domenica 15 febbraio 2015

Lo stupro della democrazia parlamentare

Considerando la sua età credo che del ventennio fascista conosca solo ciò che ha appreso leggendo i libri di storia o, tuttalpiù, ascoltando i racconti dei nonni.
Ho la sensazione, però, che ne sia rimasto così stregato da essersi messo in testa di emulare le nefandezze ed le scelleratezze di quell’infausto periodo.
Alludo a Matteo Renzi che, nei primi dodici mesi di insediamento a Palazzo Chigi, ha già dimostrato di voler mortificare il confronto democratico perché si crede infallibile e depositario della verità assoluta.
Fin dai primi giorni ha fatto il possibile per dimostrare che la democrazia parlamentare è solo un pantano, mentre il Parlamento è un fronzolo superfluo popolato, a secondo dei casi, da gente maldisposta, da gufi, da uccelli del malaugurio.
L’abnorme abuso che il governo Renzi ha fatto, in questi mesi, dei decreti legge, sparati a raffica come spot pubblicitari, ne è una conferma.
Decreti che, privi dei regolamenti attuativi, anche se pubblicati in Gazzetta Ufficiale sono solo provvedimenti fantasma.
E che dire della “ghigliottina parlamentare” alla quale ha fatto ricorso per impedire che alla Camera si svolgesse il dibattito sul decreto IMU-Bankitalia con il quale il governo regalava al sistema bancario i 4,6 miliardi di euro derivanti dalla rivalutazione delle quote di via Nazionale ?
Ma il più vergognoso ed infame stupro della democrazia parlamentare Matteo Renzi lo ha compiuto in questi giorni.
Alla Camera era all’ordine del giorno la riforma costituzionale per l’abolizione del Senato elettivo.
Esame, dibattito ed approvazione delle norme per cancellare e modificare la Parte Seconda – Titolo I – Art. 57 e seguenti, della Carta Costituente della Repubblica Italiana, avrebbero dovuto essere  uno dei momenti più solenni della vita parlamentare di questa XVIIma Legislatura.
Invece, anche in occasione di un evento di questa rilevanza, Renzi ha voluto dar prova di quanto lui disprezzi l’attività del Parlamento.
Ha fatto di tutto perché quello che avrebbe dovuto essere un momento solenne si trasformasse in uno spettacolo disgustoso, contrassegnato da urla, risse, intemperanze di ogni genere, insulti a gogò.
Con la sua illiberale arroganza, che oramai non tenta neppure più di nascondere, Renzi ha imposto alla Presidenza della Camera una cervellotica scadenza entro la quale dover approvare la riforma del Senato.
Cervellotica perché in assenza di un qualsiasi termine di decadenza da rispettare.
Fatto sta che, assillata da Renzi e dai suoi galoppini, la Presidenza della Camera non solo è ricorsa ad inammissibili sedute notturne ma, quel che è più grave ed intollerabile, è arrivata a contingentare il tempo concesso ad ogni parlamentare per esprimere il suo parere sulle norme e sugli emendamenti proposti.
Forse non è oltraggioso concedere ai parlamentari un minuto di tempo, cioè sessanta secondi, per formulare la loro valutazione su una norma costituzionale ?
Una pagliacciata che non poteva concludersi che con una irreparabile ferita istituzionale: l’abbandono dell’aula da parte di tutti i deputati delle opposizioni.
Davanti a tanta oscenità i Padri Costituenti si saranno rivoltati nelle loro tombe.
E mentre nell’aula semideserta procedeva il fasullo esame della riforma costituzionale, in una sala attigua un bellicoso Renato Brunetta, per minacciare dura opposizione a Renzi ed al suo governo, non trovava di meglio che servirsi di una famosa espressione usata dalla propaganda del regime fascista: “Vedranno i sorci verdi” !
Insomma, alla fine son volati stracci da un fascista all’altro.

