venerdì 21 settembre 2012

Il Parlamento … laboratorio della vergogna


Secondo gli storici parlamentari ieri, giovedì 20 settembre 2012, nell’aula del Senato della Repubblica Italiana si è realizzato un evento inimmaginabile, assolutamente sconosciuto fino ad oggi negli oltre 66 anni di vita parlamentare.
All’ordine del giorno c'era la discussione della mozione sulla violenza delle donne ed il Senato aveva iniziati i lavori, regolarmente, presieduti dalla vicepresidente Emma Bonino.
Ad Emma Bonino, che doveva terminare alle ore 11:45 il suo stressante turno di lavoro (di ben 1 ora e 45 primi) avrebbe dovuto subentrare alla presidenza dei lavori un altro vicepresidente, Domenico Nania, del PdL, che però risultava irreperibile.
Nania si presentava in Senato solo alle ore 12:20 adducendo come giustificazione il ritardo dell’aereo da Catania a Roma.
Che fare ?
In soccorso della Bonino interveniva un altro vicepresidente, Rosy Mauro, ex Lega, che però informava l’aula della sua disponibilità a presiedere i lavori solo fino alle ore 12:00, perché aveva un impegno improcrastinabile, recarsi a Fiumicino per saltare su un aereo.
Così alle ore 12:00 i lavori del Senato venivano sospesi ed i senatori erano messi in pausa di ricreazione.
Il Senato riprendeva i lavori dopo circa mezzora quando finalmente raggiungeva l’aula il presidente Renato Schifani che prendeva in mano la situazione.
Cosa altro dire se non sottolineare l’ennesima dimostrazione di spregio che la Casta ha per le istituzioni e per i doveri derivanti dal mandato parlamentare.
Essere presenti in Parlamento e partecipare ai lavori dell’aula è vissuto, dagli appartenenti alla Casta, come un atto facoltativo se non addirittura superfluo.
E’ sufficiente scorrere i dati sull’assenteismo dei parlamentari per rendersi conto che il Popolo Italiano mantiene in Parlamento una banda di mangiaufo che se la spassano grazie a lauti stipendi ed immorali privilegi, mentre milioni di loro concittadini vivono angosciati.
Che cavolo di giustificazione è il ritardo dell’aereo per uno che dovrebbe stare a tempo pieno a Roma quando ci sono i lavori parlamentari, dal momento che percepisce anche una specifca indennità “ad hoc”  ?
E quale impegno può essere così indifferibile ed importante da far passare in secondo piano il dovere istituzionale di presiedere i lavori del Senato ?
Inoltre, essendo giovedì 20 settembre un normale giorno lavorativo, con in calendario una seduta parlamentare, è tollerabile che una senatrice, per di più vicepresidente del Senato, prenoti aerei a suo piacimento sbattendosene di avere doveri ed impegni prioritari come quelli di parlamentare ?
Con quale faccia tosta questa masnada di mangiaufo, incapaci e sfaccendati, si presenterà, nel 2013, agli elettori per elemosinare il loro voto ?

