domenica 12 febbraio 2017

Matteo Renzi ed i vasi di Pandora

Secondo indiscrezioni di stampa il premier Gentiloni ed il ministro Padoan si sarebbero indispettiti, per usare un eufemismo, nell’apprendere che 37 parlamentari, di provata fede renziana, avevano sottoscritta una mozione per invitare il governo a non mettere mano alle accise su carburanti e tabacchi.
Per evitare, infatti, che l’UE metta in atto la minaccia di avviare la procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, il governo si sta scervellando per trovare quei 3,4 miliardi necessari per attuare la manovra correttiva richiesta dai commissari europei.
Il problema è sorto, di fatto, perché l’eredità fallimentare dei mille giorni del governo Renzi non è solo riconducibile ai rovinosi smacchi subiti da tutte le pseudo riforme volute dal ducetto di Rignano, ma ha lasciata una precarietà dei conti pubblici tale da non sfuggire né ai controlli della UE né alla attenzione dei mercati finanziari.
Il primo effetto, ad esempio, è stato il balzo dello spread a 200 con il conseguente aumento dei tassi che l’Italia dovrà pagare ai sottoscrittori delle prossime emissioni di titoli.
Temo, ahinoi, che solo nei prossimi mesi, poco a poco, noi italiani ci renderemo conto di quanto amaro sarà il boccone che dovremo trangugiare per effetto delle molte decine di miliardi che Matteo Renzi ha dilapidate oltre che in mancette elettorali anche per compiacere industriali, banchieri e compari di ogni genere.
Purtroppo, però, lo sperpero di denaro pubblico non sembra terminato con la partenza di Renzi da Palazzo Chigi.
In questi giorni, ad esempio, il ministro allo sport Luca Lotti, renziano della prima ora, sta facendo ogni acrobazia possibile per far sì che il Parlamento approvi il finanziamento di 97 milioni alla Ryder Cup di Golf che dovrebbe svolgersi a Roma nel 2022.
Insomma, ancora un tentativo di sperperare denaro pubblico per compiacere l’amico Giovanni Malagò ed i 90.000 praticanti di questo sport in Italia (NdR: … proprio mentre ISTAT rende noto che nel 2016 un ulteriore mezzo milione di persone  si è aggiunto ai già molti milioni di poveri che campano indecorosamente in Italia).
Ma torniamo alla mozione che ha infastiditi Gentiloni e Padoan.
Ho il sospetto che quei 37 soldatini delle truppe rignanesi abbiano sottoscritta quella mozione solo per ordine ricevuto dal loro ducetto, senza neppure rendersi conto che solo loro sarebbero apparsi come degli scellerati, disposti cioè a fottersene dei molti guai che si abbatterebbero sul nostro Paese qualora l’UE avviasse la procedura di infrazione.
Un sospetto che, poche ore dopo, è stato avvalorato da due circostanze.
La telefonata, che Renzi avrebbe fatta a Padoan per intimargli di non aumentare le accise su carburanti e tabacchi per rispondere al diktat della UE, e la sfrontata intenzione di mettere in imbarazzo lo stesso Padoan invitandolo alla direzione PD che, verosimilmente, lunedì prossimo avallerà la mozione sottoscritta dai 37 soldatini.
Come non porsi, a questo punto, qualche domanda.
1.      Vuoi vedere che Renzi, conscio di aver devastati i conti pubblici a tal punto da rendere inevitabile la procedura di infrazione della UE, abbia deciso di lasciare Palazzo Chigi per mettere negli impicci Gentiloni ? (NdR: dopo la congiura ordita contro Enrico Letta non mi sorprenderei di un altro sgambetto ad un compagno di partito!)
2.      Essere rimasto abbarbicato alla segreteria PD, sconfessando l’impegno di lasciare la politica se fosse stato sconfitto al referendum del 4 dicembre, è servito a Renzi forse anche per imporre a Mattarella e Gentiloni i suoi ministri fedelissimi per controllare in questo modo che non fossero scoperchiati i vasi di Pandora lasciati agli italiani dal suo governo ?
3.     Infine, la cocciutaggine con cui Renzi insiste per elezioni anticipate non nasconderà, per caso, la paura che, quando saranno scoperchiati via via questi vasi di Pandora, gli italiani si potrebbero rendere conto di quanto disastrosi siano stati per il Paese i suoi 1000 giorni a Palazzo Chigi ?  

venerdì 10 febbraio 2017

L’informazione davvero fa schifo ?