sabato 14 febbraio 2015

FIOM, come avvelenare i pozzi d’acqua nel deserto

È doveroso precisare che la frase “è come se volessimo avvelenare i pozzi d’acqua nel deserto”, riferita allo sciopero indetto dalla FIOM a Pomigliano per sabato 14 febbraio, non è farina del mio sacco ma sono parole del Segretario Generale UILM Campania, Giovanni Sgambati.
Dato a Cesare quel che è di Cesare veniamo ai fatti.
La Panda, autovettura prodotta nello stabilimento Fiat Chrysler di Pomigliano d’Arco, sembra godere in questi giorni di un trend di vendite positivo, superiore alle previsioni elaborate dall’Azienda.
Per far fronte a questa inaspettata impennata della domanda e per evadere gli ordini dei clienti, la Direzione aziendale ha programmati turni di lavoro straordinario per sabato 14, 21 e 28 febbraio prossimi.
Non l’avesse mai fatto !
Per tutta risposta Maurizio Landini, Segretario Generale FIOM-CGIL, senza pensarci su ha indetto uno sciopero di otto ore per sabato 14 febbraio.
Ha motivato lo sciopero accusando FIAT Chrysler di ricorrere al lavoro straordinario invece di far rientrare in fabbrica i lavoratori che attualmente sono in contratto di solidarietà (CDS).
Ovviamente a Landini non poteva far mancare il suo sostegno nientepopodimeno che Paolo Ferrero, segretario del partito di Rifondazione Comunista.  
Nel tentativo di dar forza alle sue argomentazioni Landini è arrivato perfino a citare le parole di Papa Francesco: “la solidarietà unisce e quel poco che abbiamo se condiviso diventa ricchezza”.
Mi sembra cervellotico e puerile strumentalizzare il pensiero del Papa che, con il caso Pomigliano, avrebbe tuttalpiù come attinenza il solo uso della parola “solidarietà” che si ritrova nella tipologia di contratto di quei lavoratori che sono esclusi dal ciclo produttivo.
Per contro non è la prima volta, invece, che Landini e Ferrero dimostrano di capire poco o nulla sia di organizzazione del lavoro che di processi di produzione.
Ad esempio, con toni saccenti Landini invita FIAT Chrysler ad “istituire il terzo turno ed attivarlo quando lo richiede il mercato” dando prova di non aver afferrato che il vero problema aziendale, oggi, è quello di fronteggiare una contingenza e non di ridefinire strategie produttive.
Cioè una situazione che per i lavoratori di quello stabilimento, purtroppo, si esaurirà con i tre sabato di straordinario.
Non solo, ma né Landini né Ferrero sembrano rendersi conto che se l’Azienda impiegasse nelle tre giornate di sabato i lavoratori attualmente in CDS e non qualificati per il processo produttivo in atto, non solo il fatto non li sdoganerebbe dal loro stato di cassintegrati, ma si correrebbe il rischio, invece, di pregiudicare, per qualità ed output, il programma di produzione dei tre giorni.
Va ricordato che lo stabilimento di Pomigliano d’Arco, sull’orlo della chiusura solo qualche anno fa, da gennaio 2013 è diventato l’unico sito europeo per la produzione della Panda (NdR: fino a dicembre 2012 il precedente modello della Panda si produceva in Polonia).
In un territorio, il Sud d’Italia, in cui è drammatica l'assenza di opportunità occupazionali mi sembrano inspiegabili ed imperdonabili sia la rigidità mentale che la cecità ideologica con cui Landini affronta una contingenza che costituisce, e sottolineo purtroppo, solo un caso isolato.
Per questo non posso che condividere le parole del Segretario Generale UILM Campania che giudica dannoso per le prospettive soprattutto del Sud “… contrastare i picchi di produzione con relazioni sindacali più orientate al passato che al futuro”.

