Costituzione Italiana Art. 21: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione"
venerdì 15 luglio 2016
Vittime di un sistema ?
Oramai sembrerebbe non fare più notizia, però anche in
questi giorni i Carabinieri hanno scoperti e denunziati 23 dipendenti del
Comune di Boscotrecase, in provincia di Napoli, che si comportavano da “furbetti del cartellino” o
strisciando il badge per poi uscire e dedicarsi a faccende private, oppure strisciando
i badge di loro colleghi, così presi dai loro affari da non avere neppure il
tempo di passare in ufficio per simulare la presenza.
L’inchiesta coinvolge 30 dei 100 dipendenti del Comune.
Da mesi i casi di
“furbetti del cartellino” emergono a decine e centinaia, da Nord a Sud, mettendo
in evidenza quanto sia diffusa, nella
Pubblica Amministrazione, la marcescente consuetudine di truffare le istituzioni
fingendosi presente sul posto di lavoro.
Sarà pur vero che sarebbe avventato fare di ogni erba un
fascio, però che questi comportamenti fraudolenti siano stati scoperti qua e là
e che si abbia notizia unicamente di coloro colti sul fatto dalle operazioni, inevitabilmente
solo casuali, dei militi dell’Arma, autorizzano a presumere che il marcio sia
ben più esteso di quello che ci raccontano le cronache.
Ritornando, però, al caso del Comune di Boscotrecase
trovo sconcertante che il sindaco, Pietro Carotenuto, non abbia saputo dire
altro che “…rischiamo di dover chiudere il Comune !”, di fronte alle prove che
il 30% dei dipendenti comunali truffava
la istituzione che lui rappresenta.
Secondo Carotenuto i provvedimenti disciplinari e
giudiziali che interesseranno i 30 dipendenti malfattori, non solo renderanno
inattivi gli uffici anagrafe, stato civile, politiche sociali ed ambiente, ma
colpiranno anche il comandante della polizia municipale, il capo della
ragioneria ed il vice segretario comunale.
Mi piacerebbe domandare al signor Sindaco: possibile che né lui
né i suoi più stretti collaboratori si
siano accorti di ciò che avveniva sotto i loro occhi ?
Perché non sono intervenuti prima che i Carabinieri smascherassero
i manigoldi ?
Non solo, ma come hanno operato fino ad oggi quegli uffici,
dei quali il sindaco paventa la chiusura, se già erano falcidiati dal truffaldino
assenteismo di dipendenti in tutt’altre faccende affaccendati ?
La verità è che nel caso di Boscotrecase, così come in
tutte le vicende che sono fino ad oggi venute a galla i “furbetti del
cartellino” hanno potuto fare i comodacci loro, truffando le istituzioni, con
la connivenza di dirigenti e funzionari che avrebbero dovuto gestire i loro collaboratori
ed esigere il rispetto delle regole più elementari.
Per questo riterrei giusto che i primi a pagare fossero
proprio quei dirigenti e funzionari che
hanno preferito voltarsi da un’altra parte e fingere di non vedere i
comportamenti fraudolenti che avvenivano sotto i loro occhi.
Una connivenza senza giustificazione alcuna !
Ma il succedersi di questi eventi disonesti suggerisce
anche altre amare considerazioni.
Alla disonestà di questi dipendenti pubblici deve essere imputata
la scarsa qualità e la lungaggine dei servizi cui il cittadino è costretto a sottostare
?
O forse,i casi di malcostume che continuano ad emergere sono
ininfluenti sui servizi al cittadino per la ridondanza degli organici della
pubblica amministrazione, gonfiati a dismisura per colpa del clientelismo, della
invadenza dei partiti politici, del voto di scambio, della cecità sindacale, etc.
etc. ?
Oppure, invece, come hanno confessato alcuni “furbetti”
pizzicati a Foggia: “Noi siamo vittime di un sistema consolidato. Se non timbri
per i colleghi assenti, in ufficio ti emarginano fino a toglierti il saluto.” ?
mercoledì 13 luglio 2016
Ancora pietà pelosa
Ho appena spente TV e radio, incazzato e con una sensazione incontenibile di
nausea.
Di fronte alla ennesima tragedia che nel barese, tra Andria
e Corato, ha colpiti i nostri concittadini seminando morti e feriti tra studenti
e lavoratori pendolari in viaggio su un treno locale, hanno fatto a gara a manifestare
la loro falsa afflizione i politici di ogni parte ad iniziare dal Capo dello
Stato e dal Presidente del Consiglio.
Con una impudenza senza uguali è iniziata la caccia alle
responsabilità come accade ogni volta che un tragico evento colpisce il nostro
Paese.