Tra qualche settimana l’organizzazione non governativa RSF (NdR: Reporters sans Frontieres ha ricevuto nel 2005 dal Parlamento Europeo il premio Sakharov “per la libertà di pensiero”) pubblicherà l’annuale classifica con la quale viene valutata la libertà di stampa in 180 Paesi.
Nella classifica resa pubblica nell’aprile 2016 l’Italia figurava in terza fascia al 77° posto, preceduta perfino da Armenia, Nicaragua, Moldova, Burkina Faso e Botswana.
Non solo ma rispetto al 2015 il nostro Paese arretrava di ben quattro posizioni.
Nelle prime 10 posizioni figuravano, nell’ordine, Finlandia, Olanda, Norvegia, Danimarca, Nuova Zelanda, Costarica, Svizzera, Svezia, Irlanda e Giamaica.
Seguendo da molti anni i media nazionali mi sono fatto l’idea che, nel nostro Paese, il degrado progressivo della informazione sia provocato dal travaso di addetti ai lavori dalla categoria “giornalisti liberi” a quella di “giornalisti in cerca di padrone” con l’aspirazione a finire in “giornalisti con padrone” con modi di agire conseguenti.
Quindi non c’è da stupirsi se, giorni fa, qualcuno ha osato dire che l’informazione italiana “fa schifo” provocando la veemente reazione di molti addetti ai lavori.
Tra costoro c’era anche il giornalista del servizio pubblico RAI, Maurizio Mannoni, che su RAI 3 conduce, dal lunedì al venerdì, il programma di informazione “Linea Notte”.
Orbene, il sig. Mannoni da molte settimane ha scelta come sua priorità quella di dedicare il 40/50% della trasmissione a commentare criticamente le traversie della giunta capitolina del M5S, trascurando così di informare i telespettatori su accadimenti di certo non meno significativi ed importanti.
Prendiamo, ad esempio, “Linea Notte” che è andata in onda ieri sera 8 febbraio 2016.
Come da copione i primi 20/25 minuti della trasmissione sono stati riservati al coinvolgimento degli ospiti in studio nel commentare le quotidiane vicissitudini del sindaco Virginia Raggi e dei suoi assessori.
Peccato che il sig. Mannoni abbia omesso di informare i telespettatori su altri fatti del giorno.
Ad esempio non ha fatto alcun cenno che, nella stessa giornata di ieri:
1.      il Presidente del Senato avesse dichiarato inammissibile nel decreto “Salva-banche” il finanziamento pubblico di 97 milioni, voluto dal ministro renziano Luca Lotti, a favore della Ryder Cup di Golf che dovrebbe svolgersi a Roma nel 2022.
2.      L’ex amministratore delegato ENI, Claudio Descalzi, sia stato rinviato a giudizio con l’accusa di corruzione internazionale per aver versato maxi tangenti al governo nigeriano in cambio dello sfruttamento di un giacimento petrolifero.
3.      La Procura di Napoli abbia ascoltata, come persona informata, la on. Valeria Valente del Partito Democratico per lo scandalo Listopoli, relativo a quei “candidati a loro insaputa”, 9 finora accertati, inseriti nelle liste PD per le comunali 2016.
4.      Il Tribunale di Milano abbia condannato a 13 anni e mezzo di reclusione l’ex assessore regionale Domenico Zambetti, di Forza Italia, con l’accusa di aver comprato 4.000 voti dalla ‘ndrangheta in occasione delle regionali 2010.
5.      Proseguendo le indagini CONSIP per corruzione, le Fiamme Gialle abbiano trovato in una discarica il diario autografo delle tangenti pagate.
Il sig. Maurizio Mannoni ha ritenuto che i telespettatori di “Linea Notte” non dovessero essere informati di queste notizie.
Ora, se il sig. Mannoni fosse un conduttore della TV Pinocchietto, il suo comportamento potrebbe apparire meno grave.
Purtroppo, però, il sig. Maurizio Mannoni è lautamente retribuito dalla RAI per assicurare ai telespettatori una informazione completa, con correttezza e professionalità, come esigerebbe un servizio pubblico.
Non c’è quindi da sorprendersi se in base a linee editoriali di questo tipo la classifica REF releghi al 77° posto il sistema informativo del nostro Paese.

martedì 17 gennaio 2017

Que reste-t-il de ces 1000 jours ?

