martedì 10 maggio 2016

Una dozzina di “io non ci sto!”

Se nel suo modo perverso di governare il nostro  Paese, Matteo Renzi per “cambiamento” intende:
1.  fare carta straccia della Costituzione Italiana – Io non ci sto !
2.  perpetuare un Parlamento di individui nominati dai capibastone dei vari partiti, negando ai cittadini il diritto di eleggere i propri rappresentanti con il voto di preferenza – Io non ci sto !
3. convertire il Senato della Repubblica in un passatempo per amministratori  locali, nominati sempre dai partiti, ai quali riconoscere anche l’immunità – Io non ci sto !
4.  trasformare la democrazia in un regime dispotico per il combinato disposto di un Parlamento, eletto con l’Italicum, e di un Senato, castrato del potere legislativo, assemblee occupate entrambe da nominati dai capibastone – Io non ci sto !
5.  conferire il potere di governare il Paese ad un partito che potrebbe essere votato anche solo dal 15/20% del corpo elettorale – Io non ci sto !
6.  truffare piccoli e modesti risparmiatori ricorrendo a leggi architettate per mettere al riparo banchieri amici ed amici degli amici – Io non ci sto !
7.  dilapidare 10 miliardi per acquistare i primi cacciabombardieri F35,  invece di intervenire a sostegno delle decine di migliaia di esodati – Io non ci sto !
8.  scialacquare centinaia di milioni per appagare il suo infantile capriccio di andare a zonzo per il pianeta a bordo del mega aereo di Stato Airbus 340, mentre milioni di italiani vivono in stato di povertà – Io non ci sto !   
9.  cancellare  i diritti  legittimi  di cittadini pensionati, negando loro la perequazione delle pensioni maturate dopo una vita di lavoro e di sacrifici – Io non ci sto !
10.  ignorare che la casta, politica e non, goda di vergognosi privilegi che gravano sulle casse statali, e quindi sui cittadini contribuenti – Io non ci sto !
11.  permettere che parlamentari ed amministratori, condannati, inquisiti e processati restino al loro posto, mantenuti dallo Stato, e continuino a godere dei benefici del loro status – Io non ci sto !
12. consentire che, grazie alla prescrizione, corrotti e malfattori si sottraggano alla Giustizia ed evitino le patrie galere – Io non ci sto!

Questa prima dozzina, però, è comunque insufficiente a schematizzare il panorama dei perché “io non ci sto !”. 

domenica 1 maggio 2016

Etica ed ipocrisia del governo

Con lo schermo della consueta foglia di fico farcita di ipocrisia, da venerdì 29 aprile il gruppo parlamentare dei cosiddetti “verdiniani” è entrato concretamente nella maggioranza di governo.
Lo confermano le parole con cui ai cronisti è stato comunicato che d’ora in poi i “verdiniani” parteciperanno alle riunioni dei gruppi di maggioranza per esaminare proposte di legge ed emendamenti prima che questi vadano nelle aule parlamentari.
È così che il “fu rottamatore”, Matteo Renzi, capace solo a parole di manifestare la sua riprovazione per malaffare e corruzione, riconosce ad un condannato a due anni per concorso in corruzione, Denis Verdini, di mettere becco nelle proposte di legge prima ancora che il Parlamento le esamini e le voti.
Il primo effetto di questo oscenità, non meno turpe della “congiura del Nazareno”, sarà che la tanto sbandierata legge sull’allungamento dei tempi di prescrizione finirà nel mondezzaio.
Perché ?
Semplicemente perché il reato, commesso da Verdini e per il quale è stato condannato in primo grado, cadrà in prescrizione entro il mese di giugno, per cui i “verdiniani” renderanno impossibile che arrivi in Parlamento, per il voto, una legge già passata al vaglio della Commissione Giustizia del Senato, (NdR: legge che prevede il raddoppio dei termini prescrittivi per i reati di corruzione).
Infatti, se quella legge entrasse in vigore il neo socio della maggioranza, Denis Verdini, rischierebbe di vedersi confermata la condanna in secondo grado e, perché no, anche in Cassazione.
Non è marginale  che il senatore verdiniano Ciro Falanga, dopo aver definita la prescrizione “un cappio per il cittadino”, ha già dichiarato il dissenso del suo gruppo.
Nel suo farneticare il senatore Falanga ha affermato, tra l’altro, che un cittadino “non può rimanere dieci anni sulla graticola”.
Se non ci fosse da incazzarsi mi contorcerei dalle risate.
Il senatore Falanga, evidentemente, nel pronunciare quelle parole di certo non pensava, in cuor suo, al comune cittadino che, non avendo trasgredite le leggi, non ha nulla da temere, ma al malvivente consapevole di aver commesso un reato, che vivrebbe in ambascia,  “sulla graticola”, nel timore di essere pizzicato dalla Giustizia.
Poveri delinquenti, che pena mi fanno ! Rosolare sulla “graticola” come polli allo spiedo con l’angoscia che la Magistratura possa un giorno o l’altro scoprire i misfatti che hanno commessi e, forse, anche processarli.
Ma il senatore Falanga ha concluse le sue esternazioni mandando anche un avvertimento a Renzi : “Il governo Renzi rischierebbe se si riformasse la prescrizione ? Dipenderà da come si muove !”
Di fronte a questi fatti trovo sconcertante l’assordante silenzio e l’apparente apatia con cui il Capo dello Stato sembra assistere al reale rischio di un ulteriore degrado del livello etico sia della compagine che dell’azione di governo.
Mentre non mi sorprende affatto che i media di regime non abbiano commentato in prima pagina l’ingresso dei “verdiniani” nella maggioranza di governo.
Mi domando, invece, cosa oggi frulli nella testa di quei milioni di italiani che per anni hanno proclamata la loro indignazione per il fatto che Berlusconi, quando era al governo del Paese, frequentasse molti pregiudicati quali, ad esempio, Previti e Dell’Utri.
Si trattava solo di una indignazione faziosa e non provata ?    