venerdì 13 febbraio 2015

Democrazia tragicomica in salsa tricolore

Che Matteo Renzi, per poter approvare alcune riforme grottesche e la nuova legge elettorale (NdR: il cui nome dovrebbe essere “Opprobrium”) usi lo spauracchio delle elezioni anticipate per ricattare quei deputati e senatori che non vogliono mollare la poltrona redditizia alla quale si sono avvinghiati, beh ! lo trovo ripugnante ed umiliante.
Ripugnante, perché è un modo di fare che maleodora di taglieggiamento mafioso, invece del pizzo estorce voti.
Umiliante, perché tradisce quei pochi cittadini che ancora si illudono che la politica sia fatta, almeno in parte, da individui interessati a risolvere i guai del Paese e non ad assicurare al loro deretano uno scranno parlamentare.
Purtroppo le sceneggiate della politica, alle quali siamo costretti ad assistere da tempo, non fanno che confermare come, in Italia, la democrazia sia di fatto una leggenda metropolitana per turlupinare i creduloni, e come il Parlamento sia ridotto ad un inutile e costoso orpello che saccheggia le casse dello Stato e grava sulle tasche dei contribuenti.
Se Renzi avesse voluto davvero risanare il Paese, afferrando il toro per le corna, avrebbe dovuto iniziare non da questa riforma del Senato, che i libri di storia ricorderanno ai posteri come una buffonata monumentale, bensì dalla moralizzazione degli usi e costumi parlamentari.
Camera e Senato vergognosamente disertati durante i lavori, sedute sospese per mancanza del numero legale, risse furibonde che stuprano i luoghi delle istituzioni, assenteismo cronico che grida vendetta, insulti da bettole di infimo ordine, parlamentari che si prostituiscono a chi offre loro uno straccio di incarico di sottogoverno, minuetto di trasmigrazioni da un partito all’altro, voti segreti avvelenati dai franchi tiratori, questo è lo squallido spettacolo che il Parlamento manda in scena da anni.
Come se ciò non bastasse da giorni ci tocca vedere parlamentari "forzati del cronometro", costretti ad esporre in sessanta secondi il loro pensiero nientedimeno che sulle riforme costituzionali.
Stiamo davvero raschiando il fondo del barile di un sistema democratico tragicomico.
E perché, che dire dei dispettucci infantili che da qualche giorno si fanno Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, insoddisfatti del loro amorazzo innaturale ?
Un anno fa, incontratisi al Nazareno, un colpo di fulmine li aveva fatti invaghire l’uno dell’altro al punto da giurarsi complicità reciproca per fare gli affari loro e turlupinare gli italiani.
Una attrazione patologica, fondata sulla promessa del “se tu dai una cosa a me poi io do una cosa a te”.
Ne è nata una tresca, dai contorni sfumati e dai contenuti oscuri, che ha tenuto con il fiato sospeso, per dodici mesi, un Paese già martoriato dal drammatico degrado economico e sociale.
Però, come tutte le relazioni disdicevoli anche la “tresca del Nazareno” doveva finire e sembra che così stia accadendo, perlomeno osservando i rancori e le ripicche che Matteo e Silvio si scambiano in questi giorni.
Se davvero a causare la rottura è stata l’elezione di Mattarella a Presidente della Repubblica, che cavolo di inciucio losco conteneva la “tresca del Nazareno” ?  
In questi giorni, da una parte c’è un contrito Berlusconi che si lagna per essere stato sedotto ed abbandonato, dall’altra c’è uno spavaldo Renzi che già sembra consolarsi con nuove presenze compiacenti.
In questa incredibile pantomima l’aspetto più grottesco è che, per Berlusconi, la stessa legge elettorale che fino a pochi giorni fa ordinava ai suoi subalterni di approvare con voto favorevole, nelle ultime ore è improvvisamente diventata non solo inaccettabile ma addirittura pericolosa per la sua deriva autoritaria.
Penso che gli elettori di Forza Italia dovrebbero legittimamente domandarsi: ma Berlusconi ci prendeva per i fondelli prima, quando imponeva ai suoi parlamentari di votare la nuova legge elettorale senza se e senza ma, oppure ora che la critica così aspramente ?     
A me sembra che, per il suo squallore, questa fase politica sia la più angosciante, ma al tempo stesso la più grottesca dei 70 anni di vita repubblicana.

