e domani, nei comuni che non hanno eletto il sindaco al primo turno, si voterà per i ballottaggi.
Come storicamente dimostrato, al secondo turno l’astensionismo di solito aumenta.
Per questo, è opportuno riflettere sul fenomeno dell’astensionismo registrato al primo turno perché, allora, il totale degli elettori chiamati alle urne sfiorava un considerevole numero, quasi 9.500.000, distribuito pressoché uniformemente sul territorio nazionale.
Il 33,1% degli aventi diritto non si è presentato alle urne, con un incremento del 6,9%, negli stessi comuni, rispetto alle precedenti consultazioni amministrative.
Se all’astensionismo sommiamo il 2,5% di schede bianche o nulle, si può affermare che circa 3.400.000 degli aventi diritto si sono rifiutati di partecipare al voto, vale a dire 3,5 elettori su 10 !
L’astensionismo, a questo punto, non può essere solo un tema per dare voce ai sondaggisti  o per noiose conversazioni salottiere, ma è un segnale forte e chiaro fatto pervenire alla classe politica.
Può essere utile ricordare il celebre invito “turiamoci il naso ma votiamo…” rivolto agli elettori da Gaetano Salvemini, nel 1948, e ripreso poi da Indro Montanelli, nel 1976, per renderci conto che la voglia di rimanere lontani dalle urne non sia un sintomo esclusivo dei nostri giorni.
Tutt’al più, ciò che va messo in evidenza è che, nei giorni 6 e 7 maggio scorsi, è mutata la distribuzione del livello di astensionismo sul territorio, e questo richiede una specifica chiave di lettura.
Storicamente, per motivi facilmente intuibili, erano le regioni del sud e del centro sud a far registrare gli indici più elevati di astensione.
Questa volta, invece, è stato diverso; l’astensionismo si è confermato di più nei comuni del nord e del centro nord.
In Liguria si sono astenuti 43 elettori su 100, in Toscana e Friuli Venezia Giulia 39 su 100, in Lombardia 37 su 100 !
Sono le aree nelle quali si avverte maggiormente il disagio sociale, provocato da precariato, cassintegrazione, disoccupazione, indigenza.
Se, in queste aree, domandassimo ad un astensionista perché non si sia recato alle urne, la risposta ricorrente sarebbe: “sono disgustato da tutti i partiti, dal loro disinteresse per i più deboli, dalla loro immoralità, dall’uso che fanno dei nostri soldi, insomma non meritano il mio voto”.
Se all’astensionismo sommiamo poi i voti indubbiamente di protesta, confluiti sulle liste del movimento 5 stelle, potremmo affermare che 1 italiano su 2 testimonia di non riconoscersi nell’attuale sistema partitico e, non condividendolo, rinuncia ad esercitare il diritto a partecipare.
Dobbiamo, quindi, prendercela con gli astensionisti ed attribuire loro tutti i torti ?
Oppure dobbiamo riconoscere che con la astensione richiamano l’attenzione di tutti noi sul fatto che abbiamo a che fare con una classe politica, vecchia ed obsoleta, che da decenni presenta le stesse facce tracotanti, che si rintana sempre più in una Casta esosa ed inefficace, che accoglie tra le sue fila corrotti e corruttori, indagati e condannati, piduisti e mafiosi ?
L’astensionismo sollecita un cambiamento; ma sarà possibile ?
Il buon senso indurrebbe ad escluderlo, perché le leve del potere, in tutti i partiti, sono nelle mani dei soliti politici mummificati che, per la paura di essere sfrattati, arrivano perfino a disconoscere agli elettori il diritto di eleggere i loro rappresentanti con il voto di preferenza.
Quindi ?  
Non una certezza ma una speranza. I francesi festeggiano il 14 luglio, presa della Bastiglia, noi festeggiamo il 25 aprile, liberazione dal nazifascismo, auguriamoci che ci possa essere una data in cui le future generazioni festeggino la rottamazione di questa classe politica mummificata. 