giovedì 20 settembre 2012

Macerie della nostra democrazia


Il Paese è in ginocchio.
Decine di milioni di italiani penano ogni giorno per gli amari effetti di una crisi economica che sembra senza fine.
La disoccupazione è un tornado di fronte al quale c’è incapacità a porre argini.
Non passa giorno che non si abbia notizia di nuove aziende in crisi o della chiusura di imprese di ogni tipo e dimensione.
Eppure, di fronte ad una situazione che si fa di giorno in giorno più angosciante, invece di preoccuparsi del come alleviare le sofferenze degli italiani e di trovare soluzioni alle molte difficoltà che affliggono il Paese, la classe politica fa a gara per presentarsi all’opinione pubblica nel modo più ripugnante possibile.
I partiti, con le loro nomenclature, dimostrano di essere espressione di una concezione della politica marcia dalle radici.
Il politico, a qualsiasi partito-corrente-sottocorrente-combriccola appartenga, chiede il voto agli elettori, non per curare gli interessi e soddisfare i bisogni della collettività, ma per mettere le mani sulle centinaia di milioni di euro che il sistema dei partiti arraffa dalle casse dello Stati.
Belsito… Lusi… Fiorito… sono solo le prime losche figure emerse dal mare di marciume in cui sguazza la Casta con suo gran godimento.
Non bastano i lauti stipendi, i vitalizi, gli immorali privilegi, le auto blu, e via dicendo.
No ! La Casta non si accontenta mai, si impadronisce del denaro pubblico per organizzare festini in maschera, comprare lauree fasulle in Albania, concedersi vacanze da nababbi, assicurarsi ville da sogno, banchettare ad ostriche e champagne, etc. alla faccia degli elettori che sono costretti a tirare la cinghia ed a rinunziare anche al necessario.
Una classe politica inetta ed insaziabile, incapace perfino di varare un decreto anticorruzione o una legge elettorale dignitosa, che ha abdicato al ruolo per il quale è stata eletta, consegnando il timone del Paese nelle mani di un governo tecnico, all’ombra del quale continua a dedicarsi alle sue meschine convenienze.  
E questa voracità di potere politico, attraverso il quale arraffare denaro pubblico per arricchirsi, domina le ripugnanti manovre in atto per assicurarsi le poltrone migliori alle prossime elezioni 2013.
A cominciare da quel PdL, che uno sprovveduto, o distratto, Angelino Alfano aveva definito il “partito degli onesti” (e sono certo che in cuor suo non volesse fare dell’ironia).
Turbato dalla indecorosa campagna del tesseramento, con la miracolosa moltiplicazione degli iscritti, colpito dallo “scandalo sanità” della Regione Lombardia, tramortito, oggi, dalla disonestà dei suoi insigni rappresentanti alla Regione Lazio, nell’attesa che Berlusconi sciolga le riserve sulla sua candidatura, il PdL non si preoccupa di attivare una seppur faticosa azione moralizzatrice del partito, bensì pensa solo al come minimizzare e nascondere gli scandali, terrorizzato dall’idea che gli elettori se ne ricordino al momento di votare.
Sull’altra sponda anche il PD non è certo da meno e può sfoggiare i suoi scandali, disseminati qua e là, anche se la palma del più fragoroso spetta a quello che ha coinvolto Filippo Penati, gìa sindaco di Sesto San Giovanni, già presidente della Provincia di Milano, già vicepresidente del Consiglio regionale Lombardia, ma soprattutto braccio destro e fidatissimo di Pier Luigi Bersani.
In questi giorni il PD non deve preoccuparsi di tamponare le falle di nuovi scandali, tuttavia il sogno che Pier Luigi Bersani cova da tempo, cioè potersi accomodare a Palazzo Chigi, dovrà passare sotto le forche caudine delle primarie e superare i non pochi dissapori interni al partito.
Tra questi dissapori, quasi tutti originati dallo stato confusionale in cui da sempre vive politicamente Bersani, c’è anche l’ipotizzata alleanza con Vendola che continua ad assumere posizioni incompatibili, e non poco, con quella che dovrebbe essere la linea poitica del PD.
Non godono certo di migliore salute, dal punto di vista morale, né la Lega né l’IdV.
Di fronte allo scenario delle macerie della nostra democrazia, provocate da questa classe politica, perché sorprendersi se i sondaggi continuano a rilevare che oltre il 50% dell’elettorato è formato da astensionisti, dai non voto e da indecisi ?

mercoledì 19 settembre 2012

La gratitudine di Silvio per Massimo


Da poche ore anche Sky ha fatta pervenire a Mediobanca fomale manifestazione di interesse per la acquisizione di LA7.
Al momento, quindi, a 5 giorni dal termine fissato, sarebbero ben 15 i competitors che hanno manifestato il loro interesse.  
Per contro, e per fortuna, sembrerebbe scongiurato il pericolo che tra i pretendenti ci sia anche Mediaset, alla quale né Mediobanca nè Telecom avrebbero fatta pervenire la documentazione (con i dati sensibili) necessaria per formulare la proposta.
C’è solo da augurarsi che il passaggio di mano avvenga scegliendo qualcuno che oltre a sapere come si fa televisione non abbia legami d’affari o intese sottobanco con Silvio Berlusconi.
E’ auspicabile, infatti, che dal passaggio di proprietà di LA7 non ne escano pregiudicati, ancora di più, la libertà e l'equilibrio nell’informazione della televisione generalista italiana.
Con le sue quattro reti TV e con l’occupazione delle poltrone RAI da parte di suoi staffieri, già oggi Berlusconi influenza e controlla larga parte della comunicazione televisiva.
Paradossale è che in questo status di assoluto privilegio il signore di Arcore si trovi grazie ad un singolare regalo fattogli non da qualcuno del PdL, bensì proprio da uno dei maggiorenti del PD, Massimo D’Alema (detto “baffino” o “baffo di ferro”).
Occorre andare indietro di qualche anno per comprendere come mai Berlusconi e Mediaset siano e saranno sempre riconoscenti a questo notabile del PD.
Era il 1997, Massimo D’Alema era Presidente della Commissione bicamerale per le riforme istituzionali.
Nel mese di giugno del ’97, a casa di Gianni Letta, D’Alema si incontrò a cena con Berlusconi, Fini e Marini per cercare una intesa sulle riforme costituzionali.
In quella occasione, fonti degni di fede, mai smentite, sostengono che D’Alema si sia impegnato con Berlusconi a bloccare l’iter della legge sulla regolamentazione delle frequenze televisive, una legge che avrebbe imposto a Mediaset di vendere Rete 4, depauperandone così il valore proprio nelle settimane in cui stava per quotarsi in borsa.
Sta di fatto che Claudio Petruccioli, fedelissimo di D’Alema e presidente della commissione che aveva in agenda la legge n. 1138, non ne calendarizzò mai i lavori aspettando la fine della legislatura.
Sarà stato solo un caso, oppure il cosiddetto “patto della crostata”(*) aveva prodotti i suoi effetti ?
Ma la gratitudine di Silvio per Massimo va ben oltre il “patto della crostata”.
Infatti, negli stessi anni, 1996 – 2000, durante il governo di centro-sinistra, D’Alema, dapprima come presidente della Commissione bilaterale e poi come come Presidente del Consiglio, fece in modo che la tanto auspicata legge sul “conflitto di interessi” procedesse così a rilento da non essere approvata prima della fine della legislatura.
Le elezioni successive le vinse il centro-destra e, naturalmente, della legge sul “conflitto di interessi” da quel momento non se ne parlò più.
 