mercoledì 11 febbraio 2015

Rubate pure … ma senza esagerare

Non c’è quotidiano, non c’è telegiornale che in questi giorni non abbia dato risalto allo “scandalo SwissLeaks”, le rivelazioni sui miliardi di euro, franchi svizzeri, dollari, yen, depositati presso la banca inglese HSBC allo scopo di evadere il fisco, riciclare denaro sporco, finanziare il terrorismo, investire nel traffico di armi.
Tra i centomila individui disonesti che si sono avvalsi dei compiacenti servizi di HSBC spuntano fuori i nomi di 7.000 italiani dei quali si sta occupando la Guardia di Finanza.
Ebbene, mentre lo “scandalo SwissLeaks” solleva tanto clamore la Commissione Giustizia di Palazzo Madama sta per essere chiamata, nei prossimi giorni, ad esaminare le norme sul “reato di falso in bilancio” che il Guardasigilli Andrea Orlando ha rabberciate dopo l’accordo con la maggioranza di Governo.
Dalle anticipazioni sulle norme emerge con chiarezza, ancora una volta, quanto il Governo Renzi si preoccupi più di proteggere i disonesti che non di rendere giustizia agli onesti.
Checché se ne pensi, infatti, il falso in bilancio è considerato in ogni dove un reato, commesso scientemente per frodare il fisco quando non addirittura il fisco e gli azionisti, avvalendosi di documentazione e/o di omissioni ingannevoli.
Tra l’altro la falsificazione dei bilanci serve spesso per favorire la provvista di fondi neri destinati alla corruzione.
In Italia, fino al 2003 il reato di falso in bilancio era penalmente perseguibile d’ufficio e non erano previste restrizioni dell’area di punibilità.
Fu nel 2003 che il Governo Berlusconi introdusse la non punibilità penale del reato nei casi in cui falsità ed omissioni, apportate al bilancio, comportassero una variazione inferiore al 5% del risultato economico di esercizio, vale a dire dell’utile di impresa, od inferiori  all’1% del patrimonio netto.
In parole povere una vera e propria licenza a falsificare i bilanci… purché non si esageri.
Grazie a quelle norme “ad personam”, ad esempio, Berlusconi riuscì ad ottenere la assoluzione nei processi All Iberian 2 e SME perché i Giudici dovettero prendere atto che la legge non prevedeva più  il fatto come reato.
Ad onor del vero dal 2003 in poi non è stato solo Berlusconi a trarre beneficio dalla depenalizzazione del reato di falso in bilancio.
Per questo, anche dopo l’invito ad intensificare la lotta alla corruzione ed al malaffare, rivolto alle Camere riunite dal neo Presidente della Repubblica nel suo discorso di insediamento, sarebbe stato logico attendersi dal Governo Renzi e dal suo Ministro della Giustizia un vigoroso impegno nel disincentivare le condotte di falso in bilancio, ad esempio cancellando le soglie di non perseguibilità penale che sembrano fatte apposta per incentivare la falsificazione dei bilanci.
L’emendamento che il Governo Renzi ha predisposto, invece, ricalcherebbe le norme del 2003 del Governo Berlusconi, cioè per intenderci quelle ispirate al principio del “rubate pure ma senza esagerare”.
L’unica differenza sarebbe la reintroduzione della perseguibilità d’ufficio del reato.
Ciò che ha del paradossale è che, in Senato, il Guardasigilli Andrea Orlando, per giustificare la scelta del Governo Renzi, abbia data prova di una straordinaria faccia tosta affermando che la norma recepisce, in sostanza, le istanze di Confindustria, CNA e Confartigianato, preoccupate del fatto che il falso in bilancio possa essere perseguito come reato senza concedere alcuna tolleranza agli imprenditori disonesti !
Insomma, è un po' come chiedere a Totò Riina, Bernardo Provenzano, Gaetano Badalamenti di collaborare a legiferare sui reati di mafia,  
A questo punto c’è da aspettarsi che prima o poi il Governo Renzi saprà dimostrarsi altrettanto tollerante ed indulgente anche verso altri reati quali, ad esempio, le rapine, i sequestri di persona, gli omicidi, l’usura, etc.
A proposito del falso in bilancio desidero concludere riportando, non per sentito dire ma per conoscenza diretta, il caso di una impresa commerciale campana.
In quell’azienda, che fatturava ogni anno tra i 50 ed i 60 milioni di euro, si faceva ricorso alle vendite in nero per un ammontare tra i 4 ed i 5 milioni di euro all’anno, ovviamente redigendo bilanci falsi con l’aiuto di scafati commercialisti.
In occasione delle verifiche fiscali, susseguitesi negli anni, sarebbe bastato raffrontare la contabilità ufficiale di magazzino con le reali esistenze dei materiali sugli scaffali per scoprire la palese falsità dei dati di bilancio.
Ma come si dice da quelle parti, pure i controllori tengono famiglia !
Così dopo anni ed anni di questo andazzo, quando l’imprenditore, ormai malandato in salute, ha ritenuto di aver accumulati capitali in abbondanza per vivere nell’agiatezza lui, la sua famiglia e le generazioni future, da un giorno all’altro decise di far fallire l’azienda mettendo sulla strada 250 dipendenti.
Senza dubbio quell’imprenditore ha esagerato, però mi domando se sia giusto che il Governo Renzi invece di incoraggiare gli imprenditori ad essere onesti si preoccupi di più di incentivarli perché truffino.