sabato 19 maggio 2012

Giornate italo europee, confuse ed inquietanti


È un periodo, questo, in cui le giornate si susseguono cariche di incertezze e quando una situazione sembra risolversi ecco che se ne presenta un’altra ancora più inquietante.
Domenica prossima, dopo il ballottaggio, dovrebbe essere chiaro, perlomeno si spera, quale partito possa considerarsi più soddisfatto … o, per meglio dire, meno penalizzato dal voto amministrativo.
Finalmente conosceremo anche quale posto gli elettori avranno riservato ai “grillini” sulla bancarella della politica italiana.
Dovremo aspettare, invece, fino al 17 giugno per sapere se la Grecia continuerà a far parte della zona euro o se ne uscirà. Fino ad allora dovremo vivere angosciati dai mercati finanziari, dalla speculazione internazionale, dalla schizofrenia dello spread. E poi ?
Per contro, sarà solo questione di ore, o tutt’al più di qualche giorno per scoprire quale partito, di questa insensata maggioranza, giocando sull’infida scacchiera della politica deciderà di dare scacco matto al Governo Monti.
È ormai noto a tutti che le norme di contrasto alla corruzione ed al malaffare sono indigeste ai berlusconiani.
In questi giorni, sugli scranni delle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia i berlusconiani patiscono e si contorcono per la sofferenza di dover assistere all’approvazione di norme detestate dal loro dominus.
Nel contempo, Bersani ed i suoi gregari sanno come provocare le convulsioni ai berlusconiani e, pur di non perdere occasione per mettere il coltello nella ferita, si accordano ora con IdV, ora con UDC, ora con FLI pur di indispettire i pidiellini.
Sempre più il Parlamento italiano rassomiglia ad uno spettacolo estemporaneo, nel quale improvvisati giullari e ciarlatani si esibiscono mettendo a nudo i loro limiti, la loro irresponsabilità, le loro incapacità, ma soprattutto il loro esclusivo interesse di bottega.
Per questo, non ci sarebbe da stupirsi se uno dei partiti di questa sconclusionata maggioranza, pur di perseguire il proprio tornaconto, facesse trovare a Mario Monti, di ritorno dal G8, valige e bauli sul portone di Palazzo Chigi per notificargli lo sfratto.
Ed allora ? dell’Italia, della crisi economica, dei cassintegrati, dello spread, del debito pubblico, delle speranze di sviluppo, della disoccupazione giovanile, degli esodati, cosa ne sarebbe ?
Ma chi se ne frega !
C'è veramente qualcuno che creda ancora che, per i berliscones, queste preoccupazioni della gente comune siano più importanti che non salvare dalla galera un "castaiolo" colto con le mani nella marmellata della corruzione o del falso in bilancio ?

venerdì 18 maggio 2012

La Francia chiama … ma l’Italia è sorda


Appena rientrato a Parigi, dopo il tête-à-tête con Angela Merkel, ieri François Hollande ha convocato il primo Consiglio dei Ministri, presenti Jean-Marc Ayrault ed i 34 Ministri e Sottosegretari, per munirsi di forbici e tagliare del 30%, con effetto immediato, lo stipendio suo e di tutti i Ministri !
Lo stipendio di Hollande e di Jean-Marc Ayrault è passato, così, da € 21.300 ad € 14.910, mentre quello dei Ministri si è ridotto da € 14.200 ad € 9.940 !
Nello stessa riunione i Ministri si sono impegnati a tagliare del 10% sia gli organici che i budget di spesa dei loro ministeri.
Ciliegina sulla torta: Hollande ha invitati i Ministri a respingere ogni tipo e forma di regali ed a privilegiare il treno all’aereo per le loro missioni.
All’ordine del giorno del prossimo consiglio dei ministri è già previsto il taglio degli stipendi, per i manager pubblici; stipendi che dovranno essere compresi nel rapporto massimo di 1 a 20 in relazione al salario percepito dal loro dipendente con la retribuzione più bassa.
Bel colpo Monsieur Hollande ! Chapeau !
Però la fatalità ha voluto che, per una perversa e provocatrice coincidenza, mentre   a Parigi venivano fatte scelte moralizzatrici, a Roma, in Campidoglio, scoppiava invece la rivolta dei consiglieri comunali.
Ieri mattina, ad ogni consigliere capitolino, era stata recapitata una lettera, inviata dal Segretario Generale Liborio Iudicello, che conteneva l’invito a “viaggiare in classe economy in aereo, in seconda classe in treno, ed a pernottare in alberghi a tre stelle” nel caso di viaggi per missioni proprie dell’incarico.
Con la stessa missiva il Segretario Generale informava i consiglieri di aver impartite disposizioni agli uffici di controllo affinché non rimborsassero spese anomale, non documentate o non giustificabili e, nel caso rilevassero “profili di responsabilità anche solo omissivi provvedessero senza indugio a produrre apposita denuncia ai competenti organi dell’autorità giudiziaria”.
Apriti cielo ! Al grido di “lesa maestà” i consiglieri capitolini sono entrati in agitazione.
Ma come può permettersi, il Segretario Generale, di disconoscere i privilegi della Casta ?
Nel pandemonio generale, tra i più esagitati il consigliere del PdL, Federico Mollicone, che, secondo copione, sbraitava “…noi siamo stati eletti dal popolo sovrano, non può trattarci come suoi impiegati !”.
Ecco saltare fuori puntuale il “popolo sovrano” dal quale il consigliere Mollicone ignora di essere stato eletto non per spendere e spandere sperperando il denaro dei contribuenti, cioè proprio il denaro di quel “popolo sovrano” che oggi sta vivendo momenti di lacrime e sangue.
Mi verrebbe quasi voglia di urlare “Vive Hollande et vive la France!”.