venerdì 6 dicembre 2013

Un altro obbrobrio … Onorevole

 
Ci voleva la Corte Costituzionale per aprire finalmente gli occhi degli italiani su un’altra delle mostruosità di cui si è macchiata la nostra classe politica.
Infatti, dichiarando incostituzionale la Legge Calderoli del 21 dicembre 2005, qualificata “porcellum” dal politologo Giovanni Sartori, la Consulta non ha fatto altro che confermare la dappocaggine della cricca politica che regge le sorti del nostro Paese.
Era stato lo stesso artefice del “porcellum”, Roberto Calderoli, a definirlo “una porcata” già pochi giorni dopo l’approvazione.
Fatto sta che, dopo otto anni, la Corte Costituzionale non ha fatto altro che confermare come, tra le molte scellerate nefandezze, di cui si è reso responsabile Silvio Berlusconi, ci siano anche quelle di aver:
  1. costretti gli italiani a votare, dal 2006 in poi, con una legge elettorale contraria ai principi della Carta Costituzionale;
  2. fatto sì che si succedessero a Palazzo Chigi, per otto anni, governi sostenuti da maggioranze truffaldine perché formate sulla base di premi di maggioranza incostituzionali;
  3. beffato il Paese, per otto anni, mettendolo alla mercé di Parlamenti e governi illegittimi;
  4. perpetrata, per otto anni, una truffa perversa, costringendo gli Italiani, a mantenere, a caro prezzo, parlamentari, ministri e sottosegretari di fatto abusivi;
  5. indotto anche Giorgio Napolitano ad insediarsi al Quirinale abusivamente perché eletto, per ben due volte, da Parlamenti illegittimi;
  6. consentito a tutti i partiti di arraffare dalle casse dello Stato, per otto anni, i denari dei contribuenti in base ai voti ottenuti con una legge elettorale incostituzionale.
Grazie al “porcellum” l’Italia è stata ridicolizzata, ancora una volta, agli occhi del mondo.
Era l’ottobre 2005, mancavano meno di sei mesi alle elezioni politiche del 2006 che, secondo i sondaggi, avrebbero tributata la sicura vittoria alla coalizione di centrosinistra guidata da Romano Prodi, “L’Ulivo”.
Non tollerando che il centrosinistra potesse vincere le elezioni, l’allora premier Silvio Berlusconi minacciò la crisi di governo se non fosse stata subito riformata la legge elettorale, ed al ministro per le riforme istituzionali, Roberto Calderoli, affidò il compito di escogitare una legge elettorale che impedisse a Prodi di ottenere un largo successo.
In fretta e furia Calderoli, assistito da consiglieri scellerati, presentò al Parlamento quella riforma elettorale che fu approvata con arroganza dai soli voti del centrodestra, e che ora è stata dichiarata incostituzionale dalla Consulta.
Eppure, che il “porcellum” non avrebbe superato il vaglio della Corte Costituzionale, ne erano convinti non solo eminenti costituzionalisti, ma anche i partiti e, soprattutto, l’opinione pubblica.
Già nel 2007, difatti, furono promossi dagli italiani tre referendum abrogativi per modificare il “porcellum”.
Referendum che sarebbero dovuti essere sottoposti al voto popolare nell’aprile 2008, sennonché, a bloccarli, intervennero le dimissioni del governo Prodi e lo scioglimento anticipato delle Camere.
Tutti i partiti, nessuno escluso, hanno sproloquiato in questi anni per impegnarsi a riformare il “porcellum” ma, nonostante i reiterati inviti e richiami del Capo dello Stato, l’ostinazione, degli uni e degli altri, ha fatto prevalere i meschini interessi di parte, così alla fine ha dovuto intervenire la Consulta.
Ancora una volta la politica si è fatta mortificare e mettere in scacco dalla magistratura costituzionale.
Ora, non appena la Consulta renderà note le motivazioni, il “porcellum” di fatto decadrà, e gli elettori potrebbero tornare a votare con la vecchia legge elettorale, il cosiddetto “mattarellum”, a meno che …
A meno che i partiti, percorsi da un sussulto di decenza (improbabile !!!) si impegnino, di buzzo buono, per accordarsi su una nuova legge che restituisca all’elettore il diritto di scegliere il proprio rappresentante, corregga l’obbrobrio del premio di maggioranza, ed assicuri la governabilità del Paese.
Già, potrebbe sembrare facile, ma in realtà lo scenario politico è così precario da non garantire che il Governo Letta possa durare il tempo necessario perché questo illegittimo Parlamento approvi una eventuale nuova legge elettorale.
Altro che Repubblica delle Banane !

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