Spero che Charles Trenet mi perdonerà se oso scopiazzare, e male, i  meravigliosi versi di quella dolce melodia che lui scrisse e musicò nel 1942: “Que rest-t-il de nos amours ?”.
In queste ore, però, quando ripenso a ciò che è rimasto agli italiani dei 1000 giorni trascorsi da Matteo Renzi al governo del nostro Paese, riecheggia in me quella stessa tormentosa domanda che Charles Trenet si poneva su ricordi sicuramente più coinvolgenti ed appassionanti.
“Que reste-t-il ?”, ad esempio, se lo stanno chiedendo in questi giorni, sommersi dalla neve ed assiderati dal freddo polare, le vittime del terremoto che in agosto ha devastato il centro Italia.
Infatti, nel post-terremoto l’allora premier Renzi, esibendosi in passerelle-show tra Amatrice ed Accumoli, aveva rassicurati i terremotati impegnandosi a mettere a loro disposizione prima di Natale centinaia di confortevoli casette di legno.
Con cinismo mentiva sapendo di mentire perché i tecnici gli avevano già ribadito che non sarebbe stato possibile montare le casette prima della primavera 2017.
Ma questa è solo una delle tante cialtronate che con spudorata faccia tosta Renzi ha propinate agli italiani nei suoi 1000 giorni a Palazzo Chigi.
Oltre alla prodigalità di fandonie, però, quei 1000 giorni a Palazzo Chigi hanno rivelata la fallimentare inconcludenza di un governo che ha lasciati irrisolti, dietro di sé, problemi quali: conti pubblici a rischio della procedura europea di infrazione, disoccupazione giovanile incontenibile, povertà dilagante, situazione rovinosa del Monte dei Paschi, sistema creditizio traballante, debito pubblico fuori controllo, etc. etc.
Sono convinto, però, che i fallimenti più clamorosi siano stati causati dalla ottusità nell’inseguire false priorità che, una dopo l’altra, stanno franando come castelli di sabbia.
“Que reste-t-il ?”, per esempio, della legge elettorale, l’Italicum, che ha impegnato per mesi il Parlamento ?
Una legge nata già morta non solo perché in odore di anticostituzionalità, ma perché concepita per eleggere solo la Camera dei deputati quando ancora era incerto se il Senato elettivo sarebbe stato cancellato.
Per questo trovo sconcertante che il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, non abbia manifestata alcuna riserva all’atto di promulgare, con la sua firma, l’Italicum il 6 maggio 2015, mentre oggi consideri invece “inconcepibile indire elezioni” senza disporre di una legge elettorale omogenea per Camera e Senato.
Mi domando: perché, allora, promulgò una legge elettorale valida solo per la Camera dei deputati ?
“Que reste-t-il ?”, oggi, di quella mostruosa riforma costituzionale sulla quale Renzi & Co. avevano detto di giocarsi i loro destini politici, fragorosamente bocciata da oltre 19 milioni di elettori con il referendum del 4 dicembre 2016 ?
Mi domando, perciò, cosa ci facciano ancora sulla scena politica Renzi & Co. dopo la batosta referendaria.
Ma soprattutto mi domando: quante iniziative più urgenti ed utili per il Paese avrebbero potuto essere adottate da governo e Parlamento nell’anno e più  scialacquato nel discutere, approvare e poi propagandare questa riforma miseramente defunta nelle urne referendarie ?
“Que reste-t-il ?”, al momento, della magnificata riforma Madia della Pubblica Amministrazione, altro fiore all’occhiello del governo Renzi, oggi ferma al palo dopo che la Consulta ha giudicati incostituzionali 4 dei suoi 11 decreti attuativi?
“Que reste-t-il ?”, ancora, di quella che era stata esaltata come la miracolosa riforma per rilanciare l’occupazione e normalizzare il mercato del lavoro ?
Mi riferisco ai provvedimenti legislativi, meglio noti come “Jobs Act”, sui quali pende la spada di Damocle delle due proposte di referendum approvate dalla Consulta, ma che al tempo stesso vede impegnato pancia a terra il governo Gentiloni per correggere in fretta i disastrosi effetti del “Jobs Act” nel diffondere il precariato.
“Que reste-t-il ?”, infine, dei molti provvedimenti annunciati per eliminare le Province, sopprimere il CNEL, ridurre i costi della politica, mettere mano alle pensioni d’oro, aumentare la prescrizione per i reati di corruzione, combattere gli sprechi nella PA, etc. etc. etc. ?
Insomma, 1000 giorni fallimentari che, anche se infiocchettati con fandonie e tronfie promesse cialtronesche, lasciano l’amaro in bocca agli italiani, soprattutto a quanti avevano creduto nel ducetto di Rignano.
C’è una cosa, però, che purtroppo resta ancora per ricordarci quei nefandi 1000 giorni.
Ed è la compagine del governo Gentiloni che, con l’approvazione del Capo dello Stato, resta tuttora farcita con gli stessi ministri e sottosegretari che hanno condivisa la scellerata conduzione del governo Renzi, e questo, mi sembra davvero uno schiaffo a milioni di italiani.