domenica 4 novembre 2012

Dal “qualunquismo” al “grillismo”, corsi e ricorsi

 
Quello dei giorni nostri non è il primo periodo storico nel quale gli italiani si sono misurati con la voglia di ribellarsi contro il “sistema”, stremati o disgustati da coloro che detengono il potere.
Non è necessario risalire troppo indietro nei secoli per scoprire che, l’insofferenza e la ribellione verso il potere e chi lo impersona, sono stati sempre fattori costituenti del nostro DNA.
Anche se i “padri della patria” hanno tentato di ingentilire e nobilitare il momento unificatore dell’Italia, attribuendogli l’etichetta di “risorgimento”, pur sempre si è trattato di atti cruenti di ribellione a soprusi ed a ingiustizie.
Quest’osservazione rende ancora più incomprensibili lo stupore e lo sbigottimento con i quali la classe politica si ostina a non comprendere la dilagante affermazione del “grillismo”, il movimento che, oggi, interpreta l’intolleranza, degli italiani, per una politica arrogante, corrotta, disonesta, incapace di gestire gli interessi generali.
Eppure, già la prima repubblica, ai suoi esordi tra il 1945 ed il 1950, aveva dovuto fare i conti con un movimento, portatore di sentimenti di insofferenza molto radicati soprattutto nel sud Italia.
Il riferimento è al “Fronte dell’Uomo Qualunque”, movimento fondato da Guglielmo Giannini, che, al grido di “non rompete più le scatole”, ottenne l’elezione di 30 deputati già all’Assemblea Costituente.
Un movimento, il “qualunquismo”, contrassegnato da molti aspetti che, oggi, possiamo riconoscere anche nel modo di proporsi del M5S di Beppe Grillo.
Ad esempio, l’UQ si caratterizzava per l’opposizione intransigente ai partiti tradizionali di massa che, in quegli anni, erano ricomparsi sulla scena dopo la caduta del fascismo, la Democrazia Cristiana ed il Partito Comunista.  
Così come la pratica di aggredire gli avversari con un linguaggio irruente ed insolente.
Giannini, per esempio, apostrofò il segretario del Partito Comunista, Palmiro Togliatti, definendolo un “verme, farabutto e falsario”.
L’UQ, nei primi anni, rifiutò con fermezza ogni alleanza con i detestati partiti tradizionali, salvo, poi, in tempi successivi sondare la possibilità di accordarsi con la Democrazia Cristiana, con il MSI e perfino con lo stesso Partito Comunista di Palmiro Togliatti.
Il “qualunquismo” attraversò, come una meteora, la scena della prima repubblica, sia per l’atteggiamento sterile di contrapposizione a tutti ed a tutto, sia per l’impalpabilità della sua proposta politica.
Anche se le analogie del M5S, con l’UQ, sono molte, non c’è dubbio che il contesto presenta però una differenza sostanziale.
L’UQ, infatti, dovette scontrarsi con politici autorevoli e capaci, risoluti nella cura della “res publica”, mentre il M5S ha la fortuna di contrastare politici mediocri, troppo distratti dalla cura esclusiva dei propri meschini interessi e, soprattutto, detestati da gran parte degli italiani.

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