giovedì 28 aprile 2016

Perché non vacanze premio per i corrotti ?

Dopo aver ascoltate le parole con le quali una parlamentare UDC spiegava alla intervistatrice perché i deputati di Area Popolare (NdR: aggregazione senza speranza di NCD ed UDC) sono contrari alla estensione dei termini di prescrizione per i reati di corruzione e per quelli commessi contro la Pubblica Amministrazione, non ho potuto fare a meno di pormi una domanda.
Forse che la motivazione vera, ovviamente inconfessabile, di NCD ed UDC sia la preoccupazione che, senza potersi giovare impunemente della corruzione o di azioni ai danni della Pubblica Amministrazione, molti di loro perderebbero l’interesse a fare politica ?
Pur con tutta la buona volontà, infatti, non riesco a vedere altra spiegazione al perché si alzino barricate a tutela, ad esempio, di corrotti e corruttori, di concussi e concussori.
Probabilmente sarò paranoico ma quei reati che NCD ed UDC vorrebbero patrocinare, proprio perché commessi ai danni della intera collettività, mi appaiono così abietti ed infami che meriterebbero di non essere mai e poi mai prescritti.
Sarà ma la prescrizione, con quei termini temporali che la politica manovra a suo piacimento, a me cittadino comune sembra un istituto giuridico perverso per almeno due motivi.
Innanzitutto perché il codice penale (NdR: Art. 157 e 158 cp) prevede che la prescrizione decorra dal momento in cui sia stato commesso il reato e non dal momento in cui il reato venga smascherato ed indagato.
Ora, prendiamo ad esempio il reato di corruzione.
Evidentemente, ne sono convinto, né il corruttore, né tantomeno il corrotto avranno interesse a rendere di pubblico dominio, con comunicati stampa e con interviste televisive, di aver commesso un atto corruttivo violando la legge.
Siccome, però, la prescrizione di un reato inizia a decorrere dal momento in cui lo si commette, se e quando la magistratura dovesse averne notizia ed iniziasse ad indagarlo, sarebbe già trascorso del tempo e, di conseguenza, i termini prescrittivi sarebbero in parte decorsi con la conseguenza che la prescrizione dell’illecito sarebbe più vicina.
Da cittadino, ignorante ma incazzato, mi domando perciò: perché mai il legislatore, visto che non la si vuole cancellare per sempre dal codice, non dispone che la prescrizione decorra solo dal giorno in cui il reato fosse scoperto ?
Capisco che in tal caso molti scranni in Parlamento e nei Consigli regionali e comunali non avrebbero più occupanti, ma almeno…
Anche perché, e vengo al secondo motivo per cui ritengo perverso l’istituto della prescrizione, il decorrere dei termini prescrittivi non si ferma neppure dopo che è iniziato l’iter processuale.
Per cui è gioco facile per gli avvocati della difesa appigliarsi ad ogni stratagemma e malizia per tirare alla lunga i processi e far sì che il reato diventi prescritto prima ancora che si arrivi a sentenza.
Ora, la proposta di legge che da tempo giace in Parlamento e sulla quale c’è, ohibò, il disaccordo di NCD ed UDC, non rimuove lo sciagurato principio di decorrenza della prescrittività, ma si limiterebbe a prolungare di due anni i termini della prescrizione, dopo la sentenza di primo grado, e di un ulteriore anno dopo la sentenza di appello.
Insomma, siamo alle solite.
Anche in questo caso, cioè, la nostra classe politica ha intenzione di prendere per i fondelli i cittadini con una legge che, di fatto, combatterebbe il cancro della ruberia con un decotto di fregnacce, al solo scopo di lasciare impuniti corrotti, corruttori e disonesti di ogni specie e colore politico.