(*) Cosiddetto perché ai commensali, come dessert, dalla signora Letta fu offerta una crostata di frutta.

lunedì 17 settembre 2012

Marchionne non era e non è l’uomo della provvidenza


Che paese strano l’Italia !
Sui media hanno fatto più rumore le parole, innegabilmente sferzanti, con le quali Diego Della Valle ha criticato Sergio Marchionne e John Elkann, che non le dichiarazioni, di sicuro più gravi e minacciose, della Direzione FIAT sul “non futuro di Fabbrica Italia”.
Eppure, a pensarci bene, da una parte ci sono solo espressioni di critica, mentre dall’altra si mette a repentaglio il futuro occupazionale di decine di migliaia di lavoratori.
Probabilmente Diego Della Valle, prontamente bacchettato da Luca di Montezemolo, voleva togliersi qualche sassolino dalle scarpe (ovviamente Tod’s !) ma, a pensarci bene, non ha poi dette cose insensate.
Ora c’è da aspettarsi che Luca di Montezemolo tiri le orecchie anche a Cesare Romiti che i problemi del Lingotto li conosce bene, molto bene, e che con Marchionne non è stato più benevolo di Della Valle.
D’altra parte, solo individui distratti e sprovveduti non si sarebbero resi conto della inesperienza di Sergio Marchionne nel gestire le non semplici problematiche di una composita realtà industriale, come hanno rimarcato sia lo “sfogo” di Della Valle che il commento di Romiti.
Sarebbe bastato, infatti, dare un'occhiata al curriculum del manager italo-canadese per comprendere che si tratta sicuramente di un raffinato specialista in strategie finanziarie, però inesperto di gestioni industriali.
Infatti, è esclusivamente alla gestione in chiave finanziaria del Gruppo Fiat che Marchionne si è dedicato, con abilità e competenza, fin dai primi giorni del suo insediamento.
Lo stesso matrimonio FIAT – Chrysler è stato il frutto di una intelligente strategia finanziaria ma chiaramente priva di requisiti per lo sviluppo industriale della FIAT.
Non c’è da sorprendersi, quindi, se in una prospettiva unicamente finanziaria, il cordone ombelicale che collega gli impianti ai territori ha finito per perdere ogni rilevanza, sacrificando professionalità ed indotto.
Una curiosità: l’acquisizione del primo 20% di azioni Chrysler è stato possibile solo concedendo in cambio know how e tecnologie FIAT, che facevano gola ai vertici americani.
E’ ragionevole ipotizzare, perciò, che qualora al posto di Marchionne ci fosse stato un “manager con background industriale”, proprio facendo tesoro di così apprezzati know how e tecnologie, sarebbe stato possibile rilanciare l’azienda su scala internazionale, senza sacrificare impianti e posti di lavoro.
Questa opportunità Marchionne non l’ha mai presa in considerazione impegnato, com’era, sulla realizzazione della sua strategia finanziaria.
Dal 2004 (anno della sua nomina ad Amministratore Delegato del Gruppo Fiat) ad oggi, salvo il restyling di alcune vetture, l’unica vera novità partorita dai progettisti FIAT è stata la “Nuova 500” prodotta, peraltro, non in Italia ma nello stabilimento serbo di Kragujevac ed in Messico, grazie ad ingenti investimenti.
Negli stessi 8 anni, invece, le industrie europee, concorrenti di Fiat, hanno sfornate decine di nuove vetture erodendo progressivamente quote di mercato ai marchi FIAT che solo negli ultimi 12 mesi sono scesi, in Europa, dal 7,5% al 6,4% !
Ed oggi, dopo un lungo tergiversare di piani industriali annunciati ma mai presentati, fulmine a ciel sereno arriva l’anticipazione che il progetto tanto decantato di “Fabbrica Italia” non sia più attuale.
Non so se l’avvocato Gianni Agnelli si stia rivoltando nella tomba, però è certo che questo preannunziato tradimento della FIAT, che negli anni ha ottenuto dallo Stato italiano tutto ciò che ha voluto, costituisce un duro cazzotto in faccia a tutti gli italiani e non soltanto a Diego Della Valle e Cesare Romiti.