Maledettamente impudenti perché i primi veri responsabili
anche di questa sciagura sono proprio loro che non hanno fatto nulla, e
continuano a non fare nulla per affrontare e risolvere le miserevoli condizioni
in cui, ogni giorno, milioni di lavoratori e studenti sono costretti a viaggiare
per raggiungere i posti di lavoro o le aule.
E si tratta di responsabilità non di poco conto.
Infatti
coloro che millantano di governare il Paese non possono ignorare che dalla
Valle d’Aosta alla Sicilia i treni viaggino su una rete di 15.974 chilometri di
binari (NdR: Gestita da RFI)
il 55% dei quali, in particolare nelle regioni
del centro-sud, è utilizzato come binario unico per i due sensi di marcia, come
indica la tabella che segue.
Non solo, ma i nostri sedicenti governanti hanno la
diretta responsabilità del mancato completamento, entro il 2015, del raddoppio
della rete Bari - Barletta (NdR:
finanziato con fondi della UE),
vale a dire proprio la tratta sulla quale poche ore fa è avvenuto il tragico
frontale tra i due convogli che ha provocati 27 morti ed oltre 50 feriti.
Con l’ipocrisia che li contraddistingue, di fronte a decine
di vittime innocenti i nostri governanti penseranno, ancora una volta, di potersi
lavare la coscienza con qualche corona di fiori ed un funerale di Stato, mentre
delirano di come sperperare miliardi e miliardi per organizzare le Olimpiadi,
per costruire il ponte sullo Stretto, o per la TAV.
Purtroppo
la amara verità è che non è il miglioramento delle condizioni di vita degli
italiani lo scopo primario di chi ci governa, ma è la ricerca incessante del
come far arricchire gli amici e gli amici degli amici con opere faraoniche di
nessuna utilità pratica per la vita dei cittadini.
giovedì 16 giugno 2016
sabato 11 giugno 2016
Dopo il lanciafiamme … l’atomica
In questi giorni mi sembrano semplicemente patetiche le
reazioni di Bersani e Cuperlo, solo per citarne due, alla minaccia del
lanciafiamme che Renzi, questa volta in veste di segretario del PD, ha rivolta
ai suoi compagni di partito.
Non è certamente questa la prima, e di certo non sarà
l’ultima manifestazione di bullismo che Matteo Renzi esibisce tutte le volte
che si trova di fronte a difficoltà e responsabilità che è incapace di
affrontare e gestire con il confronto.
Eppure quei nobiluomini, rappresentanti della cosiddetta
minoranza DEM, fino ad oggi hanno sempre fatto finta di nulla, sottomettendosi
di continuo a votare anche provvedimenti insensati che facevano a pugni con la
loro fede politica e con i loro principi.
Alcuni, molto pochi a dire il vero, si sono ribellati ai
soprusi del segretario PD e, con risolutezza, hanno deciso di uscire da quel
partito che non riuscivano più a vivere come loro.
Bersani, Cuperlo, Speranza & company, invece, hanno
preferito continuare a subire ogni sopraffazione ed a prostituire il loro credo
per disciplina di partito, così almeno hanno sempre giustificata la loro
sottomissione.
La verità è che proprio sulla sottomissione degli inetti
i dispotismi sono riusciti sempre a costruire il loro potere.
Oggi, però, se i ballottaggi amministrativi dovessero
confermare la preannunciata batosta per il partito democratico, è prevedibile
che in direzione del PD si giungerà ad una inevitabile resa dei conti, con o
senza lanciafiamme.
La tracotante boria di Matteo Renzi non gli consentirà
mai di ammettere le sue indubbie responsabilità per i deludenti risultati del
partito di cui lui è il potente segretario.
Di certo non vorrà sentirsi responsabilizzare per
l’innaturale lingua in bocca con Denis Verdini che ha schifati ed indisposti
molti militanti, né per l’incomprensibile aiuto dato alle banche a scapito dei
piccoli risparmiatori, né per i troppi roboanti annunci trasformatisi in
bufale.
Non bisogna essere chiaroveggenti per immaginare che la
tattica renziana, perciò, sarà quella di addossare la colpa del tracollo PD
alla minoranza DEM.
Ed allora come si comporteranno i vari Bersani, Cuperlo,
Speranza & company ?
Metteranno ancora una volta la coda tra le gambe per
uscire dall’incontro becchi e bastonati, oppure dimostreranno un sussulto di
orgoglio e si ribelleranno uscendo dal partito ?
D’altra parte essendo minoranza nella direzione PD non hanno
alcuna speranza che una loro eventuale mozione di sfiducia nei confronti del
segretario possa essere approvata con il voto.
Già,
è tutto vero però a tormentarli permane un dubbio: se uscissero dal partito
quale sarebbe il loro futuro di parlamentari lautamente rimunerati?
Iscriviti a:
Post (Atom)