martedì 26 aprile 2016

Quante code di paglia !

Del berlusconismo sta scopiazzando tutto, l’arroganza e la sfrontatezza, l’impostura e la ciarlataneria, la megalomania e la spocchia, la falsità  e la strafottenza, l’insolenza e la sopraffazione.
Insomma, il personaggio Renzi si muove, agisce e parla come il clone di Silvio Berlusconi.
Affinché, però, la clonazione risultasse perfetta gli mancava solo di inserire, in uno dei suoi sproloqui, una affermazione ad esempio come questa: “il Paese ha conosciuto negli ultimi 25 anni pagine di autentica barbarie legate al giustizialismo”.
Immagino che Berlusconi, nel suo dorato confino politico, si sia messo a saltare di gioia constatando come la clonazione fosse finalmente compiuta.
Parole, quelle pronunciate da Renzi, che per anni erano riecheggiate, come un mantra, da parte di Berlusconi e dei suoi galoppini.
Non bisognava essere chiaroveggenti per prevedere che come quelle di Berlusconi anche le parole di Renzi avrebbero ottenuto il plauso dei molti furfanti in circolazione, ma la disapprovazione di chi auspicherebbe, invece, la moralizzazione della vita politica.
Insomma, un vespaio sul quale è piovuta, non per caso, l’intervista che Piercamillo Davigo, neo presidente della Associazione Nazionale Magistrati, ha rilasciata al Corsera.
A Davigo, componente del pool di “mani pulite” agli inizi degli anni ‘90, l’intervistatore ha chiesto cosa sia cambiato oggi rispetto ai tempi di mani pulite.
La risposta di Davigo è stata semplice e chiara: “Non hanno smesso di rubare, hanno solo smesso di vergognarsi”.
Da cittadino comune, che riceve ogni giorno dai media la sua dose di novità sul malaffare imperante, mi domando che cosa mai il presidente dell’ANM abbia detto di così inedito, sconvolgente ed irrispettoso da provocare la reazione scomposta e generalizzata da parte della classe politica (NdR: con la sola eccezione dei pentastellati, o grillini che dir si voglia).
Si è trattato di reazioni così spropositate da indurmi a pensare che troppi politici  italiani abbiano la coda di paglia, punti sul vivo dalle parole di Davigo o perché già pizzicati dalla giustizia o perché timorosi di esserlo quanto prima.
Eppure non c’è politico, di destra, di centro, di sinistra, che a parole non condanni corrotti e corruttori, salvo poi ingegnarsi per trovare ogni mezzuccio che faciliti il malaffare.   
La verità è che la politica, da sempre, si dimostra troppo “timida”, per usare un eufemismo, nel promulgare leggi che contrastino la corruzione ed il malaffare.
Ecco perché appare come una intollerabile ipocrisia quella di Renzi quando grida ai quattro venti: “io rispetto i magistrati ed aspetto le sentenze”.
È ipocrisia dire “io aspetto le sentenze” quando sa bene che troppi processi non arrivano a sentenza perché castrati dai termini di prescrizione.
Termini di prescrizione  che la politica ha voluto sempre più ridotti proprio per evitare che i processi si concludessero con condanne per reati di ogni genere.
È un dato di fatto che ormai da mesi giacciono in Parlamento proposte di legge mirate a ripristinare tempi di prescrizioni che impediscano ai malfattori di farla franca, proposte che il governo Renzi continua ad ignorare, forse per evitare che amici ed amici degli amici finiscano in gattabuia.
Non solo ma è ipocrisia anche quando Renzi, solo per gettare fumo negli occhi degli italiani, ringhia per pungolare i magistrati a velocizzare i processi.
Lui sa benissimo, infatti, che da due anni il suo governo non fa nulla per dare attuazione a quel pacchetto di riforme, elaborato dalla task force guidata da Nicola Gratteri, che consentirebbe di abbattere tempi e costi dei processi penali.
Eppure era stato proprio Renzi, appena insediatosi a Palazzo Chigi, ad affidare a Nicola Gratteri l’incarico di elaborare quelle riforme.
Vuoi vedere che, leggendo le riforme proposte, Renzi sia trasalito perché attuandole avrebbe colpiti centri di potere a lui cari, rischiando di far finire in galera politici e colletti bianchi amici ? 