lunedì 9 febbraio 2015

Lo smemorato di Arcore

Si dice che invecchiando si torna un po’ bambini, capricciosi, dispettosi e con la voglia matta di fare tutto ciò che è vietato.
Se poi alla senilità si accompagna la caduta vertiginosa del raziocinio, allora si arriva a farneticare e straparlare, dicendo cose che spesso suscitano risolini di compatimento ma, a volte, crasse risate.
Ieri sera, ad esempio, nell’ascoltare il video messaggio di Berlusconi, mandato in onda dalle televisioni Mediaset più volte come se fosse un spot pubblicitario, ammetto di aver provato un po’ di compassione per quel mio coetaneo invecchiato così male.
Ho però riso a crepapelle ascoltando alcuni passaggi di quel video che rivelavano una mente così corrosa dal tempo e dagli stravizi da vaneggiare fino a negare la realtà dei fatti.
Per esempio, nel suo farneticare Berlusconi ha detto: “per come si sta delineando la nuova legge elettorale, con una sola Camera eletta dal popolo, avvertiamo il rischio che vengano meno le condizioni indispensabili per una vera democrazia e che ci si possa avviare verso una deriva autoritaria”.
Possibile che in lui la smemorataggine senile sia così grave da non ricordare, a distanza di pochi giorni, che è con i voti di Forza Italia che è stata approvata la legge elettorale ?
Proprio quella legge che non solo farebbe venir meno “le condizioni indispensabili per una vera democrazia”, ma rischierebbe addirittura di “avviare verso una deriva autoritaria”.
Le cronache hanno riferito che sia stato Berlusconi ad ordinare ai parlamentari di Forza Italia di votare senza indugio la legge elettorale, tacitando anche i molti mal di pancia che tormentano il suo partito.
Oggi, però, lo smemorato di Arcore dimentica che i parlamentari di Forza Italia hanno votata anche la riforma che supera il bicameralismo perfetto, quella riforma, cioè, che prevede appunto “una sola Camera eletta dal popolo”.
Di fronte a prove così evidenti di insufficienza mentale ed etica, qualsiasi comunità procederebbe d’ufficio alla interdizione politica dell’individuo, per impedirgli di propagare menzogne avvelenate che, distorcendo la realtà, alimentino la disinformazione.
In Italia, invece, Berlusconi può dire ciò che di volta in volta gli fa più comodo senza che nessuno dei presenti osi contraddirlo.  
Ma per cogliere tutta la grettezza del rancore che Berlusconi dimostra nei confronti di Renzi è sufficiente soffermarsi su un altro passo del video messaggio.
Mi riferisco al passaggio in cui Berlusconi dice: “Avevamo creduto di poter fare insieme le riforme istituzionali e la legge elettorale e di avere un Presidente della Repubblica condiviso”.
Cosa vuol dire “avevamo creduto di poter fare insieme le riforme” quando è sotto gli occhi di tutti che le ha decise ed approvate insieme a Renzi ?
A meno che, pover’uomo, non voglia farci credere che solo oggi si è accorto all'improvviso di aver contribuito a riforme che potrebbero non solo far venir meno le “condizioni indispensabili per una vera democrazia”, ma addirittura contenere una  “deriva autoritaria”.
Allora, cosa è successo per scatenare tanto risentimento ?
Solo perché al Quirinale è stato eletto Sergio Mattarella, cioè un Capo dello Stato non “condiviso” da lui ?
Non è questa la sede per disquisire dell’autentico significato di “condivisione”, una parola che, nella accezione più attuale in uso ad esempio nei social network, vuol dire semplicemente portare alla conoscenza di altri un pensiero, un testo, una foto, un video, etc.
Resta il fatto che sembrano assolutamente incomprensibili questi capricci senili di Berlusconi anche tenendo presente che, nonostante la sua condizione di pregiudicato con espiazione della pena in corso, il neo Presidente della Repubblica gli ha spalancate le porte del Quirinale invitandolo alla cerimonia ufficiale di insediamento.
Non solo ma lo stesso Berlusconi si era affrettato a riconoscere le qualità morali e le competenze di Sergio Mattarella inviandogli un telegramma di felicitazioni e di auguri.
Perché, dunque, scatenare tanto casino fino a denunziare la rottura della “tresca del Nazareno” ?
Solo per la presunta non condivisione della scelta del Capo dello Stato ?
Il vero motivo, invece, potrebbe essere che Berlusconi si fosse illuso di cogliere, tra le pieghe della “tresca del Nazareno”, la possibilità di realizzare un suo inconfessato obiettivo.
L’obiettivo, cioè, di assicurarsi che al Colle salisse un Presidente della Repubblica che gli garantisse la concessione della grazia, come primo atto del suo mandato.
Ora, poiché è ragionevole pensare che Mattarella quell’atto di grazia non lo firmerà mai, il pregiudicato Berlusconi si sarà detto: ma se non posso ottenere la grazia che senso ha mantenere ancora in vita la “tresca del Nazareno” ?