domenica 16 settembre 2012

Professor Monti… in "chiacchiere" lei merita 10 e lode !


Qualora, un po’ per cèlia, un po’ per ridere ed un po’ per rovinarmi il fegato, mi venisse in mente di riavvolgere il film degli ultimi 11 mesi, da quando cioè il Professor Monti si è insediato a Palazzo Chigi, non potrei fare a meno di constatare quante volte il Professore si sia proposto, a parole, come uno spaccamontagne per poi dimostarsi, nei fatti, una inoffensiva pecorella.
Tra le molte lauree di cui va fiero, al Professor Monti manca però un dottorato imprescindibile, quello che conferisce gli “attributi” (più comunemente definiti anche “palle”) per governare e, soprattutto, comandare.
Lo so bene che è un’attitudine non indispensabile per stare dietro ad una cattedra, ma se ci si deve tenere tra le mani il timone di una nave, sbatacchiata da una crisi forza 10, senza “attributi” il rischio è finire sugli scogli.
Non è certo la prima volta che mi capita di notare quanto l’assenza di “attributi” abbia influito, di fatto, sull’operato di Mario Monti e dei suoi Ministri.
Ad esempio, come non prendere atto che lobbies e Parlamento abbiano svuotato di contenuto il DL n.1 del 24 gennaio 2012, cosiddetta legge liberalizzazioni, trasformando in un brodino scipito le norme su farmacie, distribuzione carburanti, libere professioni, taxi, etc.
E come non ricordare che le assicurazioni date sulla riduzione dei costi della Casta, ad incominciare dagli stipendi dei parlamentari, si siano dimostrate solo una montagna di chiacchiere.
Oggi però, nell’apprendere la notizia che Mediaset intenderebbe proporsi come acquirente di LA7, mi è venuta in mente un’altra delle smargiassate che hanno contrassegnati questi 11 mesi.
Mi riferisco all’asta delle frequenze televisive.
Che fine ha fatto ?
Eppure era il 16 dicembre 2011 quando Monti rendeva noto il ricorso ad una vera asta per le frequenze TV ed  è da metà aprile che la Commissione Finanze della Camera ha dato il via libera fissando in 120 giorni il termine entro il quale si sarebbe dovuto realizzare l’asta.
Ora, i 120 giorni sono scaduti il 17 agosto e dell’asta neppure l’ombra !
Il primo risultato di questa asta sarebbe stato quello di rompere il duopolio RAI – MEDIASET e creare le condizioni per la nascita di nuove emittenti.
Ma, con i tempi che corrono, mi sembra che non sia da trascurare soprattutto il secondo possibile risultato.
Non so quanti euro il Governo potrebbe raggranellare dalla vendita delle frequenze televisive, ma tanti o pochi che siano in ogni caso farebbero comodo per investirli in qualche iniziativa di sviluppo o per alleviare uno dei tanti sacrifici richiesti agli italiani.
Invece, purtroppo, anche l’asta delle frequenze si sta palesando come l’ennesima fanfaronata di questi 11 mesi.
E’ chiaro che se l’asta fosse procrastinata a dopo le elezioni della primavera 2013, Berlusconi gongolerebbe.
Non mi sembra ingiustificato il sospetto, perciò, che Mario Monti sia capace di mostrare i muscoli solo con i più deboli, vessandoli direttamente ed anche indirettamente espropriandoli di servizi, mentre, davanti a partiti, lobbies e caste di ogni genere, sia solo in grado di sventolare bandiera bianca.