martedì 19 aprile 2016

L’illusione del quorum

Appena chiuse le urne si è data la stura alle elucubrazioni con cui analisti e commentatori politici si sono affrettati ad interpretare il mancato raggiungimento del quorum per il cosiddetto referendum delle trivelle.
Da un lato i filorenziani erano al settimo cielo per l’insuccesso del referendum, dall’altro, invece, i sostenitori del referendum si rallegravano perché oltre 15 milioni e mezzo di italiani si erano recati alle urne ed i “si”avevano superato l’85% dei voti espressi.
Insomma, come sempre ognuno dimostrava di avere di che rallegrarsi.
Troppo impegnati, però, a sputare sentenze nessun analista o commentatore ha saputo o voluto mettersi nei panni del comune uomo della strada per cercare i veri perché di quel risultato.
Ad esempio, il quesito referendario poneva un problema di sicuro critico, ma vissuto sulla loro pelle solo dalle popolazioni di alcune zone della fascia adriatica, e più in particolare da coloro che vivono il mare come una risorsa essenziale per la loro esistenza.
La maggior parte degli italiani, però, è portata a preoccuparsi e ad aver cura soprattutto del proprio orticello, dimostrandosi troppo spesso incurante delle difficoltà che affliggono gli orticelli dei vicini.
Per questo mi domando quale tormento possa aver generato, per esempio in un cittadino della Valle d’Aosta o dell’Alto Adige, il fatto che le trivelle inquinino il mare adriatico.
Ecco perché sono convinto che il quorum non si raggiungerebbe neppure qualora fosse promosso un referendum contro il via vai di transatlantici nel canal grande di Venezia o contro la TAV in Val di Susa.
Era facilmente prevedibile, perciò, che la maggioranza degli italiani disertasse le urne trattandosi di un problema che non toccava il loro orticello.
Non va neppure trascurato che i media di regime, ad iniziare dalle televisioni RAI, avevano meticolosamente oscurato il referendum, impedendo così ai cittadini di farsi una idea, se non altro, delle ragioni del si e del no.
Ma sull’astensionismo ha sicuramente pesato l’azione ricorrente di terrorismo disoccupazionista, messa in atto da Matteo Renzi e dai suoi galoppini, sparando la menzogna che, se avesse vinto il si, dal giorno dopo 11.000 ingegneri, tecnici ed operai, impiegati sulle piattaforme, si sarebbero trovati sul lastrico e senza lavoro.
Una menzogna monumentale perché era chiaro che qualora avesse vinto il si le piattaforme avrebbero continuato ad essere operative per l’intera durata delle concessioni in essere, per cui ingegneri, tecnici ed operai sarebbero rimasti al loro posto di lavoro.
Menzogna che Renzi ha avuta la faccia tosta di riproporre anche nella conferenza stampa di domenica, dopo la chiusura delle urne, affermando che l’eventuale vittoria dei si “avrebbe portato a 11.000 licenziamenti”.
Oddio, è vero che non è questa la prima menzogna di cui si sono serviti Renzi ed i suoi galoppini per turlupinare gli italiani, però è inspiegabile che nessuno dei molti cronisti presenti alla pletora di conferenze stampa ed interviste, rilasciate dalla gente renziana, abbia smascherata questa fandonia.
Eppure bastava leggere il quesito referendario per rendersene conto !
Comunque, nella storia della Repubblica è stato ancora una volta il mancato superamento del quorum a trasformare un referendum in un buco nell’acqua.
Mi domando, perciò: perché non prevedere un quorum anche per le consultazioni che conferiscono a qualcuno il potere di governare il Paese, le Regioni, i Comuni ?
Ad esempio, con la crescita dell’astensionismo registrata negli anni e con una legge elettorale come l’Italicum, è accettabile che arrivi a Palazzo Chigi,  magari dopo il ballottaggio, qualcuno che sia stato votato solo dal 15 / 20 % del corpo elettorale, cioè da meno dei 15.806.788 che hanno votato il referendum ?